Intervista ai Miura

– Se avessi davanti un neofita, con quali parole presenteresti i Miura versione 2009?

– Diego: Miura è una falciatrice, un tramonto, un peluche ammuffito, un piatto di pasta al dente, un bazar coloratissimo, un caleidoscopio, una lavastoviglie, un film muto, un palazzo che collassa su se stesso, un bacio… ma la musica descrive meglio delle parole…

– Il 7 Novembre è arrivato nei negozi “3” il vostro nuovo album (qui la recensione di “3“), uscito solo ad un anno e mezzo di distanza dal precedente lavoro, “Croci”. Com’è nata l’esigenza di rientrare in così breve tempo in sala di registrazione?

– Diego: dopo l’uscita di “Croci” abbiamo iniziato subito a scrivere materiale nuovo. Il secondo album ci ha dato grande energia e il modo migliore per canalizzarla era scrivere nuove canzoni… Nell’arco di alcuni mesi avevamo a disposizione una ventina di brani nuovi, perché aspettare a registrarli? La musica, la nostra musica,  non ha tempi prestabiliti, quando senti che è il momento non devi aspettare, e così abbiamo fatto…

– Rispetto ai primi due lavori, più ancorati alla tradizione rock italiana, ascoltando “3” si percepisce subito un cambio di sound, una ricerca di una nuova identità. E’ stata una scelta stilistica naturale o voluta insieme al vostro nuovo produttore artistico, Giacomo Fiorenza?

– Max: Conoscevamo Giacomo per il suo passato, ci piace molto la musica che gli gira attorno, gli abbiamo mandato i provini delle nuove canzoni anche se non avevamo la più pallida idea di cosa sarebbe venuto fuori se ci avesse lavorato, eravamo comunque tutti convinti che quella fosse la strada da intraprendere, il risultato è un disco che mi da grandi emozioni….. non ci sono state forzature ne brusche sterzate…..solo silenzi meravigliosi e suoni che facevano incazzare i vicini inglesi.

– Diego: ho sempre pensato che un musicista in evoluzione sia l’espressione migliore di se stesso…non mi è mai piaciuto guardare indietro…il passato, la tradizione sono importanti punti di partenza ma bisogna guardare avanti…c’è ancora molto da fare… da conoscere…non mi piacciono le reunions che sto vedendo da qualche anno a questa parte… si continua a raschiare il barile facendo tour commemorativi al solo scopo di fare cassa… per non parlare dei dischi di covers usciti negli ultimi mesi….non se ne può più…
Il suono del nuovo album è frutto di un’evoluzione naturale e allo stesso tempo di una ricerca voluta. Non a caso abbiamo chiesto a Giacomo di produrci il disco, sapevamo che con lui avremmo potuto ottenere ciò che cercavamo e ciò di cui le nuove canzoni avevano bisogno…il disco è la fotografia di ciò che siamo oggi…ma stiamo già cambiando…

– I Miura sono davvero lo specchio della parola “gruppo” visto che ogni membro collabora attivamente alla composizione dei pezzi e alla stesura dei testi. Come avviene generalmente questo processo? Come nasce una canzone dei Miura?

– Max: questa sembra una domanda facile in realtà forse è la più difficile a cui rispondere… Si tratta credo di alchimia, non ci sono scale gerarchiche o leader che impongono il verbo divino, c’è solo una buona collaborazione tra le parti che non pregiudica il fatto di poter dire di no al momento giusto.

– Diego: scriviamo individualmente poi ci troviamo in sala prove e lavoriamo assieme sul materiale a disposizione… Tutto molto naturale, spontaneo e corale. Per quanto riguarda i testi invece ognuno ci lavora in autonomia…

– Un’artista riceve continui input dall’esterno che, in maniera conscia o inconscia influenzano il proprio modo di scrivere e comporre. Input che possono venire dalla realtà che ci circonda. Da film, libri. Oppure da altra musica. Qual è stata la “dieta” musicale durante la composizione e la registrazione dei pezzi di “3”?

– Max: più che di dieta parlerei di abbuffata vera e propria:) Ogni di noi è una spugna e in quanto tale assorbe, poi, grazie a Dio, attraverso la musica c’è la possibilità di espellere le tossine in modo regolare e continuo. Ogni giorno ci dà  molto da scrivere…

– Diego: seguo molto la scena di bands che suonano musica prevalentemente strumentale come Red Sparowes, Cult of Luna, Mogwai, Giardini di Mirò, God Is An Astronaut, Ufomammut…mi piace l’idea di trasmettere emozioni anche senza le parole…ma negli ultimi mesi ho ascoltato molto anche Supergrass, Amplifier, Appleseed Cast, Sparklehorse, Eels, Elliot Smith…. per citarne alcuni…

– Il mercato musicale negli ultimi anni è in crisi. O forse sarebbe meglio usare un termine meno pessimista, è in mutamento. C’è voglia di musica. C’è fame di musica. Però le vendite sono sempre meno, il supporto cd è in estinzione e le case discografiche sono sempre più restie ad investire. Qual è la vostra opinione in merito?

