Alessandro Fiori – Questo dolce museo

Alessandro Fiori - Questo dolce museoScusami se ti ho svegliata per vedere un’alba del cazzo, non so mai come si fa a fare il pavone. Scusami se ti ho svegliata e tu sognavi Hemingway felice nella Val Tidone“.

Contatto. Il sogno dentro il quale ha avuto luogo “Attento a me stesso” è giunto alla fine. Ora è tempo di uscire dal proprio guscio e aprire gli occhi, mantenendo la stessa innocenza bambinesca e affrontando tutto quello che ha a che fare con l’esterno, lasciato da parte proprio nel momento della fase REM. Riprendere conoscenza non è una cosa che comporta pochi minuti, ma è sicuramente qualcosa che, complessivamente, non ha alcun intoppo. Semplicemente uno dei tanti passi tipici di Alessandro Fiori e di quello che è la sua nuova fatica solista, “Questo dolce museo“.

Sono successe tante cose nel corso del lungo sonno, tra un brano e l’altro. Un nuovo disco con i Mariposa, dopo nemmeno un anno l’uscita da questi ultimi, un EP d’anticipazione dove è venuto allo scoperto Il vento. E poi la scoperta di altro. La consapevolezza che gli idrocarburi, i trenini a cherosene e i topi responsabili di tanto baccano hanno lasciato il posto ad un’amara realtà, di quelle capaci di sferrare duri colpi, ma che non basta affinché il nostro demorda.

Un posto senza vento ha soltanto un odore, un cuore senza vento è un cuore senza amore“.

Perché nel momento in cui viene a mancare un amico per colpa dell’alcool (Sandro Neri, a cui è dedicato l’album ed un brano in particolare) bisogna pur continuare il proprio tragitto, continuare a soffiare come quel vento, mentre da qualche parte uno xilofono svolge la stessa funzione del carillon una volta caduti tra le braccia di Morfeo (Coprimi). I libri di Ernest Hemingway giacciono lì, quando c’è da porre rimedio agli inconvenienti verificatasi nei rapporti interpersonali (Scusami), per poi rendersi conto di come si possa mettere una pietra sopra questi (Il gusto di dormire In diagonale, Mi hai amato soltanto).

E quando c’è da imbracciare la propria chitarra una volta fattosi prendere dalla malinconia di una “Giornata d’inverno“, l’esterno mostra anche una “Bambina” prossima a farsi adulta, cullata da quegli stessi violini e tamburi che si susseguono in Ti annunci piangendo. Occasioni in cui è strettamente necessario alzare la testa, con un cuore di bambino che ancora palpita quando risuona la conclusiva “Tigre in strada“. La stessa tigre scappata dallo zoo di Industria. Del resto prima o poi bisogna andare “Via da Industria“, mon amour. La fantasia è sempre lì, e con lei Fiori, con dei testi mai banali e sempre dritti al punto.

Non c’è sogno o realtà che tenga. “Questo dolce museo” è probabilmente il museo che si vorrebbe divenisse anche la meta di altri, qualcosa che raccoglie sia le memorie più tristi che quelle dove la felicità la fa da padrona. Un museo sonorizzato da undici canzoni che non hanno meno fascino di quelle che hanno caratterizzato “Attento a me stesso”. Affatto.

Gustavo Tagliaferri

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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