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My two cents#14

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In questo numero: Confusional Quartet, Là-bas, Neve Su Di Lei, PornoVarsavia, The Crazy Crazy World of Mr. Rubik, Sycamore Age, Cosmetic, Calibro 35, Decana, Redrum Alone.

Confusional Quartets/t (Hell Yeah Recordings)

Fine anni ’70: Bologna fa da background ideale a una rivoluzione cultural-musicale condivisa da varie band, da Gaznevada a Skiantos, fino a quattro ragazzi caratterizzati da un sound waveggiante sospeso tra Devo, Zappa e divagazioni free. Passano i decenni, ma finalmente per i Confusional Quartet l’ibernazione ha fine. E pubblicare un simile ritorno significa seguire la giusta continuazione di quel lavoro omonimo pubblicato ai tempi, proiettata nell’era moderna. Già basterebbe il titolo del brano di anticipazione: Futurfunk, prodotto assieme a Bob Cornelius Rifo (The Bloody Beetroots). Ma ci sono anche il puro electro-boogie di Cani alla menta, il tripudio fatto di synth acidi e Hammond a profusione di Amaricante, la perdizione tra spazio e tempo di Verme, la tribaleggiante Forza dell’abitudine, il sapore Primus di Ritmo SpeedOrazio, il profumo di Medio Oriente di One Nanosecond in Tunisia e i potenti riff di Newnewwave, facenti da fanalino di coda, a illustrare un complesso che ha compiuto il suo “ritorno al futuro” servendosi del giusto sprint per tenere testa al passare del tempo. Un ritorno affascinante, da non lasciar passare sottogamba.

Gustavo Tagliaferri

Là-bass/t (Lavorare stanca)

Dopo un paio di demo e una carriera decennale, finalmente è arrivato il debutto ufficiale per i Là-bas, un disco omonimo in stile cantautorale che vede la produzione di Fabio de Min dei Non voglio che Clara. Un disco che ricorda e racconta, una voce segnata da nostalgia e malinconia che suona piuttosto familiare e rasenta il reading, il ricordo che fa da tema portante, i brani che rievocano cose lontane dai contorni sbiaditi come quelli in copertina, ma con una descrizione lucida, caratterizzata da un taglio sensibile e doloroso, lenta e feroce. Ad un tratto non si capisce se a graffiare sono i ricordi che piano si fanno spazio in un immaginario surreale o è la voce di Gorgoglione e il suo modo di mettere in musica forse cose vissute.  Là-bas è un album dei ricordi, con fotogrammi bellissimi in La sera, frammenti di vita in Le ore contrarie, un imperfetto costante, la dicotomia malessere-benessere, un passato graffiante. Là-bas, “laggiù”, come a dire “lontano” e invece no. È ancora tutto maledettamente troppo vicino.

Carmelina Casamassa

Neve Su Di LeiCerco la bellezza (RPM Produzioni Musicali)

Neve Su Di Lei è il nome della prima moglie di Toro Seduto, dei Sioux. In questo caso però è solo Marcella, una cantautrice con alle spalle battaglia alcuna se non quella con la sua musica. Tutto sommato, di atmosfere nativo-americane vi è ben poco; infatti questo disco, composto da dodici tracce, sembra più prossimo alla tradizione folk irlandese mista ad un gusto tutto nostrano. Il cantato si distanzia poco dalla costumanza fatta di pane e cantautorato e sembra affondare a pieno le mani in un ambiente più genuinamente Irish e così prossimo alla voce Cranberries anni ’90 ma fortemente più indisciplinata. I testi mirano a una voluta puerilità e ingenuità ma non riescono ad arrivare alla testa dell’ascoltatore a causa anche di una fuori metrica forzata e ricercata in modo troppo artefatto. L’album sovrabbondante in archi e fiati, invece che far risaltare degli arrangiamenti potenzialmente sufficienti, sottolineano fallace e appaiono più come riempitivi di pezzi che già alla base mostrano mancanze di contenuto. L’artwork, in linea con il disco, mostra una spensieratezza che eccede in glucosio e che alla lunga stanca. Provate voi a mangiare cucchiaini di zucchero a pranzo.

