Riforma appalti, ecco cosa cambia con la legge

0011Il mese di gennaio ha segnato una importante svolta nel settore degli appalti pubblici, con l’approvazione della legge delega per la riforma del Codice e la fine di un lungo iter. Ma quali sono le principali novità introdotte e cosa cambia davvero?

Addio definitivo agli appalti in deroga, considerati come uno dei principali mali del settore, e alle varianti che fanno lievitare i costi e i tempi di realizzazione delle grandi opere; introduzione dei criteri di valutazione delle imprese attraverso una sorta di curriculum della reputazione conquistata in cantiere o nello svolgimento dei servizi; spinta per l’utilizzo di un innovativo software di progettazione e blocco ai ricorsi.

Sono queste alcune delle principali novità della legge delega che mette un primo punto al lungo processo di riforma del settore degli appalti pubblici, votata a metà gennaio dal Parlamento e pubblicata definitivamente sulla Gazzetta Ufficiale n. 23 del 29 gennaio 2016.

I superpoteri dell’Anac. Non è una sorpresa che il vero cuore di questa riforma sia principalmente nella scelta di incentrare il nuovo sistema attorno al perno rappresentato dall’Autorità Nazionale Anticorruzione: lo si è letto già negli ultimi mesi, anche grazie agli aggiornamenti di Appaltitalia che offrono spunti importanti sulle notizie appalti, e difatti questo è uno degli aspetti principali del nuovo corso, rimasto immutato in tutti i passaggi burocratici.  L’Anac avrà dunque nuovi e maggiori poteri, anche sulla scorta delle tante, troppe inchieste che hanno interessato il mondo di bandi e gare pubbliche, mettendo a repentaglio il sistema delle opere in Italia, e diventerà un organo di regolazione e di vigilanza del mercato, a cominciare dalla stesura della “soft law” di stampa britannico al posto dell’attuale e troppo rigido regolamento appalti. Sarà poi sempre l’Authority a qualificare le stazioni appaltanti e a istituire e redigere l’albo nazionale dei commissari di gara. Ma, soprattutto, l’Anac produrrà degli atti di indirizzo, come delibere e bandi-tipo, che potranno essere vincolanti, e disporrà di nuovi poteri cautelari che potranno anche determinate lo stop alle gare in corso in casi di illegalità.

Una parola chiave. La parola d’ordine è semplificare: non a caso, la parola semplificazione ricorre più di venti volte nel testo della delega. Un concetto da applicare sia alle procedure, per la creazione del nuovo Codice, atteso entro l’estate, sia al quadro normativo, che dai 600 articoli attualmente in vigore nel vecchio sistema andrà sfoltito fino a raggiungere quota 200, nelle stime iniziali.

Ma un altro ambito nel quale declinare la semplificazione è anche quello della documentazione richiesta alle imprese, dove probabilmente saranno previsti meno oneri e maggiori possibilità di integrare in corsa eventuali errori, anche grazie alle nuove norme sui requisiti sviluppate a livello europeo.

Altri spunti. Come accennato, poi, la legge delega mette un freno al ricorso facile alle varianti in corso d’opera, ritenute una delle causa della lievitazione dei prezzi delle opere, spesso motivata con errori progettuali o imprevisti. Con le modifiche introdotte, la stazione appaltante potrà risolvere il contratto se la richiesta delle imprese supera una quota (da stabilire) del valore stesso dell’opera; inoltre, l’Anac potrà comminare una sanzione alla stazione appaltante che non abbia comunicato le varianti negli appalti superiori a quota 5,2 milioni di euro.

Altro stop anche per i ricorsi negli appalti che, stando a recenti statistiche, assorbono addirittura l’80 per cento del contenzioso amministrativo: con il nuovo sistema, i giudici avranno l’obbligo di valutare l’interesse pubblico al completamento delle opere prima di poter accordare una sospensiva e introdurre un rito speciale, da risolvere in camera di consiglio, per i ricorsi relativi alle cause di esclusione dalle gare, che non dovrebbero essere consentiti nelle fasi successive della procedura.

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