“Una luce senza ombre”, la mostra di Antonio Calderara al Museo d’arte della Svizzera italiana

La ricerca artistica di questa singolare figura del panorama artistico italiano del Novecento.

Antonio Calderara mostra

Calderara – L’isola di San Giulio

Prima grande retrospettiva di Calderara in Svizzera dopo quella curata da Jean-Christophe Ammann al Kunstmuseum di Lucerna nel 1969, la mostra comprende quasi 200 opere, provenienti da musei e collezioni private europee, che permettono di documentare nella sua interezza la singolare traiettoria che questo artista ha disegnato all’interno del panorama artistico italiano del Novecento. Dispiegandosi cronologicamente lungo tre sezioni principali, l’allestimento prende avvio dalle opere figurative degli anni Venti e Trenta, marcate dalla vicinanza al Novecento italiano, per poi soffermarsi sul periodo degli anni Quaranta e Cinquanta, caratterizzato dal progressivo passaggio all’astrazione. La sezione più ampia della mostra si concentra invece sulla ricca produzione astratta degli anni Sessanta e Settanta che ha decretato il successo internazionale dell’artista.

Antonio Calderara. Una luce senza ombre vuole evidenziare il valore internazionale della ricerca astratta di Calderara, la quale non conosce molti altri esempi in area italiana per la sua radicalità, perfettamente in sintonia con le coeve esperienze europee che tendono al grado zero della pittura. Pur partendo dalle esperienze maturate all’interno dell’arte concreta della prima metà del Novecento, l’opera di Calderara evolve in una direzione diversa che lo avvicina a quegli artisti americani, variamente collocabili tra Espressionismo astratto, Color field e Minimalismo, che negli anni Cinquanta e Sessanta esplorano, a partire da un linguaggio formale ridotto al minimo, le potenzialità del colore sulla base di una forte tensione spirituale e di un’aspirazione alla trascendenza. Uno degli elementi che maggiormente lega Calderara ad artisti quali Ad Reinhardt, Mark Rothko, Barnett Newman e Agnes Martin è proprio la comune aspirazione ad ampliare la superficie del dipinto in una dimensione spirituale. Nelle opere che Calderara dipinge a partire dal 1960, quello che lo spettatore si trova di fronte, infatti, non è più uno spazio ottico-percettivo, ma piuttosto “uno spazio mentale”.

Realizzata, grazie alla collaborazione con la Fondazione Antonio e Carmela Calderara, l’ultima sezione della mostra è costituita da un’ampia selezione di opere provenienti dalla collezione che l’artista ha raccolto attraverso una fitta serie di scambi con artisti a lui legati da rapporti di amicizia o di stima, quali Josef Albers, Lucio Fontana, Piero Manzoni, Yves Klein, Dadamaino, François Morellet, Max Bill, Jan Schoonhoven, Almir Mavignier e Reimer Jochims. In questa sezione le opere dello stesso Calderara dialogano con quelle dei suoi colleghi, dimostrando in questo modo non solo le affinità e le assonanze che legano la sua opera a molte delle ricerche più avanzate degli anni Sessanta e Settanta, ma anche la straordinaria singolarità del suo percorso.

Nella primavera del 2017 il Kunstmuseum Winterthur riprenderà parzialmente la mostra, concentrando la sua attenzione sulla ricezione dell’opera di Calderara al Nord delle Alpi.

Antonio Calderara mostra

Calderara pittura

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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