Impariamo a volare! Racconti e poesie dall’isola del naufragio: presentazione del libro il 28 Giugno

Impariamo a Volare, racconti e poesie dall’isola del naufragio. Martedì 28 giugno 2016, alle ore 16.30 presso la Casa di Reclusione di Massa

Cattura

Edito da Bandecchi & Vivaldi di Pontedera e realizzato con il contributo finanziario della Banca della Versilia Lunigiana e Garfagnana. Il libro raccoglie i racconti e una selezione di poesie realizzati dai detenuti della Casa di Reclusione di Massa nel corso dell’anno 2015, nell’ambito delle attività del Laboratorio di Scrittura Creativa organizzato dalla Direzione dell’Istituto e dall’Associazione di Volontariato Carcere di Massa. Il dr. Costantino Paolicchi, responsabile del progetto, ha indicato nella sua introduzione al libro quali sono gli indirizzi e le finalità che il laboratorio si proponeva: “Leggere molto e scrivere quanto più possibile sono gli strumenti indispensabili per tutti coloro che desiderano esprimere i propri sentimenti, le proprie emozioni, la propria sensibilità, la propria ricchezza interiore attraverso la scrittura. Leggere molto: scoprire attraverso gli autori classici e contemporanei come nasce e si sviluppa una storia, una narrazione; capire la tecnica utilizzata da altri, imitarla, studiarla, smontarla e rimontarla per penetrarne i segreti, divenire critici della scrittura altrui per divenire critici di noi stessi. Leggere per arricchire il proprio bagaglio culturale e linguistico, per assimilare la capacità di osservare, di ascoltare il mondo che rivelano certi autori, quelli che ci introducono quasi per magia nel loro vissuto o che partecipano con i loro racconti dell’esistenza e delle esperienze degli altri. «Non dobbiamo leggere per dimenticare noi stessi e la nostra vita quotidiana – ha scritto Herman Hesse – ma al contrario, per impossessarci nuovamente, con mano ferma, con maggiore consapevolezza e maturità, della nostra vita».

Con queste premesse essenziali – annotava Paolicchi – abbiamo dato avvio ad un percorso di scrittura creativa. Di un percorso infatti si è trattato, piuttosto che di un tradizionale “corso” o laboratorio che dir si voglia: un percorso che abbiamo compiuto insieme durante l’anno, un cammino alla ricerca di nuove possibilità espressive, di nuovi linguaggi da utilizzare per raccontare di sé, delle proprie esperienze, delle proprie emozioni, delle attese e delle speranze, per ricostruire momenti vissuti che hanno lasciato un segno dentro di noi”.

La dottoressa Maria Martone, direttrice della Casa di Reclusione di Massa, nella sua prefazione ha scritto: “Non è facile trovare le parole per presentare questo libro, perché sono tanti i pensieri che si sono susseguiti nella mente nel leggere i racconti e tante sono state le emozioni che ho provato nell’assaporare l’essenza dei sentimenti evocati dai racconti e dalle poesie qui raccolte. I temi trattati sono variegati e collegati ai tanti aspetti della vita di un individuo, ma anche ai suoi sogni e alle sue speranze, ponendo interrogativi esistenziali importanti.

Sono stata particolarmente colpita dalla genuinità delle storie e dalla profondità delle emozioni narrate, anche di quelle che in apparenza potrebbero sembrare più dure o più ciniche ma che, ad una lettura più intensa, esprimono una grande delicatezza d’animo. Mi sono ritornate alla mente le parole di Papa Francesco che esorta a “ non avere paura della tenerezza”, a riconoscere in essa una forza interiore, quale vero motore della vita. Ed è questo il sentimento che ho colto in modo particolare in tutti i racconti, in cui sono trattati i grandi temi dell’amore, della sofferenza, della solitudine e della pace con estrema dolcezza e con grande dignità.”

