Tony Hadley e gli Spandau Ballet: un “Christmas Album” per ricordarsi della felicità dei bambini

Tony Hadley

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Molto impegnativo questo 2015 per Tony Hadley, il leader dei riformati Spandau Ballet, il gruppo pop tra i maggiori protagonisti della musica mondiale degli anni 80. Il front-man ha terminato un tour mondiale con la band, ha fatto un reality show molto chiacchierato in Gran Bretagna e ha trovato il tempo per registrare la scorsa estate un Christmas Album prevalentemente realizzato in Italia. Lo abbiamo incontrato a Milano per farci raccontare i suoi nuovi progetti.

Sei appena arrivato dall’Australia e stai per partire in tour. Come ti senti in questa doppia veste?

Ho fatto I’m A Celebrity Jungle per mettermi alla prova, per stare a contatto con la natura senza teconologia, senza alcohol e senza caffè…è interessante ed è parte dell’essere un artista oggi, perché devi inventarti modi per essere al centro dell’attenzione, visto che il business cambia così velocemente. L’avevo già fatto in passato per beneficenza, questa volta è stata una sfida. Ma devo dirti che sono stanco.

Riprenderai gli impegni con gli Spandau o da solo?

La mia carriera con la band riparte ogni due o tre anni quindi devo trovare cose da fare anche come individuo ed è un bene ogni tanto. Ho fatto questo Christmas Album su suggerimento dei miei amici alla casa discografica italiana Universal. Mi ha convinto Claudio Guidetti, il produttore, quando un giorno in estate mi ha chiamato chiedendomi se ero d’accordo con l’idea. Lui è un grande arrangiatore e mi sono fidato. Anche se ho pensato che magari erano stati i bicchieri di vino di troppo a farmi proporre una cosa del genere.

Come è questo disco?

Continee l’inedito Every Seconds I’m Away, scritto con la vostra artista Annalisa Scarrone, che parla della vita che fa un artista sempre lontano da casa. E poi c’è anche la mia canzone Snowing All Over the World che è una canzone mollto positiva e mi fa ricordare di quanto si può essere felici nel giorno di Natale, volevo mettere questa allegria in musica. E volevo anche che tutto il disco non fosse un ripescaggio di canzoni da crooner, anche se adoro i dischi di questo genere di Michael Bublè e Frank Sinatra. Per questo c’è anche Nina Zilli, che mi è stata suggerita dai miei amici italiani sulla cover di Fiary Tale of New York. Ha fatto un lavoro egregio sul quel pezzo, oltre ad essere una donna bellissima.

Tony Hadley

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Il produttore Guidetti che ruolo ha avuto?

È quello che a Londra si chiamerebbe un “clever sod”, arrangia le canzoni e suona la chitarra e lil piano, ha un grande orecchio per le melodie essendo un grande fan del Beatles e questo ci ha fatto incontrare sullo stesso piano. Ho sempre pensato che il successo degli Spandau in Italia fosse legato proprio alla passione per le melodie.

Come passerai da questa esperienza al ritorno a musica inedita?

Prima di tutto credo che la mia voce abbia avuto una bella virata profonda e suona bene in questo disco e ho scoperto molte cose. Come per esempio che il prossimo disco dovrà essere dance alla Robert Palmer, ho scritto una nuova canzone che devo per forza inserire e che vi sorprenderà. Allo stesso tempo voglio dare un seguito a questo progetto natalizio e forse l’anno prossimo ne uscirà un altro e farò un tour con un’orchestra.

A 55 anni fai ancora tanti progetti in musica. Cosa ti tiene attivo?

Chi vuole andare in pensione dal momento che si può fare questo lavoro? Credo che per i musicisti la parola fine non ci sia mai. Ho fatto lavori “veri” nella mia vita e non mi sono piaciuti quindi meglio tenersi stretto questo.

Il tuo motto?

Mai arrendersi. Quando guardo a cosa fanno Tom Jones e Tony Bennett alla loro età mi rincuoro. Mi piace davvero quello che faccio e credo che la mia voce se ne avvantaggi. Ho studiato per due anni canto con un cantante d’opera e ho raggiunto un punto in cui anche cinque show a settimana riesco a reggerli.

Cosa farai per Natale?

Ho detto a mia moglie di non comprare niente, perché per me il regalo più bello è avere una bella carriera e una bella famiglia. È un momento positivo, non riesco a desiderare nulla di materiale. Poi credo di andare a messa la mattina di Natale, nel posto dove viviamo con le mie figlie si respira un’aria di comunità molto entusiasmante anche per chi non è praticante come me.

Fai anche molte attività caritatevoli, ne vuoi parlare?

Con Joan Collins e Simon Cowell sostengo Huntington’s Disease Association, che promuove la ricerca e l’assistenza per i bambini con malattie genetiche. È un aiuto molto concreto perché spesso ci si dimentica dei genitori di questi bimbi che non staccano mai. Noi diamo loro un sostegno e la possibilità di fare pausa dal loro impegno per qualche sera.

tony hadley intervista

Tony Hadley

Intervista a cura di Christian D’Antonio.

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