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Relayer – Recensione (PS5)

Kadokawa si lancia nel mondo degli RPG strategici tra fantascienza e mecha. Ecco la nostra recensione di Relayer!

  • Nome completo: Relayer
  • Piattaforme: PS4, PS5
  • Developer: Kadokawa Games
  • Publisher: Clouded Leopard Entertainment Inc.
  • Distributore: Digitale, Fisico
  • Data d’uscita: 25/02/2022
  • Genere: Strategico
  • Versione testata: PS5

Robottoni sgargianti e giochi di strategia sono un connubio che popola il mondo dei videogiochi da più di 30 anni – come testimonia proprio l’ultima release di Super Robot Wars 30 (qui la nostra lunga recensione) – e quando lo scorso anno Kadokawa ha annunciato sulle pagine di Famitsu la volontà di lanciarsi a capofitto in questo sottogenere con una nuova IP, non sono mancati i salti sulla sedia, soprattutto se consideriamo il fatto che questo genere ha quasi sempre vista protagonista Bandai con Gundam e altri Super Robot.

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Il piano di Kadokawa in questo caso prende le distanze da qualsiasi potenziale licenza e getta le basi per un nuovo potenziale franchise fantascientifico a tema mecha, intitolato Relayer. Una produzione che, visto il genere, ci ha doppiamente sorpresi nel momento in cui lo sviluppatore ha annunciato la volontà di portarlo sulle PlayStation 4 e PlayStation 5 occidentali e oggi siamo finalmente qui per tirarne le fila con la nostra recensione.

Fire Emblem incontra i mecha

Relayer è stato interamente realizzato da Kadokawa Games, studio a cui si deve anche God Wars: Future Past pubblicato nel 2017. Parliamo di uno studio che ha una certa esperienza nel mondo degli strategici, ma laddove i sistemi di God Wars traevano maggiormente ispirazione da altri classici strategici come Tactics Ogre e Final Fantasy Tactics, Relayer dimostra fin da subito di essere un tentativo di fondere la formula rodata di Intelligent System con la serie di Fire Emblem e quella di Super Robot Wars.

Il risultato finale è un prodotto che, pur scimmiottando idee da altri titoli, riesce nell’ardua impresa di crearsi una proprietà identità.

Ambientato nell’anno 2049, la civiltà ha iniziato a colonizzare lo spazio. Ma i loro sforzi attirano inavvertitamente l’attenzione dei Relayer, una forza che vuole sterminare l’intero universo. Le prime ore dell’avventura non sono propriamente brillanti dal punto di vista narrativo, si intuiscono diversi elementi derivativi da altre storie. Progressivamente però le vicende si fanno sempre più articolate, complice un lavoro piuttosto soddisfacente sul world building. Man mano si scoprono fazioni, alleanze e personaggi, portando addirittura a dei twist abbastanza interessanti. Sia chiaro, quello che vi si parerà davanti, in termini prettamente narrativi, è un prodotto che sfrutta bene dei topoi che strizzano l’occhio ad opere ben note nel panorama dell’animazione, Mobile Suit Gundam su tutti. Cliché o meno però, il tutto si rivela abbastanza funzionale e in fin dei conti le space opere contaminate da elementi politici e bellici hanno sempre il loro fascino. 

Al centro della storia troviamo una ragazzina di nome Terra, la quale ha perso sua sorella in un evento catastrofico diversi anni prima, quando la gravità terrestre ha cessato di funzionare temporaneamente in un punto specifico del pianeta.

A causa del trauma, Terra ha perso tutti i ricordi e all’inizio della storia ci ritroveremo a seguire la sua storia mentre vaga senza meta in una colonia lunare con il suo amico robot Yodaka.

Non vogliamo svelarvi troppo, ma la vicenda della ragazza regala interessanti colpi di scena che, come già detto, andranno ad intrecciarsi in una fitta trama che verrà raccontata ricalcando gli stilemi più classici delle visual novel giapponesi (con tanto di doppiaggio completo).

iL problema che già qui ci sentiamo di affrontare, prima di cimentarci nell’analisi dell’aspetto ludico, è la localizzazione. Sia nei testi italiani che inglesi, il lavoro svolto dal publisher è veramente dozzinale, ricco di imprecisioni che affliggono tanto la comprensione della storia, quanto le meccaniche. Capiterà quindi di incrociare delle linee di dialogo decisamente “cannarsiane”.

