Scatenante “Sesso Selvaggio” dei Vidra per il tribute a Ivan Cattaneo

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Vidra

I Vidra, band salernitana, si scatenano in Sesso Selvaggio una electro sound vintage per il loro omaggio a Ivan Cattaneo, che per il suo quarantennale di carriera è uscito un doppio album intitolato Un Tipo Atipico #tributoivancattaneo. I Vidra rifuggono levigatezze sonore, affidandosi a un suono semplice in un ritmo ripetitivo con elementi pop intersecati dall’impeccabile e armonioso suono della viola e voci slogan con la voce calda dell’attore Masi.

I Vidra si sono formati nel 2006, e sono Antonella “Giga” Gigantino, cantante e autrice di testi, Francesco “Frencio” Fecondo, tastierista e autore musicale, Michela Coppola, violista, e Davide Emanuele Zinna, chitarrista e programmatore elettronico. A breve uscirà un concept-album, La fine delle comunicazioni, con alcune importanti collaborazioni, Alessandro Orlando Graziano, Peppino De Florio degli Heroscimmia, i Tough Tone e Cesare Savastano degli Elettrauti.




Sesso selvaggio è la vostra scelta per il tribute, tratta dall’album Ivan il Terribile del 1982…

Il testo di “Sesso Selvaggio” è costruito con una serie di slogan semplici e di grande impatto: da qui l’idea di realizzare un arrangiamento che ricordasse la sigla di un cartone animato. Anche il videoclip è stato concepito seguendo la stessa strada.

A questo brano ha collaborato anche Masi (Antonino Masilotti)…

Caro amico attore, già al fianco di Frencio nel progetto “Frencio & Masi”, nel 2013 hanno pubblicato insieme il disco “Arrivati al punto”, prodotto da Fabio Cinti. L’idea di questa fusione è del direttore artistico della compilation, Salvatore De Falco.

A breve uscirà il video di Sesso Selvaggio, come sono nate le idee, chi vi ha diretto e dove è stato girato?

Il video di Sesso Selvaggio è stato diretto dal nostro chitarrista Davide Emanuele Zinna ed è stato girato a Salerno in tre location diverse. Abbiamo cercato di raccontare, con ironia, lo sfrontato testo di Ivan, un inno al sesso selvaggio, agli istinti primordiali. Abbiamo chiamato a raccolta dei personaggi bizzarri, ci siamo divertiti molto. Ivan è un arcano maggiore, come carta dei tarocchi muove il destino.

Avvicinarvi al mondo musicale di Ivan Cattaneo e reinterpretarlo è stato difficile?

No, al contrario: è stata un’operazione molto naturale. Ci sentiamo figli dell’ironia di Cattaneo. Inoltre “Ivan il terribile” è uno dei primi dischi synth-pop italiani. Siamo sintonizzati con quelle atmosfere e con quell’immaginario. Nel nostro repertorio inedito c’era già un inno alla libertà sessuale: “La frusta”.

C’era qualche altra canzone che avreste voluto interpretare?

La nostra canzone preferita, interpretata da Ivan, è “Quando tramonta il sol” di Renato Pareti e Maurizio Piccoli, fantastica produzione italodisco dei Fratelli La Bionda. Tra i brani del Cattaneo – cantautore, invece, adoriamo “L’occhio ridente”, amara riflessione sul tempo che va.

Conoscete, allora, molto bene i dischi di Ivan Cattaneo…

Non completamente. A parte il famosissimo “Duemila60 Italian Graffiati”, conoscevamo in maniera approfondita solo “UOAEI” e “Il cuore è nudo…e i pesci cantano”, che è il disco di Ivan più vicino alle nostre sonorità. Degli altri album ricordavamo i brani di punta. “Un tipo atipico” è stata un’occasione per riscoprire tante perle nascoste.

Francesco Fecondo “Frencio” è un cultore della musica italiana anni ’80. Com’è nata questa passione e soprattutto l’amore per il M° Amedeo Minghi?

Tutto è partito da “L’Arca di Noè” di Franco Battiato. Grande folgorazione a 11 anni. Da allora non ho più smesso di cercare quella miscela tra cantautorato e synth-pop. La passione per Minghi nasce indirettamente: ho scoperto prima “Sette fili di canapa” di Mario Castelnuovo; il vinile originale porta in alto la scritta “regia di Amedeo Minghi”. M’incuriosì. Oltre ai capolavori con Gaio Chiocchio, Minghi ha scritto una cinquantina di canzoni con Pasquale Panella: una miniera d’oro!

Avete realizzato anche un video con il M° Amedeo Minghi. Come vi siete conosciuti e cosa è successo durante le riprese?

Quando si è delineato il concept del nuovo disco, abbiamo pensato di inserire in scaletta la cover di “Trimotore Idrovolante”, vicina per ambientazione a “Cosa nasconde il cielo?”. Abbiamo proposto il brano a Minghi tramite Niccolò Carosi, il suo produttore esecutivo. In un attimo di pausa dalle riprese del clip, Minghi si è seduto alla sua tastiera Roland e ha iniziato a suonare le note di “Trimotore”. Un regalo speciale, se pensi che il brano non è mai stato eseguito in nessuna tournèe.




I vostri sono testi impegnati che si scontrano con l’attuale mediocre panorama musicale italiano…

I nostri testi non sono volontariamente impegnati, raccontano noi stessi e la nostra visione del mondo. La mediocrità non è solo nella musica, basta perdere dieci minuti in rete. Dovremmo impegnarci con noi stessi, questo sì, per tirare fuori sensazioni, emozioni, coscienza critica.

Quali sono i vostri prossimi progetti?

Entro l’autunno uscirà il nostro primo album “La fine delle comunicazioni”, prodotto da Rupa Rupa Records. Il lancio sarà accompagnato da un nuovo singolo dal titolo “Emme da Berlino”.

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Ivan Cattaneo tribute cover

Intervista a cura di Nicola Garofano.

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