"Nilo", il nuovo album dei Chewingum

I Chewingum sono in tre, con nomi bizzarri come Ragazzo Italiano, Carta e Mr. Non, hanno uno studio personale a Senigallia che si chiama Uruguay Supersound e il loro unico scopo prima di registrare il secondo album era quello di “ricercare una specie di iPod frullato sonoro che miscela pop, hip hop, funky, reggae, wave, samba e punk; il suono dell’Uruguay”, un punto di partenza intelligente per giocare con la musica, senza barriere e distinzioni, ma mantenendo sempre e comunque un filo conduttore personale. E poi, ce lo ricordano anche loro, l’importante sono le canzoni, al di là di tutte le definizioni che è possibile appiccicare – come una gomma da masticare, appunto – al suono che contraddistingue le undici tracce che compongono Nilo. La loro abilità nell’inventare melodie pop, mischiate con moltissimo altro, era già emersa dopo la pubblicazione dell’esordio, “La seconda cosa da andare” (Tafuzzy Records & Marinaio Gaio, 2008), e con l’EP in download “Il disco si posò” (2010), oltre che con la lunga serie di date che li ha visti impegnati in Italia e all’estero. E che li vedrà ripartire dopo il 29 febbraio, data di pubblicazione di Nilo per Garrincha Dischi. Nel corso della gestazione del disco, i Chewingum hanno incontrato anche musicisti e anime affini che hanno contribuito in maniera importante al risultato finale: Maria Antonietta ha cantato in Oregon ghiacciai, Latootal (fondatore degli storici Uomini di Mare assieme al concittadino Fabri Fibra) ha mostrato la sua abilità in fase di sampling su Il neorealismo del lunedì, Marco (Dadamatto) si è inventato soulman per Atlantic City. Matteo Sideri e Paolo Berluti, infine, hanno suonato batteria e organo Hammond qua e là, per impreziosire una visione d’insieme che – per fortuna – è davvero difficile inquadrare in maniera compiuta. Nilo è piuttosto spiazzante anche dopo ripetuti ascolti, passa agevolmente da ricordi sbiaditi di post punk inglese alla Young Marble Giants (L’alba di Roma est) al reggae stralunato e inquietante di Svastiche, dall’incredibile I-Love, impossibile mix tra Pasolini – il suo “Comizi d’amore” è saccheggiato a dovere – ed elettronica povera – uno degli apici dell’intero lavoro – alle suggestioni brasileire di Sambamara. E poi c’è l’elettropop di Los Banditos, con un testo scippato direttamente dalle pagine de Il Sole 24Ore che scivola via su una base che sa di Gorillaz. Sono proprio la musica e le liriche a permettere ai Chewingum di fare rotta verso destinazioni esotiche senza muoversi da Senigallia, tra viaggi reali e immaginati alla ricerca di se stessi, ma sempre con il sorriso in volto e una speranza per il futuro. Parole e musica sono racchiuse in una confezione importante tanto quanto il suo contenuto, opera del pittore Giacomo Giovannetti: un collage il cui fulcro sta ne “L’uomo operato” in copertina e da cui nasce questo viaggio fantasmagorico lungo il fiume più lungo del mondo, oltre 6.500 km per arrivare sino al Mar Mediterraneo. Pop, hip hop, funky, reggae, wave, samba e punk del Delta. È più semplice di quanto si creda…

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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