Uno strategico sfaccettato

Come dicevamo, la parte migliore dell’intero pacchetto è proprio il gameplay di Relayer, che recupera il meglio di Super Robot Wars e Fire Emblem.

I vari personaggi che si recluteranno nel corso della campagna principale avranno quattro classi: Assaltatore, Cecchino, Tank  o Scout.

Le prime due si occupano prevalentemente della parte DPS in mischia e a lunga distanza, mentre i Tank sono pensati proprio per subire il danno in prima linea e difendere quindi gli alleati. Gli Scout offrono invece il supporto agli altri personaggi, con buff, debuff e cure.

Ogni ruolo può utilizzare diversi tipi di armi che colpiscono tutte a distanze diverse. Le spade a una mano e a due mani possono colpire solo i nemici che si trovano proprio accanto a un personaggio. Le mitragliatrici possono colpire i nemici a due caselle di distanza da loro, mentre le armi remote possono colpire anche bersagli più distanti. Bisogna però pensare bene ogni mossa, perché i nemici con la stessa tipologia di armi contrattaccheranno causando ingenti danni.

Le armi infliggono anche due diversi tipi di danni, fisici e gravitazionali. Entrambi infliggono danni bonus ai loro opposti, Come al solito, spiegare bene le meccaniche strategiche non è facile, ma pad alla mano tutto diventa abbastanza semplice. Per mitigare i danni inoltre è possibile equipaggiare ai mech delle corazze che aumentano la resistenza ai danni gravitazionali e fisici.

L’Aggro tuttavia è il vero elemento da tenere a mente durante le battaglie di Relayer. Più alto è il valore di aggro di un personaggio, più è probabile che venga preso di mira dai nemici vicini. Questo valore aumenta completando varie azioni e ovviamente più aumenta, maggiori saranno i rischi che il pilota finisca nel mirino degli avversari. Ma anche a questo proposito è possibile aggirare il problema con delle soluzioni strategiche, come le abilità speciali che permettono di manipolare i valori dell’Aggro.

Nel corso degli scontri poi troviamo il Big Bang Gauge, indicatore che si riempie progressivamente completando varie azioni sulla griglia degli scontri. Una volta riempito è possibile sfruttare dei potentissimi attacchi speciali dagli esiti devastanti che possono capovolgere le sorti dello scontro.

Ma la parte migliore è senza ombra di dubbio lo sviluppo del peculiare job system mutuato palesemente da Fire Emblem. Tutti i piloti giocabili in Relayer accumulano punti da investire nelle loro classi; tutti iniziano dalla classe base di Combattente, Tiratore, Cavaliere o Mago.

Ognuna di queste classi è caratterizzata da nodi sbloccabili, simili Sferografia di Final Fantasy X. Questi nodi forniscono bonus alle statistiche, abilità passive e abilità attive. Sbloccati tutti i nodi della classe base sarà possibile specializzare i personaggi in un ruolo che meglio si adatta a loro e non si potrà tornare indietro.

Ad esempio, un Combattente può scegliere tra il percorso di Avanguardia/Audace o Shinobi/Ninja.

Il primo può aumentare la sua potenza di attacco e aumentare rapidamente l’aggressività, quindi è perfetto da impiegare in prima linea. La classe del Ninja è invece specializzata nel ridurre l’aggro e superare le linee nemiche e inoltre vanta abilità che possono aumentare i danni inferti alle spalle dei nemici.

Mai fidarsi delle proprie armi

Le sorprese però non sono finite qui, perché Relayer introduce anche un sistema di potenziamento delle armi decisamente peculiare e per certi versi anche discutibile. Sul pratico è una funzione abbastanza semplice: i giocatori acquistano armi da un negozio e possono potenziarle usando la valuta accumulata fino a qualche momento, ricevendo anche un cospicuo aumento nelle statistiche.

Gli upgrade tuttavia funzionano in maniera simile ai gatcha, e casualmente può capitare di ritrovarsi un boost impressionante alle statistiche causato dal cosiddetto Dark Side. All’inizio, questi potenziamenti casuali sembrano davvero utili perché, ma nascondono una brutta sorpresa. L’altra faccia della medaglia infatti è un malus che aumenta in maniera considerevole i danni subiti dagli attacchi nemici. Questi malus inoltre non possono essere rimossi e obbligano il giocatore a dover ricomprare l’arma e sperare di non beccare nuovamente un malus casuale durante la fase di upgrade. E’ un sistema veramente snervante, quasi “nascosto” inizialmente. Per quanto l’idea sulla carta possa essere ritenuta anche geniale, all’atto pratico rende la progressioneseccante, invitando il giocatore ad attendere direttamente l’arrivo di nuove armi più potenti nel negozio.

