Massimo Zamboni e Angela Baraldi + Operaja Criminale – SuperSanto's, Roma 12/06/12

L’estate è qui. Le temperature aumentano, il sudore percorre tutta la pelle, una baraonda di calore invade tutta la città. Trovarsi faccia a faccia con condizioni meteorologiche di questo tipo è alquanto difficile, ma è anche vero che non ci si può perdere d’animo quando si tratta di dare vita ad un summer camping situato in quel di San Lorenzo Estate. Sapendo che, con la complicità di Ausgang e di Lanificio 159, è con SuperSanto’s che si dà spazio a tante realtà nostrane, tanto di punta quanto come spalla nel corso di una serata, e che tra un giro e l’altro al Circolo un’ulteriore zona dove godersi spettacoli simili bisogna pur concedersela, questo è il momento giusto per oltrepassare la linea.

Poco più di due settimane dalla nascita sono quelle che separano l’esibizione prossima a venire, e oltretutto gratuita. Da una parte, come opening act, ci sono gli Operaja Criminale, capeggiati dalla voce, con annesso Moog, di Matteo Scannicchio e dal violino di Andrea Ruggiero, autori di un gran disco d’esordio come “Roma, guanti e argento“, che in quanto a stupore non ha per nulla deluso le aspettative, anche grazie alla produzione della Psicolabel di mr. Giorgio Canali. Dall’altra parte, una rilettura che non è una semplice rilettura del proprio passato: quella di Massimo Zamboni, ex CCCP Fedeli alla linea e Consorzio Suonatori Indipendenti, assieme ad Angela Baraldi, divenuta da felice scoperta della Pressing di Lucio Dalla una signora furente che non ha mai perso la tenerezza, e che esce fuori con “Solo una terapia: dai CCCP all’estinzione”, dove non mancano anche le perle scritte esclusivamente dalla propria mano. Del resto delle donne del rock Massimo ne sapeva qualcosa ancora prima della pubblicazione di “Sorella sconfitta”, e altrettanto si può dire dei giorni nostri.

Giunge la sera. Si viene a sapere all’ultimo minuto di un imprevisto tecnico che porta a ritardare un’esibizione prevista originariamente per le 21:30. Non fa molto piacere attendere prima delle 22:00 la salita sul palco di un gruppo pronto ad aprire le danze, quando già si è belli che riscaldati. Ma alla fine le danze si aprono eccome: eccoli qui, tutti e quattro i componenti (con batteria Federico Leo al posto di Cesare Petulicchio dei Bud Spencer Blues Explosion, quest’ultimo figurante nelle registrazioni in studio), pronti a trascinare un pubblico che non sarà vastissimo, ma che è bello che sufficiente. Ed è un “Tremore” quello che dà il La a tutto, quello che è stato suddiviso in tre momenti e del quale c’è da godersi il terzo, estratta dal disco sopracitato, e successivamente il primo, rimasto fuori ed eseguito solo con i mesi a venire. Un tremore condiviso anche dalla chitarra di Giorgio Maria Condemi, sia quando c’è da suonare La mia città è morta che quando c’è da affrontare quello che è L’ordine naturale delle cose, mentre a fare la parte della terra che diventa madre sono gli spettatori come me che si godono lo spettacolo. Però al tremore si può, anzi, si deve contrapporre anche la calma, la maggiore pacatezza che si rispecchia con La routine dei guanti prima e il viaggio tra Milano e Torino poi. Geograficamente parlando, aria diversa che si respira dall’inizio alla fine, per del materiale che dal vivo si conferma essere molto coinvolgente. Il laboratorio sonoro in questione è qui che chiude la performance, conscio di aver raccolto un alto gradimento.

È un fuoco che ha bruciato, ma non ha ancora divampato completamente. Perché, con la venuta dell’evento principale e una conseguente trasformazione del luogo in cui si svolge il tutto in una zona sì gremita di presenti, appare sempre più evidente che ci sia ancora da divertirsi e da viaggiare. Finita la pausa, ecco che salgono sul palco loro: Massimo Zamboni, Angela Baraldi, il chitarrista Erik Montanari, il bassista Cristiano Roversi e Simone Filippi degli Üstmamò alla batteria, sostituto ideale di Gigi Cavalli Cocchi. Il caso vuole che una serata simile coincida anche con il compleanno della stessa Baraldi. Un motivo in più per essere qualcosa di speciale, inaugurato nella maniera più consona. Il recente terremoto in Emilia Romagna ha scosso un po’ tutti noi, non solo i presenti, e questo i ragazzi, anzi, quattro uomini e una donna lo sanno bene. Partire con Emilia paranoica è strettamente necessario, tanto per stare vicino a chi ha bisogno di conforto e solidarietà, lontano dall’ipocrisia e dal marketing, quanto per vedere il delirio di chi sta guardando dal basso. Non è solo una terapia quella che accompagna la folla che assiste, pronta persino a darsi al pogo, è anche un’esperienza attraverso cui fa molto piacere sentire Del mondo cantata dal solo Zamboni con tanto di chitarra acustica, Annarella trasformata in una ninna nanna e per nulla priva della magia della versione originale, e un simile discorso si può fare per lo stravolgimento Cupe vampe, Mi ami?, Io sto bene e Curami che sanno sempre come far esplodere i partecipanti, ogni volta che vengono suonate, un’Allarme che è tutta un programma, e addirittura Oh battagliero e Huligani Dangereux, non presenti nell’album ed anche per questo semplicemente inaspettate. Tra qualche simpaticissima battuta tra un brano e l’altro e gli auguri dal palco ad Angela, autentico animale da palcoscenico a metà tra Iggy Pop e Patti Smith, lo spazio alle composizioni del solo Massimo non manca di certo, tanto per Don’t Forget (da “L’inerme è l’imbattibile”) quanto per Nove ore (dalla colonna sonora di “+ o – il sesso confuso”, poi inserita in “Solo una terapia”). Analogamente quando si parla di canzoni inedite, come la recentissima Sbrài, o addirittura freschissime e mai registrate in studio (In rotta).

Sembrerebbe essere tutto finito. Risuonano già le prime delusioni. No, non è così, i musicanti hanno ancora qualcosa in serbo. Per il bis c’è una Miccia prende fuoco che pur senza Nada sa sempre come reggersi in piedi, con tutte le scarpe, e il Medio Oriente di Punk Islam visto oggi con altri occhi, quelli di chi non riesce più a tollerare le disgrazie firmate da mani imperialiste sporche di sangue (“Allah è grande, nessuno è il suo profeta“, la diretta conseguenza dell’uccisione di Mu’ammar Gheddafi e della devastazione della Libia), nonostante tenti con tutte le sue forze di tenere duro, senza rassegnazione alcuna.

Mezzanotte. Fine. Siamo tutti belli che segnati, e scambiare quattro chiacchiere con diversi dei suonatori di cui sopra nel corso della serata non può che rivelarsi la ciliegina sulla torta per quello che non è stato un inutile fuoco di paglia, ma un bisogno di scatenarsi e di ammirare per la prima volta dal vivo cose a cui prima o poi sarebbe arrivata l’occasione di essere presenti. In un summer camping come il SuperSanto’s ci sono tante sorprese, e piano piano vengono mostrate tutte. Pentirsi? Giammai.

Foto di Serena De Angelis

Gustavo Tagliaferri per Mag-Music

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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