Ritorna in Italia Notre Dame de Paris l’opera di Riccardo Cocciante

Notre Dame de Paris musical

Il cast di Notre Dame Paris. Foto di Nicola Garofano

La grande espressione popolare moderna, “Notre Dame de Paris” torna in Italia dal 3 marzo 2016, e, ritornano anche chi ha consacrato il successo di Notre Dame, Giò Di Tonno (Quasimodo), Lola Ponce (Esmeralda), Matteo Setti (Gringoire), Graziano Galatone (Febo), Vittorio Matteucci (Frollo), Lola Ponce (Esmeralda), e due nuovi debutti Leonardo Di Minno (Clopin) e Tania Tuccinardi (Fiordaliso).

Uno spettacolo che ha girato il mondo con più di due milioni e mezzo di spettatori distribuiti in circa mille repliche, ed è stato cantato in 7 lingue diverse, dall’Inghilterra al Canada, poi Russia, Cina, Giappone, Corea del Sud, Libano, Turchia, e in decine di altri paesi, riscuotendo un successo senza precedenti.




Notre Dame de Paris porta la firma inconfondibile di Riccardo Cocciante per le sublimi musiche, e le parole di questa storia emozionante e appassionante di Luc Plamondon e, nella versione italiana, da Pasquale Panella. Le coreografie e i movimenti in scena sono curati da Martino Müller; i costumi sono di Fred Sathal e le scene di Christian Rätz; diretti magistralmente dal regista Gilles Maheu: un team di artisti di primo livello che hanno reso quest’opera un assoluto capolavoro.

Abbiamo scambiato poche parole con Riccardo Cocciante durante la conferenza stampa tenutasi a Roma a dicembre scorso.

Con quali emozioni affronta questa nuova avventura e ritornarci, poi, con gli interpreti originali?

Quando faccio musica sono sempre emozionato, e risentirli cantare dopo tanti anni, Giò o Lola o tutti gli altri, devo dire mi da un’emozione grandissima. Chiedo sempre agli artisti di rubare ciò che ho composto, io posso scrivere e anche interpretarlo un Quasimodo, ma poi devono essere loro a prenderlo e farlo diventare parte di loro stessi. Io voglio questo scambio fra noi, e, ogni volta che loro salgono sul palcoscenico e ricreano il personaggio, gli sono molto riconoscente.

notre dame paris musical

Riccardo Cocciante. Foto di Nicola Garofano

Dopo questo primo tour iniziale, ci sarà una sorta di staffetta tra i protagonisti che hanno consacrato il successo di Notre Dame con altri nuovi artisti…

Abbiamo richiesto agli artisti originali di venire, però è temporanea la loro presenza. Abbiamo fatto delle audizioni e ne faremo ancora, prepareremo, nel frattempo, un cast che continuerà dopo di loro, che spero sia altrettanto forte, ma è un lavoro lungo, a cui mi dedico moltissimo. Faccio degli atelier, li faccio crescere pian piano, finché possano raggiungere il livello giusto. Durante questo tour avremo la possibilità di fare nuove audizioni, perché non tutti sono potuti venire a Roma, tempo fa, quando abbiamo fatto le prime audizioni, anche a Napoli si faranno, vogliamo dare la possibilità a tutti o quasi.

Uno spettacolo che ha un successo in tutto il Mondo, ma che tipo di sforzo comporta un nuovo e diverso adattamento?

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Il cast di Notre Dame Paris. Foto di Nicola Garofano

Vado in ogni Paese in cui si rappresenterà e lavoro con la persona che scriverà il testo, non voglio chiamarlo adattatore, perché noi chiediamo di più, portare dell’arte sopra a dell’arte già esistente. Qualcuno ha scritto il testo, un altro la musica, e loro devono aggiungere un elemento in più. Lo abbiamo fatto in Italia con Pasquale Panella, ed è riuscito molto bene, lo stesso in Spagna, in Russia, anche in Corea, però, oltre a questo, ci teniamo moltissimo che lo spettacolo rimane identico completamente, non vogliamo adattare uno spettacolo per un Paese, ad esempio, in Corea, lo vedrai esattamente nello stesso modo, perché in Notre Dame abbiamo raggiunto un equilibrio così magico che raramente succede nello spettacolo. C’è bella musica, un testo splendido, una coreografia bellissima di Martino Müller, una regia di Gilles Maheu, splendida e molto semplice, ma esattamente come volevamo, è tutto molto sobrio ma molto forte. Raggiungere questo è difficilissimo, ma siamo arrivati a farlo e, quindi, non cambiamo niente, neanche una virgola, solo la lingua e gli interpreti.

