Calvizie, quando ricorrere allo psicologo?

CalviziePerdere i capelli rappresenta, nella maggior parte dei casi, un vero e proprio trauma. Bisogna essere particolarmente sicuri di sé, del proprio aspetto fisico, dei propri modi di fare e del proprio fascino per non lasciarsi intaccare da quella piccola, grande insicurezza che la calvizie porta con sé.

Questo vale sia per gli uomini, che si sentono colpiti spesso nella propria virilità, sia per le donne che, con la caduta dei capelli, sentono scivolar via la propria femminilità e la propria capacità seduttiva. I risvolti psicologici della caduta dei capelli non sono da sottovalutare, farlo sarebbe davvero un errore molto grave.

Spesso, infatti, al manifestarsi delle prime avvisaglie di questa patologia, sarebbe utile affidarsi al confronto e al conforto di uno psicologo.

Cosa accade quanto si perdono i primi capelli?

Volendo soffermarci sulle prime conseguenze della caduta dei capelli, potremmo evidenziare: la difficoltà a reagire, a darsi da fare, la tendenza chiudersi in se stessi, assumendo un atteggiamento timido, introverso, nervoso, poco socievole, facile alla delusione.

La caduta dei capelli, il rovinarsi progressivo di una chioma precedentemente sana, implica, in un certo qual modo, la perdita dell’immagine che da sempre abbiamo offerto alla società, una trasformazione negativa. Subentra, nella maggior parte dei casi, uno stato di ansia e di depressione difficile da superare, alcune volte impossibile senza il ricorso alla consulenza di un esperto.

Nei casi più gravi, alla calvizie si accompagna una vera e propria patologia psicologica: la dismorfofobia. Si tratta della paura della deturpazione, che, in alcune occasioni, si lega anche a una caduta immaginaria dei capelli. Si traduce in una negazione della patologia evidenziata dal dermatologo.

Perché i capelli sono così importanti?

Perché la caduta dei capelli scatena queste reazioni psicologiche così importanti? Da sempre, nella storia dell’uomo, i capelli hanno una fortissima valenza simbolica. Abbiamo accennato alla virilità per gli uomini, alla femminilità e alla capacità di sedurre per le donne. Non è solo questo. I capelli possono essere motivo di ammirazione, sono un elemento (al di là delle mode) di forte distinzione sessuale.

Sebbene la loro crescita in lunghezza avvenga nei due sessi quasi alla stessa velocità, l’uomo ha una fase anagen di circa tre anni. I suoi capelli hanno un ciclo di vita più rapido di quello della donna, che impiega circa sei anni per compiersi.

Cosa implica? Che i capelli degli uomini tendono a cadere molto prima, raggiungendo lunghezze limitate, circa 30-35 cm nei casi più lunghi. Quelli delle donne, invece, possono arrivare a toccare anche i 100-120 cm. Un dettaglio che, a livello psicologico, ci porta a marcare anche inconsapevolmente il capello lungo come prettamente femminile, quello corto come maschile. La moda, in questo senso, viene incontro ai più rivoluzionando e scompigliando le teste di donne e uomini. La caduta dei capelli, invece, rimette in gioco i ruoli e fa regredire il soggetto interessato a una sorta di condizione infantile, nella quale non sono ancora ben definiti i ruoli maschile e femminile.

Come intervenire?

Le strade che oggi si offrono a chi è affetto da calvizie, da una delle sue diverse forme, a partire dalla più diffusa alopecia androgenetica che interessa una platea composta sia da uomini che da donne, sono numerose.

Dalla terapia farmacologica a quella chirurgica, è possibile intervenire per porre un freno alla caduta dei capelli. Attenzione, però, porre un freno, il più delle volte, significa rallentare, non risolvere il problema. Le terapie farmacologiche, in particolare, tendono a posticipare il manifestarsi della problematica ma non l’arrestano.

La terapia chirurgica, invece, cioè l’autotrapianto dei capelli, offre una soluzione di parvenza. Non interviene sulle cause dell’alopecia o della calvizie, ne nasconde le conseguenze. Le controindicazioni, in questo caso, esistono e non possono essere sottovalutate: dai costi elevati dell’intervento alla possibilità di recidiva.

Il trapianto, quindi, non basta, come dimostrano gli studi condotti anche nei laboratori della clinica specializzata Hair Clinic (www.hairclinic.it), la medicina rigenerativa, basata sull’utilizzo delle cellule staminali per stimolare e – in un certo senso – riportare in vita i bulbi del cuoio capelluto, deve necessariamente essere affiancato o sostituito da queste nuove tecniche per poter dare risultati soddisfacenti. Il futuro della lotta alla calvizie, quindi, passa proprio da qui, dai progressi ottenuti dalla rigenerazione cellulare.

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