Postcards da Beirut a Napoli

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Postcards live

I libanesi Postcards per il loro incredibile tour italiano hanno scelto anche Napoli. Un bellissimo e intimistico concerto tenuto nel locale U-Turn, sotto la direzione artistica di Giuseppe Fontanella. La band indie folk di Beirut, Postcards, composta da Julia Sabra (ukulele, mandolino, chitarra e voce), Marwan Tohme (chitarre e voce), Pascal Semerdjian (batteria, armonica e voce), e Rany Bechara (basso, tastiera e voce), hanno due Ep all’attivo, Lakehouse (2013) e What lies so still (2015), ma sono già a lavoro per un primo album, che avrà differenti sonorità. La loro musica è contagiosa, dalle vibranti sonorità folk, originali e interessanti, in un mix di strumenti acustici ed elettrici, e la voce di Julia è memorabile, notevole, delicata come un angelo e potente allo stesso tempo, che trasmette intensi sentimenti emozionali, e da subito, i Postcards, hanno conquistato il pubblico napoletano. Abbiamo avuto la possibilità di scambiare quattro chiacchiere in un locale affollato con musica ad alto volume, tra un sorso di birra e del buon vino.

Iniziano con la solita domanda banale, per rompere il ghiaccio, come avete scelto il nome della band e quali altri nomi avevate pensato?

«In molti ci fanno questa domanda, ma nessuno ci aveva mai chiesto quali fossero le altre opzioni, in realtà, si trattava di un sacco di nomi veramente orribili. No man’s land, che era stato proposto da Pascal. Rany aveva proposto Sea turtle, poi c’era Paper. Abbiamo impiegato un mese per decidere il nome definitivo. Stavamo quasi rinunciando quando sentiamo una canzone dei Beirut, Postards from Italy, e abbiamo pensato fosse il nome giusto.»

Avete conosciuto i Beirut quando avete aperto un loro concerto nel 2014 al Byblos International Festival nella vostra città. Cosa vi hanno detto?

«Quando li abbiamo incontrati, eravamo già pronti a una loro domanda e ci hanno detto “ma il nome ha qualcosa a che fare con noi?”, e, noi abbiamo risposto, “No”, quindi, possiamo dire che i Beirut non hanno creato i Postcards, si erano già creati da soli.»

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Come si è formato il gruppo?

«Suoniamo da quando eravamo ragazzi, a scuola, anche se non abbiamo mai ufficializzato nulla. Abbiamo sempre fatto musica, ma mai in maniera professionale. Questa è la prima volta che facciamo le cose seriamente, grazie a Julia!»

Come siete arrivati a suonare in Italia?

«È un miracolo come sia successo. A inizio Luglio 2015 ci è arrivato un messaggio su Facebook di Paolo Mei di Rocketta booking, che aveva sentito una nostra canzone in una radio italiana, ma non sappiamo come sia arrivata a passare questa nostra canzone in radio.»

È la vostra prima volta in Italia, allora…

«Sì, siamo arrivati ieri, abbiamo suonato ad Avellino. Siamo arrivati a Roma, abbiamo aspettato il nostro fonico dal Portogallo e ci siamo messi in viaggio.»

Qual è il brano che suggerireste a chi non vi conosce ancora?

«Where the Wild Ones e Walls, di cui abbiamo realizzato anche i videoclip, ma, in realtà consigliamo tutte le canzoni.»

Nella stesura di una canzone chi scrive i testi, chi la musica? Lavorate insieme?

«La musica viene solitamente suonata insieme, quindi, quando abbiamo un’idea la mettiamo su insieme.

In realtà, la stesura dei testi è opera di Julia, perché, come dice lei, è quella che ha maggior confidenza con la lingua Inglese, quindi, lei scrive buona parte dei testi, noi le diamo una mano.»

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Quindi nasce prima la musica e poi il testo?

«Di solito sì. È capitato solo poche volte di aver scritto prima il testo e poi la musica.»

Avete realizzato due EP, ma state lavorando a un album?

«Sì, ci stiamo lavorando, il sound sarà più complesso. Durante questo tour italiano suoneremo un paio di nuovi brani che avranno un mood differente, non abbiamo mai suonato i vecchi brani nel modo in cui suoneremo i nuovi, di cui non hanno ancora un nome, quindi, per convenzione li chiameremo nuovo brano numero 1, numero 2…»

Avete in programma di lavorare con altre band?

«Spesso abbiamo la possibilità di collaborare con altre band libanesi che, allo stesso tempo, sono nostri avversari in eventi musicali. È questo è un problema. Il Libano è un paese molto piccolo e tra artisti ci si conosce tutti. Ognuno di noi ha collaborato con altre band anche in maniera indipendente.»

Cosa significa vivere a Beirut oggi?

«È come Napoli! La gente: pazza! Il problema immondizia: pazzesco! Noi non possiamo guidare qui, ma abbiamo visto cose pazzesche! Chi guidava si è stressato molto perché non aveva mai visto cose del genere.»

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Come la musica può aiutare a vivere in una realtà difficile come la vostra?

«La musica di certo non cambia la vita della gente, ma può essere un buon metodo per evitare di pensare alle cose negative e distrarsi. Se vivi i problemi del Libano e del Medio Oriente la musica può proiettarti in un mondo diverso.»

Se non aveste una band cosa fareste oggi nella vita?

«Sai, in Libano è impossibile vivere facendo il musicista, quindi, ognuno di noi ha un altro lavoro. Tra di noi c’è chi si occupa di animazione al pc o chi è ingegnere. Pensa solo che siamo in tour sfruttando le ferie che abbiamo a disposizione.»

Le altre date da non perdere dei POSTCARDS:

giovedì 11 febbraio: MARIUS, Barcellona P.G. (ME)

venerdì 12 febbraio: MORGANA, Benevento

sabato 13 febbraio: MR ROLLY’S, Vitulazio (CE)

domenica 14 febbraio: BUATT, Eboli (SA)

martedì 16 febbraio: NA COSETTA, Roma

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