“Abbiamo letto con attenzione i racconti proposti – si legge nel testo del prof. Angelo Gatti responsabile del Coordinamento Gruppi di Volontariato – e li abbiamo trovati non solo scritti con correttezza grammaticale, ma ben articolati e di ampio respiro narrativo. (…) In tutti abbiamo trovato segnali e messaggi pregnanti di umanità e di voglia comunicativa. I sentimenti più ricorrenti nei testi non nascondono l’esperienza della detenzione, più o meno lunga, degli autori; il senso di colpa per il reato commesso, il pentimento e desiderio di riscatto affiorano inconsciamente. La detenzione in particolare ispira tematiche che possiamo definire di natura romantica: il ritorno al paese natale, all’infanzia e agli affetti familiari, la nostalgia della casa e del focolare domestico, il desiderio di rivedere i figli a cui spesso non è stato possibile riversare l’affetto e l’educazione dovuti, gli amici e i paesani di un tempo, la serenità e il conforto che dà la natura con i suoi ampi paesaggi e scenari”.

Il dottor Enzo Stamati, Presidente della Banca della Versilia Lunigiana e Garfagnana, ha così espresso il suo apprezzamento per il libro: “I racconti presenti in questa raccolta sono come percorsi, piccole strade acciottolate sulle quali possiamo osservare, passo dopo passo, immagini, sensazioni, atmosfere. Percorsi di uomini che raccontano storie di vita vissuta o immaginata, che lasciano traccia di sé nel momento in cui sono scritte e pubblicate. Uomini che urlano la propria voglia di vivere, reclamano e pretendono il proprio spazio nel mondo.

Le poesie evocano sentimenti, affetti, legami che dolorosamente restano distanti oltre le sbarre e i muri, ma che sono sempre vicini e presenti nel cuore. Così i detenuti ritrovano nella propria anima la capacità di andare oltre i confini in cui sono ristretti e trovano nella scrittura una diversa libertà. Imparano a volare, come suggerisce il titolo del libro. Mettono ali al loro sogno di libertà e al desiderio di ritrovare sé stessi. Le ali aperte dei gabbiani simboleggiano il volo come atto ardito e rischioso, che rimette in gioco ogni giorno speranze e consapevolezze. Un’azione forte e che richiede audacia, ma che denota la volontà di progettare il proprio futuro, di affermare che il proprio percorso continua e che può essere non solo differente ma anche migliore”.

“I racconti scaturiti da questa esperienza – si legge nel testo introduttivo di Paolicchi – sono una prova tangibile di come un uomo possa concretamente superare i limiti imposti dalla condizione di detenuto, di persona soggetta alla privazione della libertà individuale, tutelando innanzi tutto la propria dignità nel rispetto del dettato costituzionale, per assumere lo «status» morale – più equo e dignitoso – di «diversamente libero», come ha suggerito Roberto, uno dei partecipanti all’attività del laboratorio. Questi racconti non sono infatti il prodotto di «carcerati», ma l’espressione di uomini liberi nello spirito e nella volontà. La bellezza rende liberi, insieme al lavoro e alla ricerca quotidiana di un riscatto che ha principio nella coscienza individuale.

Così anche il titolo da assegnare alla raccolta di racconti e poesie ha assunto un valore emblematico, dovendo implicare un significato di progetto, quasi un manifesto etico e culturale da assumere come strumento programmatico per il tempo avvenire. Volevamo che questo titolo richiamasse il significato della libertà come valore assoluto, che simbolicamente poteva essere ben rappresentato da un gabbiano che vola ad ali spiegate sul vasto orizzonte del mare. La libertà del gabbiano proviene dalle sue ali, dalla sua indole, dalla sua capacità di volare. Allora anche chi è privato, per effetto di una condanna, della libertà civile può ritrovare la propria libertà soggettiva nella ricerca della bellezza; nella cultura; nell’esercitare ed esprimere le capacità individuali attraverso gli strumenti necessari che il sistema penitenziario dovrebbe garantire. Insomma, la libertà sta nel saper volare: anche per mezzo della lettura, e con l’esercizio della scrittura e della poesia. Con la capacità di sognare, di guardare al proprio futuro con speranza, bandendo la rassegnazione e lo sconforto. Alla fine, un titolo è venuto fuori: «Impariamo a volare! Racconti e poesie dall’isola del naufragio». Volare è un imperativo: impariamo a volare! Solo così, con ali non fragili come quelle di cera di Dedalo e Icaro, potremo sollevarci in alto e riprendere il volo, come fa il gabbiano dopo una sosta sul fiore dell’onda o sulla spiaggia di un’isola. L’isola dove ogni naufrago trova scampo, ma da cui vuole sempre disperatamente partire”.

A cura dell’Associazione di Volontariato Carcere di Massa.

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