Vetro & Acciaio: 10° capitolo “Una nuova vita”

Vetro & Acciaio. Le fiamme divorarono la casa come fosse di cartapesta, la villa di Claudia ne fu come inghiottita quasi accartocciandosi su se stessa…

Vetro e acciaio

Anche il verde circostante stava cominciando a divenire vittima del fuoco, fortunatamente i pompieri erano sul posto almeno per cercare di salvare il verde intorno ma per il resto tutto divenne cenere e pezzi bruciati sparsi qua e la.

La scientifica intervenne subito dopo che l’incendio fu domato completamente, ispezionarono tutto il luogo e dopo varie difficoltà furono estratti tre corpi completamente carbonizzati, le fiamme li avevano quasi divorati del tutto arrivando in alcune zone del corpo alle ossa, questo rendeva l’eventuale riconoscimento alquanto difficile se non impossibile.

Le indagini proseguirono per molti mesi cercando di restituire un’identità a quei tre corpi martoriati dalle fiamme, cercando di ricostruire la loro vita, la loro esistenza o soltanto le ultime ore di vita prima dell’incendio.

L’avvocato di Claudia testimoniò che Derek, Terence e James erano da tempo pronti ad uccidere Julia, Claudia e Laudonia che ancora una volta volevano truffare i loro mariti dopo averli uccisi: le tre donne erano tre “vedove nere” che in gergo vuol dire donne che si sposano con uomini ricchi e alla prima occasione li fanno fuori appropriandosi dei loro beni e poi scompaiono assumendo abilmente altre identità in altre città.

Dopo quasi un anno di analisi, confronti, perizie fu stabilito che i tre corpi ritrovati nei resti della vita non appartenevano né a Julia, né a Claudia, né a Laudonia ma nemmeno ai tre uomini che avevano cercato di fare giustizia, erano tre sconosciuti che erano stati gettati tra le fiamme.

New Orleans tre anni dopo

Alla “High Fashion” tutto era pronto per il lancio della nuova collezione “Vintage” firmata da Paige Armstrong che stava dando gli ultimi ritocchi perché tutto potesse andare per il meglio, venne distolta dal suo lavoro da un braccio che le cinse le spalle affettuosamente.

“Ehi bellissima capostilista! Fuori c’è grande fermento, la collezione è stupenda, tu sei una strafiga e dopo il tuo turbolento passato, ti meriti questo successo!” Sean Anderson le schioccò un bacio sulla guancia, Paige era visibilmente emozionata.

“Se tu non avessi accettato di fare quella joint-venture questo successo non ci sarebbe stato mio caro Sean, tu sei stato lungimirante ed ora eccoci qua!”

“Ho solo colto una bella occasione di sviluppo per entrambi, gli affari sono affari lo sai!”

Paige aveva imparato a conoscere un po’ Sean in quegli ultimi mesi, sapeva che era molto orgoglioso e che non avrebbe mai ammesso apertamente che il suo era stato un azzardo e che se ci fosse stato il padre, non avrebbe mai permesso quel tipo di accordo tra le parti.

Anche in passerella sembrava tutto pronto, le luci funzionavano a meraviglia, il tecnico del suono per le musiche era pronto, il pubblico rumoreggiava come sempre in questi casi, fotografi e giornalisti pronti “all’attacco”, insomma tutto pronto come sempre.

Julia era pronta per il suo colloquio di lavoro, si guardò il viso un’ultima volta allo specchio, quella mattina c’era voluto un po’ di trucco in più, un ultimo sguardo generale, prese le chiavi, la borsa ed uscì di casa raggiungendo il parcheggio condominiale, camminava, camminava ma raggiungere il parcheggio le sembrava un’eternità, aveva la testa piena di pensieri e preoccupazioni: eccola di nuovo a dover ricominciare daccapo, un’altra città, un’altra vita, un altro lavoro, un’altra casa, per quanto ancora poteva continuare cosi?

Tra un pensiero e l’altro si accorse di aver raggiunto la sua macchina e nell’avvicinarsi vide una figura a lei familiare appoggiata al vetro con grande tranquillità, quasi spavalderia.

“Terence che cosa vuoi, ho da fare e vado di fretta!” Julia cercò di infilare la chiave nella portiera incurante della presenza di quell’uomo ma lui prontamente le bloccò la mano.

“Pensi che io sia un povero coglione?…Stai cercando deliberatamente di fare finta che io non esista?…Hai dimenticato già l’enorme debito che hai con me? Un debito del genere non si estingue cosi, dimenticandosene eh no mia cara…tu mi devi la vita!…E da quel giorno la tua vita è mia!”

Ideato e scritto da Giuseppe Ino

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