– Max: Tu trovi che ci sia fame di musica? Io trovo che invece sia la musica ad avere fame, anzi, a morire di fame…..Posso solo sperare che le nuove generazioni capiscano che la musica non sta in quella scatola piatta che ti vendono a 800 euro nei grandi magazzini. Cercatela nei club dove si suona dal vivo musica inedita, tornando a casa potrete essere incazzati perchè il gruppo non vi è piaciuto o felici perché avrete scoperto qualcosa di nuovo e bello…magari avrete un cd nuovo in tasca…sicuramente sarete “vivi”…

– L’ancora di salvezza per i gruppi emergenti e underground è l’auto promozione in rete attraverso canali vari come portali e social network. E l’auto produzione.  Oltre ad essere co fondatore e leader dei Miura, hai anche fondato un’etichetta, la Prismopaco. Quali sono i suoi intenti?

– Diego: Prismopaco è nata nel 2007…l’idea era ed è quella di produrre in autonomia la mia musica e le cose che mi piacciono…le multinazionali oggi non hanno più voglia di investire sulle cose nuove a meno di non avere un ritorno garantito, immediato… e pare che quel ritorno oggi sia garantito solo dalla tv… prima o poi tutto il sistema collasserà e chi avrà avuto la forza di costruirsi e coltivare la propria piccola realtà avrà la possibilità di continuare senza grandi sconvolgimenti… Primopaco per me è questo. Avere la possibilità e la libertà di agire senza dover chiedere nulla a nessuno…provarci è necessario…riuscirci è auspicabile…

– Max: Internet ti dà la possibilità di arrivare agli occhi e alle orecchie di tutti, purtroppo quando c’è troppo magari fai fatica a mettere a fuoco, rischi di non dare la giusta attenzione a realtà  musicali che meriterebbero… Mi piace pensare che le riviste di settore abbiano ancora un potere. Io ne acquisto. leggo cose molto interessanti. Quando scopro che una rivista ha ancora il potere di sorprendermi mi sento bene… Per quanto riguarda le etichette indipendenti, è quello che rimane di chi crede che la musica sia ancora una cosa seria.

– La vera dimensione artistica dei Miura, come ogni rock band che si rispetti, è il live. C’è un tour invernale in programma? Puoi darci qualche succulenta anticipazione?

– Max: Stiamo definendo il calendario in questi giorni e a breve metteremo le date on line, mi auguro faremo molti concerti…soprattutto al sud perchè anche se non ho origini meridionali l’anno scorso i concerti al sud mi hanno fatto sentire a casa.

– In Italia, soprattutto d’inverno, scarseggiano i luoghi in cui suonare. Non ci sono luoghi intermedi in cui proporsi. O si suona nei palasport o nei pochissimi club attrezzati per la musica live. Com’è possibile che un paese dal vasto ed eclettico retaggio musicale come il nostro sia così arretrato sotto questo punto di vista? E l’imperante fenomeno delle cover band come si pone in questo contesto?

– Max: Se tu fossi il gestore di un club e potessi scegliere tra guadagnare X euro con una band originale per una sera o XXX euro con gli Achtung Babies cosa faresti?i locali ci sono…chi li gestisce deve sopravvivere, il problema è che le cover/tribute band pescano nel torbido… rivolgendosi ad un pubblico che non vuole sforzarsi di scoprire e ascoltare un gruppo che suona musica originale ma vuole essere protagonista e cantare le canzoni come fanno a X-Factor …metti tutto nel forno, servito. Adoriamo la dimensione raccolta dei club… per fortuna non tutti scelgono la brutta copia di Bono vox…

– Diego: credo che il problema sia culturale…la musica inedita richiede attenzione, curiosità, impegno per essere scoperta e ascoltata… oggi mancano i presupposti perché la gente abbia voglia “impegnarsi” … oggi non è più “andiamo al concerto, che figata!”…oggi è “si ma chi suona, chi li conosce, che palle, quanto costa?”… l’attitudine del pubblico è cambiata, mancano i soldi è vero ma sono stato a concerti gratuiti e la gente non c’era lo stesso… la responsabilità è sicuramente dei media che non aiutano certo a diffondere la “cultura della musica” ma è anche di chi la musica la fa e che dovrebbe dire “no” qualche volta di più… è inutile e comodo piangersi addosso….  parliamone meno e diamoci da fare.

– Per concludere questa piacevole chiacchierata, al momento quali sono gli obiettivi a breve/medio termine che i Miura si sono posti?

– Diego: oltre ai concerti che faremo nei primi mesi del 2010 stiamo valutando l’ipotesi di produrre un secondo video…nel frattempo scriviamo nuovo materiale…che sia per i Miura o per altri progetti lo vedremo più avanti…

Giovanni Caiazzo per Mag-Music

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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