Al netto di questo però Relayer resta una produzione abbastanza solida, i cui inciampi si ritrovano prevalentemente in alcune scelte, come un character design “troppo giapponese”, una poca varietà nelle attività proposte durante gli stage e una storia che pur essendo affascinante, resta comunque ancorata a dei canoni già ben noti nel panorama da cui attinge. Non ci siamo espressi sulla longevità, ma vi basti sapere che una volta terminata l’avventura principale, che può tenervi impegnati anche una trentina di ore abbondanti (ma anche di più), è possibile accedere a dei contenuti post-game decisamente succulenti che aumentano tantissimo la vita del prodotto, sia dal punto di vista ludico che narrativo.

Comparto tecnico

Sul fronte tecnico Relayer non lascia il segno. alla fine buona parte del prodotto si basa sulla necessità di agire su una scacchiera. Le animazioni dei vari attacchi che caratterizzano gli Stellar Gear tendono a ripetersi, mancano anche delle animazioni più specifiche e nonostante la spettacolarizzazione dettata dalla modellazione in 3D e scala reale dei robot, siamo lontani dalla bellezza degli sprite 2D o ibridi visti in Super Robot Wars o nel recente SD Gundam Generation Cross Rays, manca proprio l’impegno registico.

Da questo punto di vista Relayer vuole essere un banco di prova per una nuova potenziale IP e non sorprende affatto che Kadokawa abbia deciso di investire un budget contenuto. Gli investimenti maggiori sono stati spesi proprio nel dare carattere alla componente ludica, per tutto il resto ci sono grossi margini di miglioramento che si spera vengano affrontati in un potenziale sequel. 

Commento finale

Lo dobbiamo ammettere, su Relayer non avevamo molta fiducia, ma una volta installato e impugnato il pad, la nuova proposta di Kadokawa Games si è rivelata una grande e gradita sorpresa che merita di essere approfondita da ogni appassionato di strategici giapponesi. E’ una produzione che riesce a reggersi da sola sulle proprie gambe riprendendo il meglio di due mondi (Fire Emblem e Super Robot Wars) per crearsi una personalità tutta sua. Il sorprendente endgame inoltre garantisce tantissime ore di gioco aggiuntive. E’ un prodotto completo e divertente, nonostante alcune imperfezioni. Una bella sorpresa.

VOTO: 7.0

 Pro:

  • Gameplay solido. L’idea del job system è grandiosa
  • Lungo e rigiocabile. L’endgame è quasi un secondo gioco
  • Mecha design accattivante
  • La storia e i personaggi appassionano…

✘ Contro:

  • …ma è comunque molto derivativa
  • Stage tendenzialmente ripetitivi
  • Il potenziamento delle armi con i malus casuali è una scelta di design a tratti discutibile
  • Animazioni riciclate e guizzi registici ridotti all’osso
  • Localizzazione molto altalenante
  • Il character design potrebbe non piacere a tutti

 

 

 

 

 

 

 

Taito Milestones – Recensione

  • Nome completo: Taito Milestones
  • Piattaforme: Nintendo Switch
  • Developer: Hamster Corporation
  • Publisher: ININ Games
  • Distributore: Digitale, Fisico
  • Data d’uscita: 15/04/2022
  • Genere: Sparatutto, Avventura, Arcade, Azione
  • Versione testata: Nintendo Switch

Taito Milestones: un box pieno di ricordi e di azione, giochi dell’infanzia di chi è nato negli anni 80, che fa ritrovare l’emozione provata in quel periodo. Questo è il titolo creato dalla Hamster Corporation e pubblicato dalla ININ Games; ININ in giapponese si traduce in “mandato”, ed il loro compito è quello di far tornare in vita giochi oramai dimenticati e pronti alla rivalsa e ad emozionare i più nostalgici.

Taito, come marchio, non ha lo stesso riconoscimento come altri, per esempio Atari o Sega, questo causato dal suo mal invecchiamento, alcuni dei titoli presenti sono, oramai, sconosciuti. Ma, senza dubbio, chiunque conoscerà Bubble Bobble o Space Invaders, pietre miliari di questa casa; ma esse non presenti in questo pacchetto. Questo box conterrà un totale di dieci antichi giochi appartenenti agli anni 80, precisamente dall’81 all’87.

