Chemioterapia, arriva il caschetto che aiuta a non perdere i capelli durante la terapia

Sperimentato dall’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano, questo speciale casco salva-chioma può aiutare i pazienti attraverso un sistema di raffreddamento.

chemiorapia

Il caschetto salva-chioma

Affrontare una malattia come il cancro, le sedute di chemioterapia, e tutto ciò che ne consegue è già terribile di suo, lo è ancor di più se a risentirne è anche l’aspetto esteriore del malato.

La mancanza di forze, le continue nausee, il dover vivere a dipendenza di qualcun’altro… ma sopratutto la perdita dei capelli, specie nelle donne.

La perdita dei capelli ha spesso un forte impatto psicologico nei malati di cancro, ma non tanto perchè chi deve sottoporsi a chemioterapia vuole apparire “bello”, piuttosto perchè la mancanza di capelli ti identifica, ti fa sentire diverso, di rende incapace di sentirti normale e di vivere una vita normale nonostante tutto.

E’ vero, esistono le parrucche che possono venire incontro a questo disagio. Ma questo a volte non basta.

Partendo proprio da questo, l’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano sta sperimentando uno speciale “caschetto” che, indossato durante l’infusione delle cure, permette di non perdere i capelli.

chemioterapia-casco-salva-chioma-2Il caschetto è stato presentato da Paolo Veronesi, direttore della Senologia Chirurgica, nel corso dell’edizione 2015 di “Ieo per le donne“, evento ideato dal padre (e fondatore) Umberto Veronesi per raccontare le storie delle donne che quotidianamente lottano contro il cancro.

Ma come funziona questo speciale caschetto? Sfruttando il raffreddamento del cuoio capelluto grazie a un avanzato sistema refrigerante al quale è collegato. Inducendo una vasocostrizione il freddo diminuisce la perfusione di sangue e il metabolismo, frenando localmente l’attività distruttiva del farmaco sui bulbi piliferi. Tale caschetto va indossato prima, durante e dopo la chemioterapia.

Paolo Veronesi spiega:

“In Ieo siamo i primi e gli unici in Italia a valutare questo modello. Non si tratta di un’idea nuova. Risale alla metà degli anni ’60, però i risultati ottenuti con diversi tipi di copricapo finora sono stati poco soddisfacenti…”

Questo caschetto, invece, è stato testato su 30 pazienti con esiti incoraggianti: l’85% si è detto soddisfatto e non ha avuto bisogno di parrucche.

Come tutte le cose, però, ci sono dei pro e dei contro. L’esperto, infatti, ha spiegato che questo caschetto non è indicato per ogni tipo di paziente sotto chemioterapia: il suo successo, infatti, è legato alla tipologia e al protocollo chemioterapico, alla dose, al tempo di infusione e alle caratteristiche individuali della persona.

I primi risultati, però, lasciano ben sperare, e ora il team è a lavoro per potenziare e perfezionare questo strumento così da poterne estendere il suo utilizzo a quanti più pazienti possibili.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *