Vadoinmessico + Giardini di Mirò + Massimo Volume – SuperSanto's, Roma 17/07/12

Il momento adatto per accendere la miccia, e costatare che, visto il periodo, le probabilità che esploda molto velocemente siano molto alte. Piazzale del Verano si conferma come il luogo adatto per riunire tanti passanti e tanti esponenti del panorama odierno nostrano. Da Dente a Brunori Sas, dai Calibro 35 a Massimo Zamboni e Angela Baraldi, da Luminal e Bud Spencer Blues Explosion fino a Zen Circus, Giorgio Canali & Rossofuoco e tanti altri ancora. Un’Italia resistente che si mette in gioco all’aperto, in barba al caldo, in barba alle strutture chiuse, con il vento che porta una sensazione maggiore di freschezza nell’animo, tra una bibita e un boccone. Il SuperSanto’s è uno dei centri musicali delle sere estive, e con le sorprese ha eccome a che fare, sempre.

Del resto anche quando si chiude un tour e ci si ritrova pronti a suonare nella città natale di chi sta scrivendo in questo momento è una sorpresa. È la fortuna che gira dalla propria parte, e ha a che fare con la poesia sonora dei bolognesi Massimo Volume. No, nessuno scherzo estivo pronto a soppiantare i consueti pesci d’aprile, saranno davvero i versi di Emidio Clementi, inseriti nel linguaggio rumoroso e non che li ha sempre caratterizzati da “Stanze” fino ad oggi, alcune delle peculiarità che renderanno bella che infuocata una serata simile. A precederli, da una parte ci sono i suoni isolani, spensierati e giocosi dei Vadoinmessico, quintetto multietnico la cui è casa è tanto in Italia quanto in Austria, in Inghilterra e, appunto, in Messico, dall’altra il post-rock dei Giardini di Mirò, reduci dal rilascio della loro ultima fatica, “Good Luck“, fresca di un nuovo batterista, Andrea Mancin, seduto sul posto una volta appartenente a Francesco Donadello, oggi residente a Berlino.

Arrivare prima del solito può portare ad aspettare un pochino, soprattutto quando si ha a che fare con un soundcheck non ancora terminato. Ma quando s’incontrano persone che non si vedeva l’ora di conoscere o rivedere ne vale la pena, eccome. E fa sì che la sera giunga prima del solito.

21:30, un’oretta circa dopo l’apertura dei cancelli. La gente è tanta, la fila per l’aperitivo di turno non manca. Nel frattempo si apre il sipario, e sta ai Vadoinmessico il compito di scoprire le carte per primi. Le loro influenze caraibiche ed esotiche, adatte per un momento di sollazzo in qualche comunità indigena o all’interno di un’allegra giungla sono una discreta forma di riscaldamento. Pur non eccellendo, i ragazzi sono onesti, hanno delle ispirazioni sfruttate egregiamente, come in quella ballata sottomarina che risponde al nome di Teeo, e non si lasciano sfuggire dei veri e propri picchi, in particolare quella Pepita Queen of the Animals il cui videoclip li inquadra in una versione scimmiesca. Insomma, da certi fenomeni o sopravvalutati o in preda al calo sanno come distinguersi.

22:15. Riscaldamento finito da poco. Inizia il primo round. Corrado, Jukka, Mirko, Luca, Emanuele, Andrea. Ecco i Giardini Di Mirò, queste presenze che s’innalzano sul palcoscenico pronte a deliziarci con un po’ del loro repertorio. Decidere di partire con la stessa canzone che dà il titolo al nuovo album significa svegliarsi con il piede giusto, scuotere gli animi di tutti, anche coloro che magari non hanno ancora avuto modo di sentire tale album, e dirigerli in una sorta di paradiso dove il benessere è di casa. Quando, d’improvviso, senza alcuno stacco, incombe Spurious Love. È la voce di Nuccini a fare da traino, a continuare a traghettare il pubblico tra le nuvole, le nuvole che si susseguono Time After Time, in quel di una Rome che, con i suoi allettanti effetti vocali che sopraggiungono sul finale, si inserisce in maniera più che ottima nel contesto generale, anche senza il contributo di Angela Baraldi presente nella versione in studio. A fare da colpi di scena, in uno spettacolo simile, sono due recuperi, entrambi provenienti da quel “Rise and Fall of Academic Drifting” che tanto aveva sconvolto, nel 2001, l’ambiente: da una parte Pet Life Saver, che non stona per nulla con lo stesso Nuccini al posto di Matteo Agostinelli al cantato, e con un pensiero a chi, in quel dell’Emilia, ancora cerca di rimettersi in sesto dopo il terremoto, dall’altra una A New Start (For Swinging Shoes) completamente modificata. La rigenerazione delle strutture audiovisive che, lentamente, tra un incedere e l’altro ad opera di Emanuele Reverberi e la sua tromba, lascia il posto ad un ingranare continuo, un sentimento quasi distruttivo, eppure costruttivo allo stesso tempo. Una versione più “estrema” di tale brano ci voleva proprio, non solo come chiusura dell’esibizione. Considerazione personale: non dispiacerebbe un’incisione futura, magari proprio in una registrazione live. Magari avverrà? Magari sarà questo live? Who knows.

23:10. Ancora una volta c’è qualche minuto di ritardo. Il boato è prevedibile, da quaggiù, con annesso qualche fischio. I Massimo Volume dovranno pur uscire fuori dal backstage. E alla fine questo avviene. Un Clementi solo per qualche secondo difficile da riconoscere, con un fido cappello stagionale che lo caratterizza da un po’ di tempo, con dietro Egle Sommacal, Stefano Pilia e Vittoria Burattini, viene ammirato dagli occhi di tutti. E’ una serata dove si fanno parlare, con la sua voce, tanti personaggi: “Robert Lowell“, colui che ha a che fare con le “cattive abitudini” a loro tanto care, che hanno un ampio spazio nel corso della performance, chi ancora continua ad udire il lamento del tempo, quello che passa in una “Coney Island” qualunque, Manuel Agnelli (Le nostre ore contate, qui maggiormente tirata in quanto ad andamento), Fausto Rossi (Fausto), coloro che scelgono di trasferirsi in una casa vicino al fiume, persi tra storie d’amore misteriose (La bellezza violata), oppure, giusto perché siamo nella stagione più adatta, che si ritrovano “Tra La Sabbia Dell’Oceano”. Non da meno la relazione con Ada, rappresentata in una Senza un posto dove dormire che andava assolutamente recuperata da “Da qui”, con una voce addizionale appartenente alla stessa Burattini, Emanuel Carnevali (Il primo Dio, e basterebbe solo questo) e Leo, quello di Fuoco fatuo, quello di “È questo che siamo?, che fa una doppia apparizione, tanto qui che in Litio, con un Mengele per la testa. Perché il repertorio passato non si scorda, sarebbe un crimine farlo. E sarebbe stato un crimine non scegliere di concludere con un autentico botto. Direttamente da “Stanze”, la sensazione di dispersione descritta dai feedback delle chitarre in quel di Vedute dallo spazio si trasforma in ultimo vagito in forma canzone prima della mezzanotte. Ororo è qui tra noi. I Massimo Volume sono qui tra noi. Ancora in piedi.

Stringere la mano a Vittoria e scambiarci, anche se solo per meno di un minuto, quattro chiacchiere, come anche con Emidio, prima di lasciare il posto, è un’ulteriore soddisfazione di una delle serate al momento maggiormente esaltanti di questa estate sonora, da prendere al balzo ancora per un po’, prima che arrivi agosto, e quindi un temporaneo silenzio. Ancora da rompere
dall’inizio alla fine.

Fuoco e fiamme.

Foto di Claudia Picone

Gustavo Tagliaferri per Mag-Music

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *