Vetro e Acciaio: 3° capitolo “So cosa hai fatto!”

Vetro e Acciaio. La stanza era male illuminata, claustrofobica, pareti grigie e il solito grande specchio alle spalle che lasciava presagire il famoso doppio specchio.

Vetro e acciaio

Laudonia era seduta su quella sedia metallica già da due ore e dallo stesso tempo non faceva altro che rispondere alle solite domande della detective che in quell’istante era seduta di fronte a lei e la fissava dritta negli occhi.

“Allora sig.ra Riley…ricominciamo daccapo! Perchè stava scappando?” Laudonia nonostante la situazione fosse contro di lei cercava di mantenere un controllo ed un fermezza che da qualche giorno sembrava aver perso, decise di recuperare e di tornare ad essere come sempre.
“Senta detective…noi non ricominciamo un bel niente! E’ vero stavo andando via…ha visto la mia faccia? Ha visto queste braccia?…”.
“Si le abbiamo viste ma non l’aiutano sa…anzi le peggiorano soltanto la situazione…lei è stata picchiata e probabilmente dall’uomo che ora giace in obitorio con la testa spaccata! Abbiamo movente e intenzionalità…lei mi sembra piuttosto lucida ed in grado di intendere e di volere!”
Laudonia si stiracchiò sulla sedia raccogliendosi i capelli tra le mani lasciandoli poi ricadere fluenti sulle spalle.
“E’ vero…quel figlio di puttana meritava di morire! E se ne avessi avuto il coraggio lo avrei ucciso con le mie stesse mani! Ma non sono stata io…ero in albergo e pronta a partire ma per fuggire da lui e dalla sua improvvisa violenza che nel giro di due giorni mi ha rovinato un’intera esistenza che pensavo fosse perfetta…intoccabile!” Un leggero velo di lacrime le apparve sugli occhi marroni, la disperazione cominciava a montarle dentro come un uragano e non le piaceva affatto.

Claudia parcheggiò la sua auto nel parcheggio dello studio legale del suo avvocato.
Una volta raggiunto il piano, venne fatta accomodare nel comodo e accogliente salotto antecendente l’ufficio principale.
Claudia inizio’ subito ad innervosirsi strofinandosi ripetutamente le mani una contro l’altra e passeggiando nervosamente su e giù per la saletta, per fortuna i suoi passi nevrotici erano attutiti dalla moquette, al telefono l’avvocato Spencer era stato assolutamente misterioso ed evasivo, le aveva solo detto che doveva andarla a trovare perchè voleva informarla di una cosa di vitale importanza.

Una voce maschile autoritaria e sicura la stava già chiamando ma lei non sentiva persa com’ era nei suoi pensieri, l’avvocato le poggio’ la mano tozza sulla spalla con delicatezza, lei ebbe un sussulto ma subito si ricompose sorridendogli, l’avvocato la fece accomodare in ufficio riempiendole una tazza di caffè caldo dal bricco poggiato sul minibar accanto alla finestra.

“Allora Claudia…come stai oggi? Come ti senti?” Esordì lui in tono deciso ma dolce al tempo stesso.
“Sinceramente Bradley non so cosa risponderti…credevo di avere una vita…un lavoro…un marito e una famiglia in arrivo ma…ora non ho piu’ niente…tutto spazzato via!”
“Hai ancora il tuo lavoro…sei una stilista in gamba e piena di talento…stavi per avere una griffe tutta tua…puoi ricominciare da questo!”
“Ti ringrazio e…si in effetti ci stavo pensando ma sono talmente svuotata in questo momento che non so proprio cosa fare, da dove iniziare.”
L’avvocato apri’ un cassetto in basso dell’enorme scrivania in massiccio mogano e ne tiro’ fuori un fascicolo.
“Forse posso aiutarti…sapevi che James aveva redatto un testamento?” Claudia ricevette la notizia come un pugno nello stomaco.
“James?…Un testamento?…Non è possibile…era un semplice impiegato di banca come…come è possibile?”

La detective stava per ricominciare la raffica di domande nei confronti di Laudonia quando un collega entro’ di soppiatto e attrasse la sua attenzione, i due borbottarono qualcosa per qualche secondo, poi la detective torno’ verso Laudonia.
“Lei è fortunata sa…qualcuno le ha pagato la cauzione…è libera…per ora!” Laudonia era visibilmente sorpresa.
“E chi ha pagato?”
“Non lo so…pare sia giù ad aspettarla…puo’ andare ma si ricordi che lei rimane la principale indiziata…tutto conduce a lei.” Laudonia si alzò e per un istante ebbe un cedimento alle gambe ma passo’ altrettanto in fretta. Quando scese nell’atrio del dipartimento trovo’ con sua enorme sorpresa Julia che l’attendeva impaziente.

“Non posso crederci…e tu da dove sbuchi fuori?” Julia le sorrise dolcemente.

“Ho sentito la notizia al telegiornale…sei piuttosto famosa a quanto pare…e…non te lo so spiegare ma…dopo l’altra sera in quel bar non ho fatto altro che pensare a che strana coincidenza potesse essere stata e quindi sono corsa qui subito.” Laudonia salì in taxi con Julia, era ancora incredula e stupefatta anche piu’ della notizia dell’uccisione del marito.
“Qualcuno lo ha ammazzato sapendo bene che la colpa potesse ricadere su di me…non riesco a capire perchè e chi possa essere stato anche se se l’è meritato quel figlio di puttana!…Grazie Julia…sei il mio angelo custode!”
“Bè anche tu lo sei…l’altra sera tu e l’altra donna mi avete salvata da quel pazzo ubriacone quindi diciamo che siamo pari.”

“Claudia…tuo marito ti ha lasciato due milioni di dollari in titoli di stato…e queste sono le chiavi di una villa con piscina che aveva acquistato per te e vostro figlio…si trova appena fuori città…è tutto tuo adesso…puoi disporne come e quando vuoi!” La donna era esterrefatta, scoppio’ in un pianto convulso e disperato, non sapeva se essere felice oppure ancora piu’ disperata, in quel momento si trovava davvero ad una svolta decisiva e doveva decidere, era giunto il momento ed era sola, completamente sola.

Laudonia abbraccio’ affettuosamente Julia sul portone di casa sua, ora poteva tornare a casa, la sua di casa, ora era libera…finalmente.
“Mi raccomando, risolvi con il tuo appartamento e appena puoi trasferisciti pure da me c’è spazio e…non mi va di stare sola ok?” Julia annuì tornando verso il taxi.
Laudonia entro’ in casa, regnava un forte odore di chiuso, la casa era disabitata da tempo ormai, da quando si era sposata. Accese subito tutte le luci, tiro’ giù le lenzuola che ricoprivano i mobili ormai impolverati e aprì balconi e finestre per un doveroso ricambio di aria. Il telefono squillo’ piu’ volte, corse a rispondere.
“So chi ha ammazzato tuo marito!…Ho visto tutto…ma da adesso in poi sei nelle mie mani!” Laudonia si sentì agghiacciare totalmente.
“Chi parla?…Chi sei?…Pronto!…Pronto!”

Continua…

Ideata e scritta da Giuseppe Ino

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