Momo, cantautrice e artista in scena al Teatro Bellini: la nostra intervista

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Momo – Foto di Luca Brunetti

Momo, vero nome Simona Cipollone, conosciuta dal grande pubblico al Dopofestival del 2007 grazie a Piero Chiambretti, con la sua canzone surreale e ironica, Fondanela. Qui di seguito l’intervista realizzata a Momo in occasione della sua prima volta al Teatro Bellini di Napoli nel 2011 con questo spettacolo, Dignità autonome di prostituzione di Luciano Melchionna dal format di Betta Cianchini e Luciano Melchionna, che va in scena da 8 anni, eppure: sempre diverso, sempre unico.

Parliamo del tuo personaggio in DAdP?
Dal 2008 interpreto, in questo spettacolo, La Povera Pazza, un monologo scritto da Luciano Melchionna. Un pezzo molto leggero e bello, fatto cuore a cuore con le persone, perché i pazzi dicono le verità.

Come hai conosciuto Luciano Melchionna?
Conosco Luciano da circa vent’anni, ci siamo rincontrati perché un giorno lo chiamai per dirgli che avevo scritto una canzone giusta per il suo il film, Ce n’è per tutti. Ma lui non solo inserì il mio pezzo nel film, ma mi diede anche un piccolo ruolo, la bidella, e dopo questo film mi chiese se volevo provare con DAdP. Il brano si chiamava Panoramica di un miraggio, incluso sia nel cd della colonna sonora del film che nel mio secondo album, Stelle ai piedi, uscito con la Bompiani, a cui era allegato anche un libro, un mio racconto.

Come ti trovi a lavorare con tutti questi artisti?
Mi sono trovata benissimo, Luciano ha avuto la capacità di mettere insieme tutte persone con un’anima grande e chiara. Siamo tutti allo stesso livello di umiltà e di arte
Cosa ti ha spinto a recitare, visto che sei soprattutto una cantautrice?
Mah, si vede che sono anche attrice e non lo sapevo o lo sono diventata. Se mi dicessero, Momo, fai un quadro, forse riuscirei a fare anche quello. Essere artista è il mio mestiere.

La scelta del nome Momo ha una storia strana…
L’avrò detto un miliardo di volte, mi è stato suggerito in sogno da Totò. Era accanto al letto e mi ha svegliato dicendomi, fatti chiamare Momo. Il giorno dopo ho detto alla mia coinquilina, Giulia chiamami Momo. E ho iniziato a scrivere canzoni in un altro modo, più teatrali, ma non sono molto prolifica, posso anche non scrivere per più di un anno, per poi scrivere una cosa e la canto.

Prima del grande successo di Fondanela, chi era Momo?
Ho fatto una faticosa gavetta suonando in tutti i locali di Roma per dieci anni. Sono cantautrice da sempre, continuo a cantare in tutta Italia, a Napoli, purtroppo, sono venuta a suonare solo alla Fnac nel 2007. Da sempre ho cantato solo i miei pezzi, infatti, la cosa divertente è stata che, poco prima di Sanremo, abbiamo fatto un concerto di due ore per cinquanta euro a testa, dopo Sanremo abbiamo rifatto i concerti, e non erano più cinquanta euro, ma tanti di più, e, Desirée, la mia fisarmonicista, mi dice: Ma Momo abbiamo cantato le stesse canzoni!

La visibilità in televisione ripaga…
Dà tanto, anche cinque minuti di passaggio in televisione. Comunque ho sempre avuto un certo seguito, anche prima di Fondanela riempivo i locali, perché ci sta gente a cui piace Momo.
Esiste questa dualità, fra Momo l’artista e Simona antipatica e scostante, almeno così dicono…
No, perché antipatica? Forse perché sono molto timida, ma ti assicuro che Momo e Simona sono la stessa persona, normalissima, che le piace stare sul palcoscenico, fare cose intelligenti, come Dignità.
Il tuo è uno stile teatro canzone, con una spiccata ironia, da cosa nasce tutto ciò?
È vedere le cose come stanno e metterle con l’ironia che serve, altrimenti tutto è tragedia. Le mie canzoni vanno a finir bene e nella vita non sempre è così. Il mio è uno spettacolo semplice, un normale concerto dove canto e chiacchiero, poi c’è chi lo vede come teatro canzone e chi lo vede come Momo la cantautrice.

Quest’anno hai partecipato a Musicultura (2011)…
Sì, con un brano, La canzone che si capisce. Sono arrivata, su millecinquecento partecipanti, fra gli otto vincitori, un grande beneficio, vincendo anche il premio come miglior progetto discografico. Ma ho vinto diversi premi negli ultimi anni, come il premio Bianca d’Aponte, uno dei concorsi più famosi per cantautrice. Ho vinto il Premio Gaber, sono andata al Premio Tenco come ospite e, quindi i premi me li sono portati tutti a casa.

