Bce: si al quantitative easing ma i rischi non sono condivisi

Se da una parte i mercati finanziari (in primis i mercati azionari e il forex) non potevano non festeggiare l’annuncio di un quantitative easing da 60 miliardi di euro al mese, dall’altro l’entusiasmo si è ben presto raffreddato per via di alcuni aspetti che potrebbero incidere in maniera determinante.

Bce, Mario Draghi pronto anche a misure alternative e coraggiose

Stando alle parole di Draghi, infatti, i rischi saranno condivisi solo al 20%, mentre il restante 80% sarà a carico delle banche centrali e ognuno farà per se. Questo sottolinea una mancanza di unità politica all’interno dei paesi dell’area euro. Hanno vinto le pressioni tedesche con Berlino che è riuscita perlomeno ad evitare che i rischi legati all’acquisto di titoli venisse condiviso tra tutti i paesi. Al momento, salvo stravolgimenti, ogni banca centrale dovrà garantire per l’80% con le proprie riserve.

Ha vinto la linea tedesca? Difficile dire se si possa trattare davvero di una vittoria oppure si tratti di una sconfitta dell’intera unione monetaria. Come sottolineato dai responsabili di ilcorsivoquotidiano.net questo aspetto potrebbe non essere determinante ma, sta di fatto, che condividere il rischio del quantitative easing tra tutti i paesi aderenti all’euro avrebbe creato uno scudo decisamente più efficace.

Sui mercati finanziari, intanto, sembra che ancora vi sia un discreto ottimismo anche se i bollenti spiriti della giornata di giovedì si sono andati raffreddando. Comunque segnaliamo l’ottimo risultato dei nostri titoli di stato con scadenza a 10 anni che fanno registrare un altro minimo storico e, sul mercato forex, l’andamento dell’euro che prosegue, inarrestato, la sua corsa verso la parità con il dollaro.

Al momento siamo in zona 1,12. La parità è li ad un passo e dire che fino a 5 o 6 mesi fa parlare di un euro così debole sarebbe stato talmente assurdo. Ovviamente questo dato non va sottovalutato. Un euro debole significano maggiori esportazioni e una maggiore competizione a livello internazionale. Inoltre avere una moneta così svalutata rende più competitive, all’estero, le nostre aziende livellando il livello dei salari.

Insomma per il momento l’intento della BCE di Mario Draghi è stato centrato: indebolire la moneta unica, tenere sotto controllo i titoli di stato dei paesi membri e contenere il rischio di una deflazione ridando competitività alle singole economie nazionali. Quello che ci domandiamo è: sarà sufficiente questo quantitative easing per poter proseguire su questi binari? Cosa succederà a fine mese con la Grecia che si è detta pronta a non restituire il debito perchè impossibilitata finanziariamente?

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