Un primo problema di questo pacchetto è che sull’eShop sette di questi titoli sono già presenti dal 2020: Alpine Ski, Elevator Action, Wild Western, Front Line, The Fairyland Story, Halley’s Comet e The Ninja Warriors. Queste sono pietre miliari di un mondo che chiunque può acquistare in base al proprio budget. Le uniche tre esclusive che troveremo saranno: Qix, Space Seeker e Chack’n.  Questa raccolta non contiene alcun riferimento ai vari contesti dei giochi, nessun frammento di storia arcade o fatti divertenti. Non ci sono funzionalità extra per aiutare il nuovo pubblico a capire il perché questi titoli erano così importanti e affascinanti nel loro tempo.

Difatti dopo pochi istanti dall’avvio verremo catapultati direttamente nella schermata di selezione del gioco, senza riconoscimenti vari. Sembrerebbe un qualcosa di apatico il modo in cui le pietre miliari vengono presentate e proposte ai nostri occhi. Una volta avviato un qualsiasi titolo ci verranno spiegati i vari pulsanti, una grande tabella molto semplice, un modo discutibile e quasi svogliato di fare ciò; la grafica di questa sarebbe potuta essere migliore o con qualche colore più gradevole, sembrerebbe fatto il tutto con svogliatezza.

Ogni titolo appartenente a Taito Milestones ha le proprie colonne originali, non è stata apportata alcuna modifica rendendo l’immedesimazione nel passato il quanto più reale possibile. Ogni titolo è riportato in modo tale da non avere alcuna differenza dai primi, c’è da dire però che non tutti invecchiano bene, altri invece rendono ancora l’esperienza di gioco unica nel loro genere. Decisamente una scelta apprezzata dai vecchi fan.

Taito Milestones è acquistabile sia in versione digitale che fisica al costo di €39.99 sui vari siti competenti.

Commento finale

Taito Milestones è un box ricco di titoli creati dall’81 all’87. Nato per i più nostalgici ci permetterà di fare un viaggio indietro nel tempo e tornare nelle più belle sale giochi dell’epoca. Con lo stile grafico e sonoro originali i fan più vecchi saranno soddisfatti. 

 Pro:

  • Ottima ricostruzione dei titoli originali

✘ Contro:

  • Comparto grafico del box migliorabile
  • Alcuni titoli sono già presenti nell’eShop

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Pillole Indie #32: Andro Dunos 2

  • Piattaforme: Nintendo Switch, PS4, Nintendo 3DS
  • Developer: PixelHeart
  • Publisher: Just For Games
  • Data d’uscita: 24/03/2022
  • Genere: Action, Arcade, Shooter
  • Versione testata: Nintendo Switch

Andro Dunos 2 è il nuovissimo sequel di un titolo uscito una trentina di anni fa. Lo stile cabinato con l’uso di gettoni ci porta in un’epoca ormai lontana e nostalgica. Il primo capitolo non ha avuto molto successo a causa della forte concorrenza dell’epoca ma la PixelHeart ha voluto dare una seconda possibilità ad uno sparatutto spaziale.

Ci ritroveremo in questa navicella che, viaggiando per lo spazio, distruggerà vari nemici in dieci stage, uno più difficile di quello precedente. Useremo quatto tipi di proiettili pronti a sterminare qualsiasi cosa ci si trovi d’avanti, dietro, sopra o sotto; a seconda della situazione sceglieremo e valuteremo quale sia più efficace. Il gameplay è molto semplice da capire: useremo la levetta analogica sinistra per spostarci e due pulsanti per sparare, il primo è un colpo normale, l’altro invece, per una manciata di secondi, ci permetterà di usare proiettili molto più forti che abbatteranno anche i colpi che normalmente non vengono neutralizzati.

Quando avremo la meglio sui nemici questi, ogni tanto, rilasceranno delle ricompense: palline di esperienza o potenziamenti per le armi. Una volta finito lo stage le prime sfere, per un massimo trenta, andranno ad accumularsi per aumentare il nostro punteggio di mille punti ogni volta ed arrivati a diecimila sceglieremo un potenziamento da dare solo fino all’esaurimento delle vite a disposizione.

Nelle impostazioni sceglieremo quanti gettoni usare, fino ad un massimo di nove; ognuno di questi ci permetterà di subire un massimo di tre colpi, dopo di che ne dovremmo usare un altro. Ci saranno tre livelli di difficoltà, così il gameplay diventa più longevo data la sua scarsità e ripetitività. Potremo scegliere anche quali combinazioni di pulsanti da usare, fino ad otto, per pendere più personalizzabile e gradevole la tipologia di sparo da usare.

