Intervista ad Andrea Franchi

Alessandro Fiori, Andrea Chimenti, Marco Parente, Paolo Benvegnù (con tanto di Proiettili Buoni). Sono solo alcuni dei nomi con cui Andrea Franchi, polistrumentista, si è offerto di collaborare, in particolar modo diventando il carismatico batterista della band di quest’ultimo. Ma stiamo parlando di un personaggio in grado anche di agire in proprio. La nascita dei Pupazi, di cui lui stesso è la voce trainante, nel 2008, e la conseguente pubblicazione in queste settimane di “Lei o contro di lei“, suo primo lavoro solista, non fanno che confermarlo. Dieci tracce per un disco che ha tante storie dietro, ed è Franchi a raccontarcele. A lui la parola.

Per quale motivo hai scelto di rilasciare solo in queste settimane “Lei o contro di lei”? Forse per i tanti impegni ai quali far fronte, in particolare con i Paolo Benvegnù?

“Lei o contro di lei” è in realtà un progetto in cantiere da un po’ di anni e soltanto adesso ho avuto l’esigenza e il tempo di farlo uscire e di realizzare l’album. Io e Pupazi lavoriamo insieme ormai dal 2006, poi le circostanze hanno reso possibile solo ora l’evento ma brani ne abbiamo registrati e sprovinati tanti, circa venti idee di brani. Certo è che su questi dieci non c’era alcun dubbio. Ultima cosa da indicare è che scrivo brani fin da metà anni ‘90.

Il processo di registrazione dell’album quanto tempo ha necessitato? Non c’è da escludere che ce ne sia voluto più di quanto immaginato…

Tolto il tempo per scrivere i brani (e questo non si può quantificare perché alcuni brani sono più vecchi altri meno) da maggio 2011 abbiamo iniziato a fare i provini e ci ho lavorato fino ad agosto. A settembre abbiamo registrato per un mese e le voci, con qualche altra registrazione, in ottobre. A novembre si è fatto i mix. Poi si è masterizzato da Giovanni Versari a La Maestà.

Andando un po’ tra le canzoni: Superstiti e L’invasore sono due brani indissolubilmente legati al repertorio dell’amico Benvegnù, tanto che il secondo fa da fanalino di coda allo stesso “Hermann”. Come mai hai avuto intenzione di riproporle all’interno del lavoro?

I brani in questione facevano già parte di questo mio progetto ed anche tutti i Benvegnù sapevano di questo. Sono stati loro – e ne sono onorato – a volere negli album di Paolo alcuni miei brani, fu Paolo stesso, con la sua generosità, a chiedermi di mettere L’invasore su Hermann per chiudere il disco. Per Superstiti sono contento che una voce come Paolo abbia interpretato un mio brano. Credo che nel repertorio Benvegnù, che è una grande famiglia, tutto è un po’ di tutti.

Due rivali è uno dei brani dove viene sottolineata la presenza di arrangiamenti lontani da quelli, per certi versi, ordinari. Dall’incedere con tanto di sassofono a farla da padrone fino al momento acustico…

Sì, forse come dici tu non è un arrangiamento ordinario, quindi per me è un complimento, uno perché non mi sento un “cantautore” anche se per cliché lo sono, due perché questo pezzo a me piace particolarmente: nella sonorità e nella scrittura, con quella dichiarazione finale così vera che mi commuove sempre. Il baritono di Filippo Brilli è bellissimo.

Similmente si potrebbe dire per Uno come te, brano conclusivo dell’opera, con la sua marcia bandistica avente come meta la parola “fine”.

Uno come te è una denuncia a me stesso e mi metto a nudo. Sono io contro me stesso. Quando l’ho scritto è venuto naturale fare un arrangiamento che ricordasse i nostri anni ’60, dai grandi arrangiatori di Mina al Tenco più sognante. Noi abbiamo fatto il possibile non avendo un arrangiatore.

Cheng Wei è un brano curioso, forse uno di quelli più vicini al mondo di “Hermann”. Il suo protagonista si ricollega in qualche modo a una persona realmente esistita?

Certo può somigliare ad alcune cose che abbiamo fatto con Benvegnù, sicuramente nell’ispirazione, mi ricorda la scrittura incisiva e netta di Paolo. Cheg Wei è una ragazza cinese di Prato di trentadue anni affogata assieme ad altre due parenti in un sottopassaggio nei pressi di casa mia sotto 5 metri d’acqua. Quella notte del 5 ottobre 2010 le tre donne finirono con l’auto sotto quel ponte. A me ha dato fastidio l’indifferenza di alcuni cittadini e le battutine da bar in ottimi esempi di razzismo, quindi il brano parla anche di diversità. Dovremmo solo essere più accoglienti e avere rispetto.

Curiosità numero uno: dei musicisti presenti nell’album solo Guglielmo Ridolfo Gagliano fa parte della band “classica”, degli altri non ve n’è traccia. In base a quale ragione è stato scelto di non farli partecipare?

Gagliano è stato co-fondatore di questo progetto prima che Benvegnù lo prendesse a suonare la chitarra, ed è in quel 2006 forse prima. Mi ha fatto molto piacere che Guglielmo si sia proposto per lavorare a questo disco e ha fatto un gran lavoro di registrazione e di missaggio nel suo Wander Studio. Ha anche suonato delle parti e mi ha aiutato a svincolarmi da alcuni arrangiamenti per fare meglio. Gli altri non hanno partecipato perché non c’è stata la necessità. Dopo dieci anni che lavori con un progetto, se tenti qualcosa di nuovo e di tuo devi fare da solo, ed è giusto così, altrimenti sarebbe un disco dei Benvegnù no? Da solo intendo con il mio gruppo, che hanno attitudine e storie diverse. Marco Serafino Cecchi suona la batteria, Marco Burroni e Matteo Bianchini il basso, Filippo Brilli i sax e sono musicisti sensibili a cui devo spiegare poco e niente dei brani.

Curiosità numero due: tu sei un polistrumentista, ma ti si conosce soprattutto come batterista. In quest’album però sei dietro le pelli in sole due occasioni. A che cosa è dovuta questa scelta? Una maggiore concentrazione verso gli altri strumenti musicali?

Il batterista che ha suonato il disco è Marco Serafino Cecchi, con lui ormai lavoriamo insieme da diversi anni e non soltanto ha suonato le batterie ma ha partecipato anche alla realizzazione del disco, così come gli altri. Insomma, con i musicisti sviluppiamo insieme le sonorità e le varie direzioni da prendere.

È in cantiere un probabile tour per la promozione del disco?

Sì. Lavoro con Lorenzo Bedini di Cyc Promotions e siamo in attesa che il disco venga recepito bene per poter fare un po’ di date e far conoscere il nostro mondo anche nei live. Sono molto contento del concerto che facciamo e della band: siamo una cosa sola, solida! Alcuni brani, come mi aspettavo, dal vivo rendono il doppio.

E il futuro, che cosa ti aspetta, per quello recente e più distante? Già nuovi progetti in cantiere?

Il futuro per me è fin troppo futuro. Penso al presente, a suonare con Paolo, ma anche in altre collaborazioni che ho in cantiere. Poi voglio fare un secondo album e già ci sto pensando. Fare buona musica e onesta.

Gustavo Tagliaferri e Marco Gargiulo

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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