The Bastard Sons of Dioniso, ilTour club 2016: la nostra intervista

Prosegue il Tour Club 2016 del power trio The Bastard Sons of Dioniso, una delle migliori band  indie rock italiane. Michele Vicentini, voce e chitarra, Jacopo Broseghini, voce e basso e Federico Sassudelli, voce e batteria hanno lasciato la rabbia e le loro canzoni come ordigni per darne una nuova chiave di lettura, nasce così Sulla cresta dell’ombra (2016), il loro settimo album con dodici tracce in versione acustica, tra cui due inediti, Sulla cresta dell’ombra e Vorrei un déjà-vu, e brani come Amor Carnale o Rumore nero sono diventati dei pregiati e ben rifiniti gioielli in una lieve distesa scivolante nel rock. Canzoni eleganti, forbite e accessibili al pubblico che presenteranno in questo loro nuovo tour, di cui man mano saranno aggiunte altre date.

The Bastard Sons of Dioniso intervista

The Bastard Sons of Dioniso

Durante una pausa del tour abbiamo avuto l’occasione di intervistare Jacopo Broseghini.




La locandina del vostro tour richiama la Grande Onda di Kanagawa, quindi sarete un’onda che travolgerà tutta l’Italia?

Suoneremo nei club, luoghi predisposti al rock’n’roll, però il nostro concerto è completamente acustico. Siamo in tre, a livello logistico più comodo anche fare il set power, e, la struttura base del concerto è Federico alla batteria, Michele alla chitarra ed io al basso, e, tutti e tre cantiamo, poi Federico passa davanti e facciamo una parte in acustico con due chitarre, il basso e le tre voci. La tournèe è stata studiata per essere fatta nei club, dove c’è un altro tipo di fruizione della musica.

Che cosa avete riservato ai vostri fan? Ci sarà qualche sorpresa in particolare durante il tour?

Abbiamo aggiunto delle canzoni che non avevamo mai portato nei nostri live, che il pubblico ci chiedeva, ma non avevamo mai affrontato per la difficoltà, e, abbiamo deciso di inserire Porte in faccia e Quello che Foo, brani dell’album Per non fermarsi mai (2011). Inoltre, c’è la parte acustica centrale, dove facciamo sentire il nostro nuovo lavoro e, naturalmente, anche i due singoli inediti, con Michele che suona la chitarra acustica, come la versione del disco.

The Bastard Sons of Dioniso

Sulla cresta dell’onda cover

Sulla cresta dell’ombra, un titolo che suona molto ironico. Richiama il vostro passato?

È una canzone autobiografica, parla delle nostre esperienze, del nostro vissuto e delle nostre influenze, ed essendo musicisti, si vive nel mondo dell’apparenza, nell’ideale delle persone, che ti vedono, ti sentono, e, quindi, esisti. Un brano che si basa molto sull’apparenza, anche se abbiamo una nostra realtà che siamo riusciti a costruirci e ci fa stare bene. Abbiamo capito che, per noi lavoratori nel mondo della musica, quello che stiamo vivendo, non deve essere per forza vissuto attraverso gli occhi degli altri, ma che possiamo condividere con tutti, perché ognuno deve cercare di stare bene con se stesso, e vivere il suo lavoro come una cosa che arricchisce gli altri, e, soprattutto, se stessi. Un discorso abbastanza filosofico sull’apparenza che richiama l’ombra platonica del fuoco della caverna che si ricongiunge a quello che è la realtà, e, a quello che è l’apparenza.

Voi siete un gruppo indie, ma avete mai avuto una casa discografica alle spalle?

Mai avuta, non abbiamo mai mandato il disco a nessuno, fin dall’inizio abbiamo prodotto dischi e venduti ai nostri concerti. Siamo sempre stati molto pratici, ci piace gestirci e seguire il tutto. Oggi abbiamo preso il ruolo della discografica, lavoriamo con un ufficio stampa, agenzia di booking, così possiamo focalizzare le energie e scegliere le persone con cui lavorare, conosciute durante il corso di questi anni. Siamo noi la nostra casa discografica.