Eliana Tessuto

PornoVarsavia[O] (Autoproduzione)

Come se i Carpet Beaters fossero stati colti in un mirino dal tocco spionistico, lo stesso che nasconde anche la voglia di dare una marcia in più a quanto già prodotto in precedenza. A Novara è così, e i PornoVarsavia sono il risultato. Un’opera come “[O]” sancisce l’intenzione dei cinque componenti di ricominciare da capo, di immergersi nel profondo della loro città suonando un rock contaminato da svariate influenze, che ingrana gradualmente traccia dopo traccia, andando da una carica che sembra appartenere a Jon Spencer ma che si trasforma subito in brezza dai toni wave in quel di Odilia continuando per Bla bla NYC all’elettro-disperazione di Sei gradi di libertà e i riff viscerali di Fango e polvere, finchè non si presentano il soffuso crescendo che va da Luz Mala (La luce bianca) all’iter guerrigliero di Il fronte è lontano, il cuore gothic di Il giorno che fugge (gli ultimi Sentenced riportati indietro di qualche decennio) e lo stendimento di Carogiulio e dell’elettronica che trasuda ne L’inutile martirio. Tolta qualche pecca vocale introduttiva, a volte piuttosto sottotono, siamo di fronte ad un nuovo inizio fatto di vibrazioni più che positive, alimentate da un’ottima produzione come quella di Cristiano Santini.

Gustavo Tagliaferri

The Crazy Crazy World of Mr. RubikUrna elettorale (The Crazy Crazy Crisi) (Locomotiv Records)

Bologna. I The Crazy Crazy World of Mr. Rubik tornano con Urna elettorale (The Crazy Crazy Crisi). Il messaggio è molto più che chiaro, a cominciare dal linguaggio iconografico (il cassonetto dell’immondizia in copertina e un politico imbellettato sul disco). I testi sono limpidi, non così diretti ma chiari e decisi. A pochi giorni dalle elezioni politiche “Urna elettorale (The Crazy Crazy Crazy)” non può che arricchirsi di significato. Il percorso musicale dell’album è elettronico misto a noise e rock ma non mancano note etniche e un’impronta tribale già presente nel disco precedente “Are You Crazy or Crazy Crazy” (e in questo disco, soprattutto in Sebele). Un presente critico raccontato dalla voce del pessimismo ma senza cadere nella solita  rabbia urlante né nella pesantezza del tema. Corruzione, crisi economica,un gioco onomatopeico (Pabababè), un tributo a Giovanni Lindo Ferretti e i CCCP, flebili richiami all’heavy metal, ottimi riff di chitarra, La nona rivoluzione silenziosa, poi i minuti ipnotici di È tempo di… a calare il sipario. Un disco che si lascia ascoltare volentieri!

Carmelina Casamassa

Sycamore Ages/t (Santeria)

Un fiore che non svolge il solo compito di abbellimento di un terreno, ma racchiude in sé una nuova via di fruizione della musica, fatta di continui e ripetuti scavi tipici degli anni ’60 e ’70, ma ricondotti alla modernità. Questo perché nei Sycamore Age di Stefano Santoni e Francesco Chimenti (figlio del ben più noto Andrea) il bivio da seguire conduce a molteplici direzioni, rintraccibili dal primo all’ultimo brano di questo full length omonimo. Un concept album dove s’intrecciano e si susseguono la linea prog di Binding Moon, il baroque dream-pop di Astonished Birds, i due movimenti in cui si divide la dolcezza di Dark and Pretty, un vago richiamo etnico che rimanda ai ritmi tribaleggianti di How to Hunt a Giant Butterfly, il folk di Tears and Fire, i bombardamenti heavy che aumentano nel corso di Kelly!!!, il tango sfrenato di Romance, quel sapore tra avant-garde e accenni industrial che caratterizza My Bifid Sirens e una voce, quella di Chimenti, che mostra il meglio di sé soprattutto nella seconda parte del risultato complessivo. La dimensione dell’esordio dei Sycamore Age è tutta qui. Così ostica, estranea, inusuale, ma incredibilmente affascinante, una gemma la cui luce non fatica a venire fuori.

