L'orso – La provincia EP

L'orso - La provincia EPPaul Verlaine scrisse in una delle sue poesie: ”Sono passati giorni angosciosi, quando ero triste fino al pianto. Anima mia, ancora un poco, non stare a contare gli istanti”. Non ho assolutamente associato L’orso a Verlaine, ma per chi ha ascoltato attentamente “La provincia”, forse si ritroverà in queste parole.

L’attesa spesso è piacevole, se sappiamo che oltre questa c’è qualcuno che si emoziona assieme a noi. In questo EP c’è attesa, c’è emozione, c’è voglia di urlare. Si avverte una profonda nostalgia, una forte voglia di evasione, un’esplicita sofferenza camuffata da trombe e chitarre incalzanti.

L’orso probabilmente ha abbandonato i punti interrogativi e ha lasciato spazio alle esclamazioni. “La provincia” è un’esclamazione, è un EP che racconta dell’amore ”moderno”, delle paure post adolescenziali, del lavoro e delle relazioni complicate. L’amore è difficile, e quando ci sono milioni di chilometri che dividono il poeta dalla sua fonte d’ispirazione, ecco il risultato.  Forse, però, non è del tutto cosi. Forse questi testi nascono anche dall’esigenza e dalla voglia di far capire cosa vuol dire ”avere vent’anni”, cosa si prova a vivere un po’ nell’illusione che qualcosa cambi e migliori, cosa significa preferire gli sguardi di una lei alle crisi mondiali o aspettare che il tempo passi senza fare male.

Baci dalla provincia apre l’EP e i riferimenti al lavoro precedente sono evidenti. È inutile star qui a lamentarsi o a dire che il genere resta sempre lo stesso e che i gruppi non riescono a evolversi. Qualcuno ha mai pensato che, probabilmente, la scelta musicale sia voluta e pensata a tavolino? Forse L’orso ha seguito l’istinto, forse no. Ma personalmente apprezzo i riferimenti e credo che sia giusto che ci siano. Se da un lato Baci dalla provincia fa da collante con l’EP precedente, Quanto lontano abiti se ne distacca totalmente. È il brano che rompe gli equilibri e lascia dietro di sé sonorità assolutamente differenti rispetto all’intero EP. È fresco, spontaneo: questo lo rende bello. Avere vent’anni è la quarta traccia e, personalmente parlando, la più deliziosa. Credo sinceramente che sia una piccola poesia, un lanciarsi verso una scrittura nuova, uno sforzo verso l’alto riuscito benissimo. Forti riferimenti alla poesia quotidiana si trovano anche nel brano E Goethe, piccolo ma efficace. E poi c’è sempre una sorpresa, un brano che ti fa venir la voglia di correre e andar lontano, ciò che arriva lentamente come la pioggia: Invitami per un tè. Penso che la voce sia assolutamente un punto forte: è sincera, sciolta, se ne frega di tutto e tutti, ed è bellissima così com’è. Non sarebbe L’orso, altrimenti.

Nel complesso potrei definire il tutto ”emozionante”, le sfumature si colgono facilmente e l’aver inserito altri componenti non ha fatto altro che migliorare di gran lunga il progetto.

Spero che L’orso non perda mai la voglia di scrivere e di emozionarsi.

Ilaria Caffio per Mag-Music

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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