Siete degli artigiani, allora…

A me piace questa visione, con il nostro studio possiamo farci le produzioni, ma il missaggio, il mastering e tutte le parti finali del lavoro, non avendo i mezzi per farlo, andiamo in altri studi, sempre con il nostro tecnico di fiducia, Gianluca Vaccaro, che ha seguito anche il nostro ultimo lavoro, e, quindi, abbiamo la base di partenza e cioè produrre la nostra musica e non dobbiamo chiedere niente a nessuno, poi a lavoro finito, uniamo tutte le forze ed energie per la pubblicazione e promozione.

Sulla cresta dell’ombra è un album bellissimo, con ottimi arrangiamenti, in cui avete destrutturato le vostre vecchie canzoni, impreziosite da una sezione archi. Come mai vi siete diretti su questo genere minimal?

Le nostre canzoni super rock le abbiamo spogliate riportandole al loro stato embrionale. L’idea originale era inserire nel disco alcune nostre canzoni che suonavamo già nel nostro live set acustico, ma, nel momento in cui abbiamo iniziato a lavorare, ci siamo accorti di alcune cose che avevamo lasciato in sospeso, dubbi che non avevamo fugato nel momento delle registrazioni. Così li abbiamo risolti e sono state fatte delle piccole modifiche, magari impercettibili a livello armonico, di una nota per tutta la canzone, ma che non avevamo fatto lì per lì, e, ci siamo tolti quello sfizio, riportando tutto alla dimensione originale. E, in quel momento, abbiamo deciso di collaborare con altri artisti, e, si è aperto un nuovo punto di vista su quello che sono i nostri pezzi, che sicuramente ha dato una marcia in più ai pezzi di quest’album.

Con questa nuova veste, infatti, L’amor carnale è diventato un piccolo gioiello…

Abbiamo scelto di riproporla, sembra quasi uno scherzo ma è lo stesso pezzo. Semplicemente è una questione di strumento che le suona, forse, si riesce a capire meglio tutto il lavoro che c’è nella struttura armonica dietro a tutti i nostri brani.

Com’è nata la collaborazione con gli Gnu Quartet, come li avete conosciuti?

Gli Gnu Quartet li abbiamo conosciuti per un lavoro che abbiamo fatto in precedenza, nel brano Trincea, secondo singolo dell’album che portava il nostro nome The Bastard Sons of Dioniso (2014) e avevamo collaborato con loro negli arrangiamenti degli archi, una fase del lavoro in cui avevamo delle difficoltà per riuscire a capire cos’era il meglio o il peggio, e, ci hanno risolto la situazione. E da lì abbiamo cominciato a collaborare insieme, era stupendo mettere nelle loro mani i nostri pezzi: “Ragazzi, questa è la nostra idea, fatene quello che volete”. E, il risultato è stato incredibile.

Quali sono le altre collaborazioni in quest’album?

C’è un bravissimo Alberto Marsico, piemontese, che suona l’organo Hammond con uno stile incredibile. Le canzoni sembravano quasi vuote sul montaggio, gli elementi sono già pochi, noi siamo in tre, e, svuotarli ancora in più, si sentiva che mancava qualcosa, e, infatti, è stato grandioso metterli nelle mani di persone come Marsico, che è venuto in studio una mattina, ha registrato in due ore, nei brani come Rumore Nero o Samurai. Poi c’è un altro nostro amico, liutaio e pianista, che ha suonato il pianoforte, noi abbiamo fatto tutti gli arrangiamenti, che però non era suonato dal vivo su di un piano, e, allora abbiamo deciso di farlo, e abbiamo portato un piano in studio.

L’altro inedito di quest’album è Vorrei un déjà-vu, cosa vorreste rivivere?

Si parla di amore, che supera la barriera dell’essere umano, verso il quale o con il quale, si è provato quella sensazione.  Si cerca un amore che è stato provato, ma difficile da ritrovare, è un déjà-vu divertente, perché mi sembrava una cosa spazio temporale che mi distruggeva tutto. Volere un déjà-vu che avviene mentre lo stai vivendo, un momento che, in maniera logica, mi mandava fuori di testa, quindi, mi piaceva come concetto e, riuscire a trovare l’amore.




