Dimartino – Sarebbe meglio non lasciarsi mai, ma abbandonarsi ogni tanto è utile

Con il disco precedente aveva fatto parlare di sé con Ho sparato a Vinicio Capossela. Discusso per un “omicidio” incompreso, perché diventare orfani d’amore spesso richiede qualcuno con cui prendersela e andrebbe bene anche Capossela se alla tua lei piacevano le sue canzoni. Dimartino torna e fa parlare di sé per altre cose a questo giro. Prosegue sulla strada del cantautorato, quello abbracciato alla sperimentazione, quello ispirato a Dalla e De Gregori, ma senza copiarne i passi. Il disco, infatti, ha una sua autonomia, Dimartino ha un suo know-how e parole messe in fila con criterio.

“Sarebbe bello non lasciarsi mai, ma abbandonarsi ogni tanto è utile” fa del tempo un pilastro cui ruota intorno tutto il resto, un vortice di visioni e occhi che si alternano da quelli di un bambino a quelli di un uomo chesi ferma a “contare le stelle, ma sarà per poco tempo” perché i diciotto anni “sono trenta da un po’ di tempo”.

Si comincia con un Non siamo gli alberi, con un tono quasi allarmante e triste, per un amore a distanza, i saluti alla stazione prima di separarsi e una riflessione su quanto abbandonarsi per un po’ è utile alla sopravvivenza. Un parlato che inizia giù di tono e prosegue arricchendosi di una musica suggestiva che ci accompagna fino ad arrivare al concetto del disco. Venga il tuo regno rievoca ballate di De Gregori e Dalla, sa quasi di preghiera ma è il racconto di come stanno le cose, della voglia di tenersi strettala capacità di guardare il mondo come fosse la prima volta, la meraviglia di un bambino che si confronta con la realtà spesso contraddittoria. Amore sociale e Maledetto autunno sono ballate di facile ascolto, le prime a lasciare il segno ma che poi cedono il passo a qualcosa di più concreto. Un lenzuolo svolazza leggero al vento, è Cartoline da Amsterdam, dove la voce di Giovanni Gulino (dei Marta sui Tubi) arriva a provocare uno squarcio improvviso; una collaborazione che a primo impatto risulta fin troppo dirompente. Un mix di piano e batteria crea un crescendo di tensione, il pianoforte saltellante ci ricorda qualche pezzo di Cara maestra abbiamo perso, la voce esplode acuta e disperata, sono Piccoli peccati da confessare. Io non parlo mai, è un parlare tra sé e sé, dei propri sogni, delle proprie fantasie, dei propri rifugi mentali, voli immaginari e un inno alla riservatezza.

Brani evocativi che fanno della lingua italiana una ricerca, un’espressione limpida che si adagia al suolo di un prato, dove tra qualche fiore si nasconde un aereo caduto. Un album che non merita interruzioni ma un ascolto continuo e disteso fino all’ultimo minuto. “Sarebbe bello…” è un racconto, un amore, una società attuale, un pizzico di nichilismo, un poster, una fotografia, una vita e una maledizione, sogni di viaggi interstellari di supereroi mortali, sofferenza e bellezza sottobraccio, testi e musica penetranti. Qui s’incontrano la realtà e l’immaginazione, l’attualità con i sogni, il pessimismo con la speranza, un amore finito e ancora straziante, i compiti di storia e i resti di una civiltà con i souvenir esposti sulle mensole della vita, il desiderio di riavere indietro un amore, versi di dolce poesia con quelli amari da groppo in gola, la consapevolezza adulta con i sogni di un bambino.

Il disco è un sogno e contemporaneamente un colpo al cuore. Mi piace identificarlo con l’attimo in cui ci si sveglia dopo aver fatto un sogno che sembrava vero e nell’attimo in cui si aprono gli occhi, si ricorda perfettamente tutto, col battito accelerato, come se ci fossimo ancora dentro, come se qualcosa stesse ancora accadendo.

Carmelina Casamassa

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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