Gustavo Tagliaferri

CosmeticArnia/Provincia EP (La Tempesta)

Yin e Yang, due facce della stessa medaglia, due copertine, una nera, “Arnia” (a cura di Celeste Pesaro) ed una bianca, “Provincia” (a cura di Chiara Fazi). Quattro brani, un amore viscerale per i Raein (le cui sonorità sono ampiamente percepibili in In ritirata), un pezzo strumentale troppo breve per capirci qualcosa (Motobecane), un conflitto interno, il contrasto tra due scelte, un basso irrequieto che lascia il segno, una Provincia che canta una normalità necessaria, un disco a tratti pop e a tratti shoegaze, che in alcuni punti sottolinea il parlato e in altri tende a creare atmosfera. Con “Arnia/Provincia” i Cosmetic non schiodano da quell’indie rock post-adolescenziale dei precedenti lavori e va bene così. Per tutto il tempo dell’ascolto sembra di vedere qualcuno su un precipizio indeciso se lanciarsi o meno e quando il disco arriva al capolinea il punto di domanda è ancora lì: reagire oppure no?

Carmelina Casamassa

Calibro 35Dalla Bovisa a Brooklyn EP (Tannen Records)

Quanto può essere influente l’ipotesi di una visita in quel della Grande Mela, poco tempo dopo la pubblicazione del terzo album in studio? Per i Calibro 35 abbastanza, tanto da lasciarsi immortalare in un fumetto che porta la duplice firma di Marco Philopat e Gianfranco Enrietto, parole e immagini. Un fumetto, questo “Dalla Bovisa a Brooklyn“, che è anche un E.P. dalla duplice facciata, in quanto composto da tre cover e tre brani freschi di penna propria. Ed ecco quindi che ci si ritrova faccia a faccia con la fuzzeggiante Broccoletto funk, la mistura tra r’n’b e disco di Bushwack Nigeria e un Tema di Alice che sembra omaggiare egregiamente la One di Harry Nilsson portata al successo da Aimee Mann. Ma se il caldo fusion della New York By Night di Piccioni e il wah-wah surfeggiante della profondorossiana Death Dies si rivelano essere convincenti, altrettanto purtroppo non si può dire per Nino Rota e il suo Padrino, riuscito solo in parte, con una veste non all’altezza della versione originale. Un piccolo scivolone che fa di “Dalla Bovisa a Brooklyn” un lavoro più che buono, ma appartenente a una corrente collezionista, visto che non aggiunge molto a quanto già dimostrato nell’ultimo lavoro.

Gustavo Tagliaferri

Decanas/t (Autoproduzione)

Sarah Fornito e Cecilia Bernardi (ex Diva Scarlet) tornano sulla scena musicale per dar vita ad un nuovo progetto: Decana, che dà anche il nome al disco. Il duo è affiancato da altri due musicisti: Enrico Liverani alla batteria e Daniela Caschetto al basso; per di più, Umberto Maria Giardini (il fu Moltheni) alla produzione e in duetto con Sarah nella traccia Come mi vuoi tu? che a dirla tutta non è la migliore del disco. Rock d’autore, decadente e raffinato che prende spunto dalle migliori istanze elettriche degli anni ’90. Ballate e chitarre in bilico tra la rabbia e la speranza, suoni curati, archi, qualche ripresa strumentale che non guasta, una batteria consistente, una voce profonda e tenebrosa. Un disco che denota intensità di suoni ed emozioni che si stringono in una danza fatta di corde, batteria martellante e una voce di velluto nero che vibrano all’unisono.

