Vetro e Acciaio: 2° capitolo “Un misterioso delitto”

Vetro e Acciaio. L’acqua calda e piena di schiuma avvolgeva e accarezzava il corpo muscoloso e possente di Maurice Armada, che ogni sera di ritorno da una lunga giornata di lavoro non si faceva mai mancare il bagno caldo pieno di schiuma

Vetro e acciaio
Ora era lì totalmente immerso nell’acqua, con il suo immancabile bicchiere di vino rosso poggiato sul bordo della vasca tondeggiante e smaltata di blu cobalto.
Era al telefono, era nervoso e quanto mai stressato, il bagno sembrava non sortire lo stesso effetto del solito, sarà che in genere in quella vasca c’era sempre una “piacevole” compagnia femminile o semplicemente era perchè la telefonata non gli aveva portato le risposte che cercava.

“Ti ho detto che la devi trovare quella troia! Quella può sputtanarmi!…Lo so lo so cazzo! Negli ultimi mesi le cose mi sono sfuggite di mano…accidenti…ho perso il controllo va bene? Ora pero’ rivoglio solo mia moglie a casa con me, non mi interessa altro…chissà con chi starà parlando ora!…Ok…richiamami appena sai qualcosa!” Maurice chiuse la comunicazione, impugno’ il bicchiere con il vino e lo portò alle labbra sorseggiandolo avidamente.

Ripose il bicchiere sul bordo vasca, si immerse totalmente con tutta la testa nell’acqua ormai quasi tiepida, ne usci di nuovo sbuffando acqua e schiuma.
La sua testa bagnata di schiuma e acqua fu avvolta improvvisamente da un sacchetto di plastica trasparente tenuto ben saldo da due mani guantate in nero che sembravano forti e decise.
Maurice inizio’ ad ansimare rabbiosamente, il corpo si agitava nell’acqua come una enorme anguilla impazzita schizzando acqua dappertutto, cercava di strapparsi dalla faccia quella improvvisa maschera di plastica mortale ma il respiro iniziava sempre piu’ ad affaticarsi.

Continuando a cercare di liberarsi riuscì a strappare parte del sacchetto di plastica, si stava per liberare ma fu raggiunto da un colpo feroce e secco alla  tempia destra, si udì uno schiocco come di ossa rotte, rivoli di sangue fuoriuscirono dal naso, il suo bel corpo atletico si accascio’ esanime nella vasca che inizio’ lentamente a tingersi di rosso.
La misteriosa figura raccolse il martello dal pavimento e scomparve cosi com’era apparsa.

Claudia continuava a pensarci, la solita scena le tornava in mente: quelle urla, quel pianto tormentoso non la lasciavano quasi mai, fortuna che oltre a quella scena drammatica, triste che le aveva spezzato l’esistenza se ne aggiungeva ormai un’altra, ciò che era successo in quel bar, quell’incontro fortuito con quelle due donne cosi belle eppure cosi tristi, sole, era stato come ritrovarsi allo specchio e rivedersi e perciò sentirsi un po’ meno sola: chissà se per loro era lo stesso!

Aveva desiderato avere quel bambino più di ogni altra cosa, era l’unico tassello che le mancava per completare il suo puzzle esistenziale o almeno dopo la perdita del marito James in quell’ incidente quando era al settimo mese di gravidanza, quel bambino rappresentava per lei non solo il suo futuro, ma anche un legame forte e indissolubile con l’amore della sua vita scomparso tanto improvvisamente e…prematuramente.

Claudia era sicura che la vita le avesse davvero dato tutto ciò che una donna potesse desiderare: un bel viso, un bel corpo, una carriera di successo come stilista di moda, un marito dolce e presente e poi un figlio tanto atteso e desiderato.

Ora in meno di un anno era sola in uno squallido albergo di periferia a cercare di leccarsi le ferite profonde e sanguinanti, cercando di darsi una risposta a quanto era accaduto, quell’incontro al bar aveva un significato ben preciso? Era un altro chiaro messaggio del destino? Oppure una semplice coincidenza nata e morta nel momento stesso in cui si erano salutate? Pensava a Julia, ma pensava sopratutto a Laudonia, che donna stupenda, che sguardo fiero, deciso deturpato dall’egoismo maschile, e quelle valigie in macchina? Stava andando via, stava fuggendo non c’era altra spiegazione.

Laudonia sentì finalmente la chiamata per il volo che attendeva da quasi un’ora, le tremavano le gambe, gli occhi erano stanchi e pesanti, il cuore le martellava nel petto ad un punto tale che aveva quasi l’impressione di poterlo vedere pulsare verso l’esterno.

Si stava dirigendo all’imbarco quando noto’ alcuni uomini che le stavano andando incontro con decisione, cerco’ di non mostrarsi spaventata e insicura, si voltò intenzionata a tornare indietro ma venne subito bloccata da altri due uomini in borghese.
“La signora Laudonia Riley?”
“Si…si sono io. Posso, posso aiutarvi in qualcosa?” Laudonia cercava di non tradire il terrore piu’ cieco che l’attanagliava in quel preciso istante.
“Noi crediamo di si signora. Deve venire con noi in centrale per delle domande.”
Laudonia comincio’ a mordicchiarsi le labbra nervosamente, alcuni passanti si voltavano e altri si fermavano a debita distanza incuriositi da quanto stava accadendo.
“In centrale? Domande?…E…e sentiamo…perchè dovrei seguirvi in centrale?”
“Si tratta di suo marito signora…Maurice Armada…è stata brutalmente ucciso nella vasca da bagno circa un’ora fa.”
Laudonia senti’ che tutto intorno cominciava a stringersi sempre di piu’ contro di lei, il pavimento sembrava liquefarsi sotto i suoi piedi.
Gli altri due poliziotti in borghese la presero sottobraccio inducendola con fermezza a seguirli, mentre l’altro l’aiutava a portare le due valigie.
Laudonia si lasciava andare ma ancora doveva realizzare quanto aveva appena appreso: Maurice, suo marito, colui che le aveva messo le mani addosso era morto ammazzato?

continua…

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