In totale gli stage che possiamo vedere sono dieci, come detto precedentemente, ma la battaglia finale si ferma all’ottavo. Cosa ci sarà negli altri due? Starà a voi scoprirlo e capire come sbloccarli. Ci saranno due modalità di gioco, una ti permette di giocare tutti i livelli consecutivamente, l’altra invece ci permetterà di giocarne uno solo alla volta con un gettone disponibile. Invece si avrà anche la possibilità di partire da un quadro intermedio usando tutti i gettoni selezionati inizialmente. Alla fine di ogni stage ci sarà un boss da affrontare, tutti diversi e unici, ma una volta memorizzato il loro pattern di tiro saranno sempre più facili.

La grafica è creata su un sistema ad 8bit, si nota subito, proprio in onore dello stile su cui è basato il titolo. Ogni tanto si può avere difficoltà del vedere tutti i proiettili che viaggiano per lo schermo ma affinando le proprie abilità riuscirete ad evitarli. Il comparto sonoro è decisamente intrigante, con un sottofondo degno di un gioco del genere crea l’atmosfera perfetta per poter proseguire. La localizzazione invece è in inglese ma non è un problema grave dato che non ci sono dialoghi.

In Sintesi

Andro Dunos 2 è un titolo ripescato dal passato. Consigliato per gli appassionati dei giochi retrò che si vogliono sempre mettere alla prova con mirabolanti corse nello spazio. La grafica è molto semplice ed a occhi poco esperi può inizialmente confondere. Comparto sonoro degno di un titolo del genere.

Voto: 6

 Pro:

  • Perfetto stile anni 90
  • Ottimo comparto sonoro
  • Varietà di armi

✘ Contro:

  • Poca rigiocabilità

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Pillole Indie #31: Fantasy Friends: Under The Sea

  • Piattaforme: Nintendo Switch, Microsoft Windows, PS4
  • Developer: Xaloc Stusios
  • Publisher: Just For Games
  • Data d’uscita: 24/9/2021
  • Genere: Educativo, Lifestyle, Simulatore, Arcade
  • Versione testata: Nintendo Switch

Fantasy Friends: Under The Sea è un titolo che ci porterà in un mondo subacqueo ricco di fantastiche creature marine. Sviluppato dalla Xaloc Studios e pubblicato dalla Just For Games, si tratta di un titolo dedicato esclusivamente ai bambini e farli cimentare nel nuovissimo monto di Fantasy Friends.

Verremo portati in questo mondo sotto il livello del mare, in una piccola piazza, qui incontreremo una sirena molto amichevole, Aurea, che ci spiegherà cosa fare. Il nostro compito sarà quello di collezionare tutti e dodici nuovi animaletti facendo schiudere le loro uova. Queste saranno posizionate su tre piedistalli nella sala principale, tenendole al calduccio e coccolandole esse si schiuderanno e inizierà la conoscenza di nuovi animaletti. Le prime uova saranno gratuite, quelle successive invece saranno sbloccabili utilizzando i nostri risparmi ma quello che uscirà fuori sarà una sorpresa.

La piazza sarà personalizzabile con alcune strutture, inizialmente de avremo solo sei: stella marina, barchetta, una testa dell’isola di Pasqua, un lecca lecca ed un salvagente. Potranno essere sbloccati i successivi tramite le uova.

Subito dopo la schiusa potremmo dare un soprannome al nostro nuovo amico, per poi portarlo nella sua nuova casa. Queste creature dovranno essere curate, dandogli del cibo o facendo altro. Li nutriremo inizialmente con un biberon fino alla loro evoluzione; gli faremo il bagnetto con svariate spugne, si, sotto il mare; li coccoleremo ed in fine giocheremo con loro in svariati mini-giochi. Tutta questa cura servirà per guadagnare punti che potranno essere utilizzati per sbloccare le nuove uova o vari accessori.

Uno dei punti di forza di Fantasy Friends: Under The Sea è decisamente la varietà di skin che si possono sbloccare per i vari animaletti. Ogni animaletto è unico e cambieranno anche i suoi gusti; ogni compagno avrà un gioco preferito o un suo cibo, sarà compito dei più piccoli ricordarsi di questo e accudirli nel modo giusto.

