The Foxes – Last of Many

Aprire la porta di casa per fare entrare la gatta che ha trascorso la notte fuori con i bulli/mici del quartiere; una folata di vento, una di quelle veramente fredde che ti arrivano alle sette di mattina e ti fanno pensare a quanto sarebbe bello se fosse ogni giorno sabato. Invece no, è solo martedì.

Noti un pacchetto dietro il vaso, camuffato lì dal premuroso postino il giorno precedente, nascosto così bene da passare inosservato anche agli occhi della destinataria. Mentre smanetti con gli occhi che puzzano ancora di sonno, cercando di preparare la moka con una mano sola, apri il pacchetto che ti è arrivato; cover basic di cartoncino con la stampa di un prato in stile quasi impressionista e sullo sfondo una casupola rossa. “Bella concezione della prospettiva” pensi, “gli impressionisti, tipo Van Gogh non ce l’avevano mica così”.

Font e copertina fanno pensare a un disco altamente post-rock/ambient, lo giri e trovi la tracklist composta da quattordici pezzi. Troppi per un album post-rock. Infatti è così, metti su l’album e senti subito il riff di chitarra di Suzy. In questo modo inizia l’album dei The Foxes, un pop rock in perfetto stile british, con ritornelli ridondanti e orecchiabili, assimilabile alla migliore tradizione anglosassone anni ‘90, dai Beatles ai Blur, passando per gli Oasis, i Kinks e i Pulp; è da questo bacino di utenza infatti che quest’album attinge copiosamenente e trae, a modo suo, ispirazione.

Certo non è possibile affermare che questo sia un album offensivo, ci si chiede però quanto ne necessitassimo. D’altronde i The Foxes dimostrano di non sapersi dividere dallo schema precisamente consolidato proprio dell’ambito rock alla portata di tutti e dalla forma accademica della rima alternata in schema ABAB, solita dei sonetti e delle canzoncine pop; diventa così un pop apatico, che non riesce ad avere il giusto appeal per divenire un successo radiofonico.

Quante volte riusciremmo ad ascoltare un album del genere per trovare qualcosa d’interessante? Purtroppo, pur non essendo un brutto lavoro, questo “Last of Many” va ad aggiungersi alla pila degli album di cui riusciremmo a fare tranquillamente a meno, quelli che se fungessero da sottofondo in una serata tra amici fatta di chiacchiere e birra passerebbe totalmente inosservato.

La prossima volta, devo dire al postino che comunque i pacchetti nella cassetta delle lettere, ci entrano.

Eliana Tessuto per Mag-Music

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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