Carmelina Casamassa

Redrum AloneDe Redrum Natura (Autoprodotto)

I testi di Lucrezio e il Kubrick di “2001: Odissea nello spazio” che s’incrociano davanti ad un sintetizzatore, in quel di una Bari che, dai suoi pori, non sprizza che elettronica. Tommaso Danisi e Piero Pappalettere, queste le menti del progetto Redrum Alone, lo sanno molto bene, e in un’opera d’esordio come questo “De Redrum Natura” non si perdono davanti alle chiacchiere, ma offrono una decina di brani dal sound travolgente e ipnotico, per non dire tendente anche al ballabile. Oltre alla cover di Emilia paranoica, da Puglia Sounds con furore per colmare il vuoto lasciato dalla trascurabilissima versione firmata Vasco Brondi, c’è anche l’ottima riproposizione alla Justice di She’s Lost Control dei Joy Division, una Remote che sa di Röyksopp, il groove pesto e andante di User Interface, con tanto di voce possente, i Daft Punk che incombono in RevolutionAir e in No Guitars Were Used in Making These Tracks“, forse la loro Around the World, una MidiNight da dancefloor e il citazionismo burlesco della conclusiva Enola Murder. Per essere qualcosa di autoprodotto, non ha di che invidiare con la scena internazionale, anzi, i relativi componenti devono aver appreso parecchio. Senza fare i copioni.

Gustavo Tagliaferri

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Cosmetic – Conquiste

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Lenta conquista irrompe ronzante e magnetica e parte così “Conquiste”, prende il volo come la navicella spaziale che domina la copertina e viaggia per quaranta minuti in bilico come sempre fra il frastuono e l’armonia. Ma con un pizzico di maturità in più.

Giunti al terzo lavoro, infatti, i Cosmetic dimostrano di saper saggiamente fondere i suoni cui ci avevano finora abituati su disco assieme alle loro migliori rese live, esagitate e distruttive.  Il risultato è un disco rumoroso ma, al tempo stesso, incantato, complice la voce di Bart (accompagnata da quella di Costanza dei Be Forest, ospite in due pezzi) che sbuca lieve e candida sotto il tappeto sonoro ricreato ad arte.

Tante le tracce degne di nota, da Scisma, a tutti gli effetti il brano-tormentone del disco (vuoi perché è stato il primo pezzo a circolare in rete nei momenti di maggiore attesa per la release), fino a Colonne d’errore che, con i suoi giochi d’alternanza fra noise e shoegaze più etereo, si dimostra l’esatta sintesi delle due anime del gruppo.

Una rinnovata maturità si avverte anche nei testi che narrano di affetti quotidiani (La fine del giorno, una delle tracce più brevi e più riuscite), solitudini e amicizie (Sitar, Per un amico) fino a diventare quasi delle vere e proprio fiabe come in Melly.

Chiude tutto Lo spavento, che lascia con un tuffo al cuore e la voglia di premere di nuovo play e riascoltare l’album in loop. O meglio, di correre al primo concerto in zona e urlare sotto il palco.

Annachiara Casimo

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"Conquiste", il nuovo album dei Cosmetic

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Uscirà il prossimo 13 aprile per La Tempesta il terzo album dei Cosmetic che si intitolerà “Conquiste“.

La registrazione dei brani è ormai giunta al termine ed entro la fine di Febbraio il disco dovrebbe essere pronto per le stampe.

L’album é stato interamente registrato e mixato da Paolo Rossi al Waves Studio di Pesaro dove la band al completo, lasciate alle spalle alcune temporanee defezioni, si é concentrata molto sui dettagli di produzione, con particolare attenzione alla ricerca timbrica.

L’obiettivo è avvicinarsi il più possibile alle ruvide sonorità live della band dove a farla da padrone sono le chitarre incalzanti.

Figurerà come ospite – in due brani – Costanza dei Be Forest.

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Intervista ai Cosmetic

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“C’è qualcosa dentro me che non so descrivere, mi tormenta notte e di e mi lascia stanco, così aspetto che qualcosa arrivi a distrarmi…” (Cosmetic – In ogni momento aspetto qualcosa che arrivi a distrarmi)

Più di dieci anni insieme e non sentirli nemmeno un po’. A più di un anno dal loro secondo splendido lavoro, “Noi non siamo di qui”, ritornano i Cosmetic con un trentatré giri (che poi si scoprii essere un quarantacinque giri) intitolato “In ogni momento”. Cinque domande per Bart, voce e chitarra dei romagnoli Cosmetic.

