Umberto Maria Giardini – La dieta dell'imperatrice

Umberto Maria Giardini - La dieta dell'imperatriceInventa un tempo in cui ci siamo io e te, potremmo dire le parole che vorrai. Avrei dovuto guardare agli anni miei, avrei dovuto farlo prima che immacolati saremmo andati, via lontano anni luce. Illuminati da tutti i fulmini del cielo che vorrai per noi“.

“La fine è il mio inizio”. Tiziano Terzani, arrivato al punto di affrontare i suoi ultimi anni di vita, non aveva affatto torto nel cogliere il significato di una frase simile. Perché il contrasto tra fine ed inizio è qualcosa da cui è arduo prescindere, quando presente, anche nella musica. In particolare dopo aver vissuto come Moltheni per poco più di dieci anni, scegliendo di chiudere il proprio ciclo con una gran raccolta-non raccolta come “Ingrediente Novus” ed entrare successivamente in meditazione per dare il via ad una nuova esperienza. Prima i Pineda, adesso Umberto Maria Giardini.

Un ritorno alle origini, perlomeno terrene, inaugurato con un album come questo “La dieta dell’imperatrice“, dieta intesa dallo stesso autore come dieta di musica, una passione che trascende da cariche regali e non, oltre a confermare il suo essere viva e vegeta, dopo quella pausa ben nota ai più. Già liricamente parlando, si è sempre alla presenza di quella poesia moderna di cui lo stesso Giardini è stato ed è tuttora uno degli esponenti di maggiore spessore. Un cavaliere con una corazza differente, ma il cui cuore è sempre quello tanto caro a chi gli è stato vicino da tempo.

C’è la riscoperta generale della propria persona, che va dal sottile cordone ombelicale di Genesi e mail, brano che mette a confronto il nostro con il fu Moltheni, tanto che viene da pensare a una controparte di Petalo scritta proprio nell’era dei contatti interpersonali da persona a persona, dove ogni sesso si contraddistingue per i sentimenti prevalenti, alla battistiana Anni luce, che assieme ad Il trionfo dei tuoi occhi, che continua da dove l’introduttiva L’imperatrice sembrava lasciar intendere, e la rarefatta Quasi Nirvana, abbellita dai conclusivi archi in subbuglio, rappresenta la sintesi ideale del percorso intrapreso.

Non da meno il segno che lasciano il piano Rhodes di Fortuna, ora, prossimo a lasciarsi andare dolcemente in un tripudio di magia, il rapporto con distribuzioni e resoconti di ascolti in chiave naturistica confessato in Discographia e l’immedesimazione nella mitologia (Saga). Con Il desiderio preso per la coda e Il sentimento del tempo, quest’ultima cantata, ritorna invece il lato progressive emerso con i Pineda, incalzante prima e ipnotico poi, che diverrà poi post-rock nel momento in cui sopraggiunge la coda di L’ultimo venerdì dell’umanità, premonizione di un futuro troppo contorto per essere così vicino.

“La dieta dell’imperatrice” comprova come la completa ripartenza di se stessi possa non essere solo portata al raggiungimento della felicità propria, ma anche a quella di chi fa da vicino, oltre al fatto che certi concetti non sono affatto da considerare come esclusivo patrimonio del solo Terzani. Forse Moltheni non è mai nato del tutto, e forse non è mai morto. Poiché, per chi c’è stato dietro, non corrisponde affatto ad un problema.

Cellula dividiti e uccidi, fallo se ti va di venerdì, chiave chiudi i quaderni miei tanto a chi dovrei o potrei leggerli?“.

Questo disco è strettamente necessario, e Umberto Maria Giardini è strettamente necessario.

Gustavo Tagliaferri

Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.

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