La grafica è molto semplice, sicuramente apprezzata dal pubblico a cui è diretto il gioco. La localizzazione è anche italiana, quindi sarà facile capire i dialoghi, anche se sono molto più ridotti rispetto al primo capitolo, in modo che anche chi abbia difficoltà a leggere speditamente possa tranquillamente leggere con calma.

Un tratto negativo del gioco è il prezzo, acquistabile a 19.99€: saranno poche le attività da fare all’interno del titolo, diciamo che con un prezzo inferiore la qualità media sarebbe stata perfettamente in linea. C’è da considerare anche che questo capitolo è molto simile al precedente, per alcuni tratti si può considerare anche uguale.

In Sintesi

Fantasy Friends: Under The Sea è un titolo dedicato ai più piccoli. Con i suoi nuovi dodici personaggi verremo portati in un mondo sommerso dove li accudiremo e ci giocheremo. La localizzazione è in italiano ed i dialoghi sono molto brevi, così da permettere a chi non sa leggere ancora bene di poter capire quello che c’è da sapere. 

Voto: 6.5

 Pro:

  • Grafica ottimale
  • Adatto ai bambini

✘ Contro:

  • Molto simile al primo capitolo
  • Basso rapporto qualità/prezzo

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The Ascent – Recensione della versione PS5

Dopo il debutto su Xbox e PC, The Ascent arriva anche sulle piattaforme PlayStation. Ecco la nostra recensione!

  • Nome completo: The Ascent
  • Piattaforme:  PS4/PS5, Xbox One Series S/X, Xbox One S/X, Microsoft Windows, Steam
  • Publisher: Curve Games
  • Developer: Neon Giant
  • Distribuzione: Digitale/Fisica
  • Data d’uscita: 24 marzo 2022
  • Genere: Sparatutto, Action RPG, Cyberpunk
  • Versione testata: PlayStation 5

Dopo aver fatto capolino sulle piattaforme Xbox e PC, sfruttando la spinta del servizio Xbox Game Pass, The Ascent, il twin stick shooter cyberpunk debutta ora su PlayStation 4 e PlayStation 5, portando con sé tutte le rifiniture apportate dai ragazzi di Neon Giant negli ultimi mesi.

Nel corso delle ultime settimane abbiamo avuto modo di provare la versione PlayStation 5 e nella recensione di oggi vi parleremo di questa conversione definitiva del gioco, concentrandosi in particolare sull’aspetto tecnico della produzione, dato che il prodotto in sé lo avevamo già spulciato nella sua incarnazione PC (qui) e il relativo DLC (qui).

Benvenuti sul pianeta Vales

The Ascent cala il giocatore in un’atmosfera surreale, distopica, profondamente deviata dagli eventi del gioco. Protagonista indiscusso di tutta la trama è il pianeta Veles, decostruito da qualsiasi standard di vivibilità. La città, in particolar modo i sobborghi, è calata in un conglomerato di spazzatura e caducità.

Veles è l’esempio più lampante del cambiamento climatico, dell’eccessiva industrializzazione come risultato del capitalismo più efferato: gli edifici sono un ammasso informe di ferraglia, neon e sporcizia. The Ascent restituisce il perfetto dualismo del progresso: se da un lato la vita è resa più accessibile dalla presenza della tecnologia, dall’altro i risultati di quest’ultima lasciano un impatto tremendo ed orrorifico sugli esseri senzienti meno abbienti. Una divisione, quella tra ricchezza e povertà, che fa padrona all’incipit dell’intera lore. In questo i ragazzi del neonato team hanno infuso una profonda attenzione, nascondendo difatti un risvolto politico molto attuale che rende questo titolo sicuramente qualcosa di più complesso che un semplice videogioco.

Il gioco ci catapulterà nei panni di un Indent, letteralmente uno schiavo del sistema e delle Corporazioni, entità che hanno costruito e basato la loro fortuna sulla deprivazione degli esseri umani di tutte le loro facoltà che li rendono tali: dalle emozioni al potere della scelta, dalla libertà economica a quella di poter esprimere liberamente le proprie opinioni.

Una versione console spettacolare

Come dicevamo in apertura, dal suo arrivo su Xbox e PC il gioco è stato al centro di alcune revisioni al gameplay e in questo senso la versione PlayStation 5 in particolare si configura sul mercato come la miglior rappresentazione del titolo dal punto di vista visivo.