Più di un anno è passato dall’uscita di “Non siamo di qui”. Nel vostro piccolo, e perdonate il gioco di parole, avete avuto un piccolo successo. Siate sinceri, vi aspettavate tutto questo?

Possiamo dirci contenti, anche quest’anno abbiamo raccolto qualche piccola soddisfazione in più! Perché anche se uscire con La Tempesta può aiutare dando visibilità, non é comunque detto che all’ascoltatore medio interessi sentire qualche nome nuovo. Al nostro livello non hai gente che ti ascolta per spinta dei media, per moda o per leccaculismo. Se un tipo di Avellino, di Bisceglie o di Udine ti scrive per farti i complimenti o per comprare “tutti i cd che avete fatto finora” é sincero, e per noi è sorprendente e commovente. Bello no?

Da quel che ho letto sul vostro MySpace, il 2010 è stato l’anno in cui avete suonato di più in tutta la vostra carriera. Si cercherà di bissare questo traguardo anche nel corso del 2011?

No, credo parlassimo del 2009. Ma vogliamo sempre di più, sempre più “tutto”!

“In ogni momento” è un EP a trentatré giri per cento copie e free download. Un pensiero per i vostri seguaci più affezionati?

(A parte che abbiamo scoperto quando è arrivato che è a 45 giri!) Ogni canzone di questo piccolo disco è legato a un momento significativo delle nostre esistenze, quasi sempre doloroso, perché dal dolore tutto passa (“prima o poi”),  anche dove le parole non lo esplicitano (o magari non ci sono nemmeno). Quindi quando lo ascoltate pensate che state condividendo quei momenti con noi!

Alessandro Baronciani si è occupato della parte grafica. Messa vicino a quelle di “Sursum Corda” e “Noi non siamo di qui”, la copertina di “In ogni momento” è la più “classica” e “normale”. C’è un significato particolare dietro a quel balcone?

È il balcone di un palazzo che Ale ha visto a Riccione, è tutto ciò che sappiamo! Solo dopo aver visto la cover ci siamo accorti avesse delle attinenze con Thomas, il pezzo che chiude il disco.

Per concludere, al momento quali sono gli obiettivi a breve/medio termine che i Cosmetic si sono posti?

Per adesso il nostro scopo é suonare in giro e lavorare ai pezzi nuovi con calma e seguendo i tempi dell’ispirazione, e sarebbe bellissimo poter già iniziare a farne qualcuno dal vivo. Ma i concerti imminenti ti obbligano a provare ancora i pezzi dell’album e dell’EP!

Marco Gargiulo

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Cosmetic – In ogni momento EP

Sguazzano nell’oceano dello shoegaze i Cosmetic, giovane band romagnola con alle spalle un recentissimo album, “Non siamo di qui” (pubblicato da La Tempesta) e tuttora si ritrovano a nuotare tra onde affini, indecisi se lasciarsi trasportare da quelle più gentili o se affrontare quelle più imponenti. Per non farsi mancare nulla, la scelta perfetta è quella di provarle tutte, ed ecco che ormai da qualche anno i Cosmetic sono alla ricerca del perfetto mix tra psichedelia, pop e un sound più sporco.

A riguardo, loro stessi affermano: “Eravamo in furgone di ritorno da un concerto quando parlando tra di noi ci siamo accorti che alcuni pezzi esclusi dall’album Non siamo di qui, sarebbero stati davvero bene in scaletta insieme. E abbiamo notato che avevano proprio la lunghezza di un lato di vinile. Ovvio che i due pensieri scattati subito dopo sono stati: “si ma cosa ci facciamo sull’altro lato?” e “finalmente pubblichiamo la title track dell’album!Continua la lettura di Cosmetic – In ogni momento EP