Com’è nata quest’opera che di certo rimarrà per sempre nella storia dello spettacolo…

La mia è un’opera popolare e non vorrei essere accostato ai grandi dell’opera, ma mettermi un po’ sotto, però è un’opera nella struttura. Quando ho cominciato a scrivere mi sono dato delle leggi assolute, innanzitutto, non volevo assolutamente avvicinarmi alla forma del musical, fatta da un certo tipo di musica, c’è il parlato e del cantato, e una leggerezza ricorrente in questa scrittura. Poi, volevo assolutamente evitare il genere americano e recuperare la nostra cultura, quella europea. Volevo recuperare la voce, uno strumento meraviglioso a volte poco usato, invece, in Notre Dame vado all’eccesso totale dell’utilizzo della voce, quasi un po’ come nell’opera e, chiedo ai cantanti degli exploit ogni volta. Poi si sono aggiunti altri elementi che l’hanno differenziata totalmente, ad esempio, è la prima volta che si faceva uno spettacolo con il playback, era quasi vietato farlo, o, che si metteva un corpo di ballo che raccontava la storia. È la prima volta che si cantava con il microfono ravvicinato come i cantanti rock. È la prima volta che l’intensità sonora di emissione di Notre Dame raggiunge quella dei concerti popolari, dico questo, perché l’intento era proprio di fare un’espressione popolare moderna e recuperare tutta la nostra musica e inserirla in un contesto moderno di espressione, questo è Notre Dame.

Com’è avvenuta la scelta, circa venti anni fa, su Notre Dame de Paris?

Quando Luc Plamondon mi ha proposto l’argomento, la mia prima reazione è stata wow, Notre Dame, non è certo facile affrontare un argomento del genere. Sembrava pesante e non volevo aggiungere pesantezza su questo argomento così forte e potente, però ci siamo messi a lavorare. Prima di cominciare, avevo già scritto una decina di temi, come Il Tempo delle Cattedrali, Luna, Bella, e, quando feci i primi accordi di Bella, Luc mi scrisse le prime quattro righe, ci guardammo, e, dicemmo: Wow! È bello, bisogna farlo, e, siamo partiti con quest’idea.

Le parole del brano Clandestini:”Noi siamo gli stranieri, i clandestini. Noi siamo quel niente che conta zero. O Notre Dame e noi ti domandiamo asilo” oggi assumono un significato molto forte…

In Notre Dame de Paris c’è una storia d’amore che diventa più forte se inserita in un contesto nel quale viviamo. Noi stessi viviamo tutti i giorni un contesto sociale, ma, nel frattempo, viviamo la nostra storia d’amore, e Victor Hugo l’ha scritto in un modo perfetto. La storia è stata scritta tempo fa, e da noi anche, il problema dei rifugiati è un problema di sempre, non dico sia eterno, ed è bello notare che Hugo lo conosceva benissimo, ma lui aveva difficoltà a dare un nome a questa massa, adesso è comodo dire il cittadino del popolo, ma lui questa massa informe doveva darle un nome, informe perché soggiogata da monarchie, aristocrazie, poteri nobiliari, religiosi, militari, etc. doveva fare trapassare la gente nella letteratura, oltre che poi nella vita, il problema della clandestinità, del trapasso di alcune figure in luoghi forse un po’ più ameni e più vivibili è un problema costante. Ogni opera dovrebbe avere il suo momento in cui si parla del trapasso di figure a vite migliori su questa terra.




TOUR 2016

Milano dal 3 marzo – teatro Linear4ciak

Trieste dal 6 aprile 2016 – teatro Il Rossetti

Napoli dal 20 al 25 aprile – teatro Palapartenope

Bari dal 14 al 17 aprile – Palaflorio

Firenze dal 11 al 15 maggio – Nelson Mandela forum

Torino dal 19 al 22 maggio – Palaalpitour

Pesaro dal 26 al 29 maggio – Adriatic arena

Roma dal 9 giugno – Foro Italico – centrale live

Palermo dal 16 luglio – teatro di Verdura

Torre del lago dal 15 agosto – Gran Teatro Giacomo Puccini

Chieti dal 24 agosto – Anfiteatro La Civitella

Verona dal 1 settembre – Arena Di Verona

Parma dal 3 luglio – Piazzale Della Pilotta

Conegliano dal 6 all’8 maggio – Zoppas Arena

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