Una serie di aggiornamenti hanno infatti corretto bug e ribilanciato vari elementi di giocorispetto alla release del 2021. Da allora le cose sono cambiate e il team ha espanso la rigiocabilità introducendo nel pacchetto anche la modalità New Game +, un sistema di trasmog e una modalità foto. Tutto questo è disponibile fin da subito, così da rendere la prima esperienza sul gioco decisamente più piacevole, a cui poi si aggiunge il supporto alle funzionalità del feedback aptico garantite dal DualSense. In questo senso abbiamo trovato le funzionalità del controller di Sony veramente adatte alla marcata componente shooter, indubbiamente l’elemento più riuscito dell’intera produzione, ma al contempo ci sentiamo di sottolineare che, nonostante il buon lavoro svolto nel rendere il gameplay appetibile per il controller, si percepisce molto il feeling di un titolo tarato per l’uso di mouse e tastiera.

The Ascent è uno sparatutto solido, il cui limite resta purtroppo una certa ripetitività di fondo che si protrae per tutta la sua durata, che può orientarsi tra le 15 e le 20 ore.

Dove però la produzione di Neon Giants lascia assolutamente il segno è il suo colpo d’occhio, supportato a dovere dall’HDR, che valorizza le meravigliose luci al neon e lo “sporco” che corroborano il pianeta Veles. Se sono le atmosfere cyberpunk che cercate, da questo punto di vista The Ascent mantiene la sua promessa e per certi versi può anche sorprendere. I meravigliosi effetti di luce e il level design isometrico popolato da creature umane, alieni e macchine, danno vita a dei veri e propri diorami tutti da gustare.

Quanto alla colonna sonora, ribadiamo quanto detto in fase di recensione PC: pur non lasciando concretamente il segno, offre delle musiche perfettamente in linea con le atmosfere cyberpunk proposte dal mondo di The Ascent. Peccato per l’assenza di una localizzazione in lingua italiana.

Commento finale

The Ascent è un action RPG che fa il suo dovere, con un sistema di shooting isometrico che funziona a dovere, pur lasciando il fianco alle immancabili imprecisioni di un controller rispetto al mouse. Al contempo il lavoro di conversione svolto dallo studio è notevole, in particolare per l’aggiunta del feedback aptico, che rende le sparatorie ancora più divertenti. Quella per PS5 è dunque una versione definitiva che permetterà all’utenza delle piattaforme Sony di provare The Ascent nella sua forma migliore fin dal primo avvio.

VOTO: 7.5

  • Conversione tecnicamente ineccepibile
  • Il feedback aptico è fantastico
  • Gameplay divertente…

  • …alla lunga però può risultare ripetitivo
  • Al di fuori delle patch già rilasciate, non ci sono altre novità
  • E’ un twin stick shooter tarato palesemente per il mouse

 

Super Robot Wars 30: Recensione

Il crossover definitivo per gli amanti dei super robot di tutte le generazioni torna alla ribalta. Ecco la nostra recensione di Super Robot Wars 30!

  • Nome completo: Super Robot Wars 30
  • Piattaforme: Microsoft Windows, PlayStation 4, Nintendo Switch
  • Publisher: Bandai Namco
  • Developer: Bandai Namco
  • Distribuzione: Digital, Retail
  • Data d’uscita: 27 ottobre 2021
  • Genere: Strategico a turni
  • Versione testata: PC e Switch

Una costante per tutti gli appassionati di mecha, la saga di Super Robot Wars approda in occidente incorporando i sogni proibiti di chi desidera vedere i propri eroi rappresentati ed incrociati nelle storie di un universo pienamente giustificabile. Il confronto tra il panorama storico dei grandi eroi del secolo scorso e le installazioni più recenti, tra le macchine esagerate del maestro Nagai, il futuro realistico di Tomino e quello supereroistico di Tsuburaya rendono questo titolo un progetto difficile ed ambizioso, carico di aspettative. Andremo dunque a verificare se quest’opera regge il passo con quanto si prefigge, o se fatica a tenervi testa.

Un’esplosione di ricordi

Al netto di quanto citato, il titolo presenta un roster di personaggi sbloccabili enorme, passando per innumerevoli serie animate ma mantenendo per ognuna il proprio peculiare stile grafico. Le animazioni di lotta sono state rivisitate basandosi sui media più recenti relativi alla saga, mantenendone la fedeltà anche di fronte a svariati tipi di nemici. Il movimento sulla griglia rimane un po’ piatto a causa dell’assenza di animazioni dei modellini bidimensionali delle unità, mentre gli scenari presentano una conformazione abbastanza standard che non eccelle ma neppure stupisce. Un contorno piacevole anche all’HUD, che risulta ostica da digerire agli inizi ma che diventa, progressivamente, un mondo da esplorare con comodità ed agevolezza.