Come avviene la scrittura di un vostro testo?

Nello specifico, un’idea parte da me, e, poi il tutto è passato attraverso diverse mani. A noi piace avere dei punti di vista anche di altre persone che ci fidiamo, e, con le quali, abbiamo collaborato in passato. Sulla cresta dell’ombra è stato un vero parto, per riuscire a dire quello che volevamo, e, renderlo più condivisibile possibile come sensazione. Noi parliamo di una cosa specifica, però chi ascolta, si fa completamente un’idea sua, e, questo è un po’ il concetto del brano, Sulla cresta dell’ombra. Noi diamo un messaggio che, però, passa attraverso di te e la tua esperienza, quindi, il significato, alla fine, è quello che ha ognuno che lo ascolta. Anche tra di noi, infatti, ognuno ha un’idea diversa del testo, adesso sono io che ti parlo, se per caso mi sentono gli altri due Bastard, mi possono riprendere perché per loro significa tutt’altra cosa.

Sono passati tanti anni, ma siete ancora molto affiatati come agli inizi…

Non abbiamo mai litigato, nel senso di urlare o dirci parolacce. Abbiamo avuto la fortuna di poterci esprimere e avere la forza di volontà di portare avanti una strada che, sicuramente, non è la più pianeggiante del mondo, però le soddisfazioni arrivano, e, andare in giro e suonare, è una cosa che ci dà sempre tantissima energia, magari arrivi sfinito e non ti senti più dentro niente, ma l’amore dei fan durante un concerto ti dà tutto quello che dovevi sapere sul perché e cosa sarà di noi.

The Bastard Sons of Dioniso intervista

The Bastard Sons of Dioniso

State già preparando nuovi pezzi per un nuovo album o è troppo presto per parlarne?

Sì,  stiamo lavorando a nuovi brani, le idee quando cadono cerchiamo di raccoglierle.

Avete mai giocato la carta Sanremo?

Certo, il pezzo giusto era Trincea e avevamo le tempistiche di presentazione, e ci siamo detti proviamo a lanciare questo sasso e vediamo che onde rifletterà. Eravamo a buon punto con la scelta, ma poi sono stati scelti i Perturbazione.

Comunque, quando partiamo con il lavoro, non ci poniamo il limite per poi andare a Sanremo, non è la prima cosa che ci viene in mente, però se capiterà di nuovo l’occasione, ci proveremo.

Proverete, in un prossimo futuro, di contattare qualche casa discografica o preferite autogestirvi?

Se si potesse avere un rapporto lavorativo con una casa discografica, per noi sarebbe molto più semplice e meno lavoro, però bisogna capire se si sta lavorando per la stessa cosa e come si sta lavorando. Ci sono delle cose per noi importanti, forse per altri sono stupide, ma siamo fatti così, e, quindi, per noi sarebbe bello avere una sicurezza. Si farebbero più progetti, poi hanno più peso con le radio, più potere di scambio. Sicuramente, se si lavora su di noi, sulla nostra musica e su quello che vogliamo dire, noi diremo sempre di sì.

Sab 27 Febbraio @ Vibra Club – Modena

Ven 4 Marzo @ Teatro Ordigno – Vada (LI)

Sab 5 Marzo @ Combo Social Club Firenze

Ven 11 Marzo @ Decibel – Magenta (MI)

Sab 12 Marzo @ The Brothers – Grezzana (VR)

Ven 18 Marzo @ FAQ Live Music Club – Grosseto

Ven 25 Marzo @ Supersonic Music Club – Foligno (PG)

Sab 26 Marzo @ Soul Kitchen – Fermo

Dom 27 Marzo @ Civico 130 – Atella (PZ)

Ven 1 Aprile @ Black Out – Roma

Ven 8 Aprile @ HonkyTonky – Seregno (MB)

Sab 9 Aprile @ Balera – Calvari (GE)

Ven 22 Aprile @ SMART lab – Rovereto (TN)

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