Questa tua ultima canzone di cosa parla?
La canzone che si capisce è complicata da spiegare, scritta a quattro mani con Federica Principi. È tutto orizzontale o verticale in questa canzone, cioè il pensiero è, quando tu dormi sei in orizzontale sei sereno, mentre in verticale ti scattano i pensieri, la rabbia. Meglio essere in orizzontale che in verticale, ad esempio, è scomodo fare l’amore in piedi. È bello far riflettere le persone con una canzoncina di tre minuti.

Com’è nata, invece, la canzone La Madonna di Pompei?
L’ho scritta insieme a Vito Riviello, un poeta lucano di settant’anni, che ora non c’è più. Con lui ho scritto anche Buon Governo. Mi piacciono le collaborazioni, Riviello l’ho conosciuto in un café letterario a Roma ed è nato subito un amore enorme, artistico e abbiamo cominciato a scrivere canzoni insieme. Anche Panoramica di un miraggio, il testo è suo, è bello fare delle cose con un maestro di vita, adesso mi proteggerà da lassù.

Per gli addetti ai lavori sei molto quotata, ma al grande pubblico non sei ancora arrivata, forse non ne capiscono l’ironia e la poesia nei tuoi testi?
È una questione dei media, se le radio o le televisioni fanno passare la mediocrità, noialtri non ci fanno proprio entrare, e, quindi, i giovani non si aprono a nuovi ascolti, anche nei riguardi del teatro, ad esempio, Dignità è meraviglioso e vedere tutti questi ragazzi che vengono a teatro, ma quando mai si vede? Questa è una macchina per rompere questi schemi banali.

Hai ricevuto qualche critica che non ti è piaciuta?
Tutte positive, finora, forse hanno ascoltato e letto le mie canzoni con attenzione e alla fine hanno detto, però è brava.

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Momo

Parliamo di Fondanela e del successo che hai avuto…
Quando ho scritto Fondanela insieme ad Alessandra Celletti pensammo di mandarla a Sanremo per scherzare, ma non mi aspettavo avesse questo risvolto. Piero Chiambretti pensò fossi una pazza e mi chiamò per andare a Sanremo, ma non si aspettava di certo che scrivessi altro tipo di canzoni, mi voleva prendere e buttare lì. Ma già ero stata a Sanremo, un anno prima, nel 2006, perché avevo scritto Che bella gente per Simone Cristicchi, arrivato secondo nei giovani.

Però Chiambretti ti ha dato la giusta dignità…
Ho fatto Markette, infatti, e, mi diceva canta quello che vuoi, e quindi ha capito e io ho cantato quello che volevo.

Scherzando e ridendo hai avuto un’ottima visibilità…
La cosa bella è che mi hanno detto che ancora oggi nei villaggi turistici e anche all’estero, continuano a cantare e ballare Fondanela, tutto ciò è bello perché la gente si deve divertire. Fondanela è una cosa isolata, non rifarò una canzone simile, l’abbiamo scritta, ci siamo divertite, ci ha portato a Sanremo, ho girato l’Italia, ma finisce lì.

Come hai vissuto il successo?
Anche con un po’ di fastidio, per alcuni versi ho sbagliato il modo, per altri versi no. Mi sta pure un po’ scocciando di questo buttarmi lì, appunto come una povera pazza, ma, adesso, stare qui in Dignità, sono una persona felice, perché ognuno di noi sta facendo “arte”, e, per di più siamo in un teatro meraviglioso, il Bellini. Ma quando mai ti capita?

Come ti vedi nel futuro, una grande artista, un santone da seguire…
Vecchia, con i capelli bianchi, speriamo solo di guadagnare dei soldi, visto che la pensione non mi tocca facendo questo mestiere.

Come ti relazioni con i social network, tipo facebook?
Facebook è utilissimo per noi artisti, per i concerti, per il lavoro, però è utile anche a fare amicizia, quindi, scrivo anche cose tipo stasera mangio la frittata con le patate, e lì, l’apoteosi di commenti, ed è bello perché si legano delle amicizie, persone che poi vengono ai concerti, e, quindi, ti conoscono anche nella veste artistica.

Nel prossimo disco affronterai qualche tema in particolare?
Penso di sì, stanno uscendo delle canzoni che trattano la vita attuale, descritte a modo mio. Mi piace molto girare e guardare che cosa si fa, cosa fa l’essere umano e credo che s’intitolerà, Tempi Moderni, e tratterà varie cose che l’italiano medio sta facendo in questo periodo, non ci sarà solo la mia solita ironia, ma anche tristezza, sarà un’ironia un po’ triste. Dovuta anche a una visione della tristezza che sta in giro. Come Buon Governo, che pare ironica, ma è triste come canzone, perché metto i personaggi della Disney dentro una cosa che è brutta adesso. Nel mio prossimo cd ci saranno anche due pezzi che ho scritto con Luciano, ma non so quando lo farò, non ho fretta.

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