Atmosfere perfette

Una nota piacevole a quanto citato sono le fantastiche colonne sonore del titolo, che riprendono le OST della saga a cui appartiene il personaggio, così come il suo doppiatore originale ove possibile. Avere questo tipo di accompagnamento “adattivo” permette di immergersi completamente nel gameplay e di creare la giusta atmosfera per la situazione affrontata. Anche le musiche originali sono ben realizzate, specificamente le soundtrack dei personaggi principali, riuscendo a rimanere impresse nel giocatore a fianco dei classici intramontabili. Al netto di questo, è comunque possibile modificare a proprio piacimento le tracce riprodotte nelle varie situazioni, offrendo un alto grado di personalizzazione anche a livello sonoro.

Già visto, eppure…

Vertendo sul lato più pragmatico, il gioco si presenta come uno strategico a turni con griglie a caselle, in cui si compone la propria squadra con una o più navi e un numero variabile di unità schierabili a seconda dello stage, con alcuni vincoli di trama in base alla situazione. Bisogna fare grande attenzione alle statistiche delle unità ed al nutritissimo numero di abilità, che impattano enormemente sui risultati delle battaglie così come sui danni inferti e ricevuti. Va da sé che il titolo non vieta al giocatore di modellare esattamente il team dei propri sogni senza incappare in alcun tipo di svantaggio, potendo di fatto superare gli scogli della storia con un’opportuna gestione del campo di battaglia. Anche la profondità di personalizzazione dei personaggi è monumentale, dando agli amanti del min/maxing la possibilità di ottenere risultati incredibili semplicemente dedicandosi al perfezionamento delle statistiche e dei poteri disponibili. A ciò si aggiunge il livello di difficoltà modulabile e il nutrito numero di quest, che permettono di sperimentare a fondo quanto organizzato, regalando un’esperienza encomiabile.

La versione Nintendo Switch

Oltre alla versione PC abbiamo avuto modo di provare anche il porting su Nintendo Switch, pubblicato solo in Asia e Giappone, ma comunque localizzato in lingua inglese. In realtà abbiamo ben poco da dire, si tratta di una conversione eccellente di questo strategico, che permette di provare la produzione sia in modalità portatile che sulla TV. In modalità TV il titolo spinge la risoluzione a 1080p, con una fluidità degli scontri eccellente, mentre sullo schermo del tablet tutto si ridimensiona a 720, offrendo anche un miglior colpo d’occhio. Va comunque ribadito che in larga parte degli sprite sono stati comunque ripescati e affinati dai vecchi capitoli già pubblicati addirittura su PSvita, questo ha quindi reso più facile il lavoro di conversione.

I contenuti aggiuntivi

Per non farsi mancare nulla, nel corso di questi mesi sono stati resi disponibili due pack di contenuti aggiuntivi con il Season Pass, che oltre ad espandere la già considerevole longevità del titolo, consegna alcuni tra i personaggi più ricercati ed amati delle saghe moderne, con animazioni di tutto rilievo che saranno certamente apprezzate dai fan. Passando tra l’acclamato Gundam Iron-Blooded Orphans, il reboot dello storico Ultraman e il ritorno di molte comparse storiche dei vecchi capitoli, i DLC condiscono il prodotto rendendolo in grado di soddisfare i palati più fini senza problemi. In generale, pur non necessitandone, l’esperienza viene piacevolmente ampliata e migliorata attingendo a fonti recenti e classiche, mettendo la giusta ciliegina su questa ottima torta.

Commento finale

Super Robot Wars 30 condensa il necessario nutrimento che serve ai fan dei mecha in un crossover generazionale che procede a passo stabile da anni, potendo di fatto contare sia su una lore espansa che su un comparto storico di grandi esponenti del genere. Il comparto tecnico sfrutta la solidità dello stile strategico a turni per confezionare un pacchetto ottimale di contenuti collegati tramite sapienti espedienti, di fatto moltiplicandone anche la longevità. Un peccato per alcune sbavature estetiche, che avrebbero davvero confezionato una perfetta iterazione della serie, ma che nel complesso non minano l’esperienza di gioco.

  • Trama coinvolgente
  • Nutritissimo roster da più opere
  • Solidissimo gameplay tecnico e tattico…

  • … con qualche sbavatura tecnica
  • Alcune animazioni necessitavano un restauro