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Felpa – Abbandono

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Dicono che la notte porti consiglio, indipendentemente da come ci si senta in determinate circostanze. Anche quando, vittime di un’insonnia riflessa dalla luce della luna, si registrano in musica le pagine strappate di un libro, l’anatomia umana studiata con minuziosità, la condizione dell’anima, il ricordo di un’esperienza vissuta con gioia e mai abbastanza compianta, non necessariamente riconducibile ad una separazione volontaria. “Abbandono” può voler dire tante cose, “Abbandono” può squarciare il corpo di un individuo svelando il profondo dei suoi sentimenti, sinceri ed al contempo lontani da presunte dichiarazioni stantie, nate morte. “Abbandono”, semplicemente, è Felpa, dopo Magpie l’attuale monicker di Daniele Carretti, che, al di fuori dagli Offlaga Disco Pax, si rende fautore nel giro di dieci movimenti di un percorso che, dall’introduzione di Di giorno alla conclusione di Di notte, ha alla base di tutto lo shoegaze, ideale forma chiave attraverso la quale riassumere cotanto status vivendi. E, come per lo shoegaze, a fare da traino sono gli echi di una Hope Sandoval prima, durante e dopo i Mazzy Star (Non è facile, Quando poi), i Jesus and Mary Chain quasi interamente spogliati della loro anima rumorosa e rivestiti di un tocco onirico (L’ultima estate), parentesi lo-fi (Come mi vuoi), delle leggere dilatazioni post-rock (Dici che) e, tutt’attorno, tra soliloqui celanti il lato più intimo di se stessi (Solo), un’aura di stampo 60’s, quasi beatlesiana, come evidenziato soprattutto dall’intensità di un brano come Perdono. Ipotesi azzardata, ma forse più che adatta per rivelare lo spirito di un “Abbandono”, quello di Carretti, che riscalda non badando alle stagioni circostanti, ma curandosi solo del fatto di aver perseguito ogni obiettivo, dall’inizio alla fine.

Gustavo Tagliaferri

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Simmetrie, un omaggio agli Scisma

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Mag-Musicpresenta:

Simmetrie, un omaggio agli Scisma

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(Non) si esce vivi dagli anni ‘90

Forse non è la sede più adatta per dirlo, ma lo dico lo stesso: non è che gli Scisma mi facessero proprio impazzire. L’esordio semi-apocrifo “Bombardano Cortina” non mi era piaciuto per nulla, e il successivo “Rosemary Plexiglas” mi era parso non pienamente a fuoco e un po’ dispersivo, benché illuminato da numerosi spunti pregevoli e da una “visione” da band dotata di autentico talento. Col senno di poi, non rinnego i vecchi giudizi sugli album: anzi, i recentissimi riascolti mi portano addirittura a ribadirli, alla pari di quello più benevolo nei confronti del terzo capitolo “Armstrong”. Non posso però non aggiungere qualcosa di fondamentale, che mi sembrò evidente solo dopo uno showcase dell’ottobre 1999: i dischi rendono in piccola parte giustizia al reale valore degli Scisma. La loro grandezza, infatti, si esprimeva meglio sul palco, luogo magico dove i mille elementi che costituiscono le canzoni riuscivano a combinarsi in un insieme coerente e fascinosissimo. Non proprio l’ordine che miracolosamente scaturiva dal caos, dato che i lavori in studio non sono poi tanto confusi e che dal vivo i ragazzi non disdegnavano le partenze per la tangente… ma, insomma, più o meno.

Quel concerto a inviti in un club romano chiamato Memphis Belle fu una specie di folgorazione, un’epifania: finalmente gli Scisma mostravano tutta la loro maestria di artigiani di melodie, armonie e ceselli, e finalmente le canzoni rivelavano il loro splendore, esaltando quella vena psichedelica – nel senso concettuale del termine: “allargamento della coscienza” – che dell’ensemble era forse la caratteristica più atipica e appassionante. Fossi rimasto a casa, quella sera di oltre dodici anni fa non avrei mai conosciuto davvero gli Scisma… e avrei continuato a considerarli un gruppo irrisolto. Sbagliando, perché la loro voce è stata, al di là della qualità dei cd e di una notorietà rimasta di culto, una delle più diverse e persuasive dell’Italia rock degli anni ‘90. Anni dai quali i nostri eroi, anche se sciolti, sono usciti vivi, visto che dopo tanto tempo siamo qui a celebrarli.

Federico Guglielmi

Una natura intimistica, morbida, riflessiva, coniugata con la frenesia tecnologica di sonorità elettriche ed elettroniche. Un’ispirazione letteraria profonda ed a tratti drammatica amalgamata con schizzi di improvvise parole fuori tempo e fuori luogo e di variazioni poetiche inaspettatamente laceranti.

In una parola, gli Scisma, gruppo nato nel 1993 sulle sponde ovest del lago di Garda, che esordisce nel 1995 con il cd autoprodotto “Bombardando Cortina”.

Dopo le brillanti apparizioni ad importanti concorsi nazionali, il gruppo sigla il contratto con la Jungle Sound e pubblica nel 1997 l’album d’esordio “Rosemary Plexiglas”, prodotto da Manuel Agnelli. Per i membri Paolo Benvegnù (voce, chitarra, campioni), Diego De Marco (chitarra), Danilo Gallo (batteria, percussioni), Michela Manfroi (tastiere, campioni, cori), Sara Mazo (voce, chitarra), Giorgia Poli (basso, cori) e Marco Tagliola (tecnico del suono), il successo discografico è immediato e confermato dalle ottime recensioni della critica e dal gradimento di un vasto pubblico.

Dopo una lunga tournée di oltre cento date in Italia e in Francia, gli Scisma collaborano alla realizzazione del disco “Registrazioni moderne” di Antonella Ruggiero rivisitando nel consueto stile personale il brano Cavallo bianco, che precede l’inizio del lavoro di registrazione del nuovo album “Armstrong”.

Scelta come sede di produzione una casa sulle colline che si specchiano sul Lago di Garda, gli Scisma si avvalgono della collaborazione di artisti del calibro di Giovanni Ferrario, Marco Posocco e, nel ruolo di coautore del toccante brano I Am the Ocean, del cantante dei Venus, Marc Huygens.

Così, nel 1999, preceduto dal singolo di successo Tungsteno e dall’EP di assaggio “Vive le Roi”, gli Scisma pubblicano l’album “Armstrong”, percorso da emozioni e vibranti suggestioni accuratamente racchiuse in brani che spaziano dall’elettro-pop dal carattere incalzante e coinvolgente transitando da episodi più pacati e sentiti in cui la natura malinconica del gruppo trova la sua massima espressione per arrivare a situazioni a tratti venate di interessanti fiati di origine jazzistica. Un disco che conferma gli Scisma, gruppo eclettico ed innovativo, come progetto dal talento artistico musicale e letterario davvero notevole.

Poi, all’improvviso, sopraggiunge la fine. Difficilmente si sarebbe immaginato ad uno scisma di nome e di fatto. Ma così è stato, senza annunci, forse per “troppo amore”, forse per tenere fede al nucleo del progetto.

Prima, però, l’esalazione dell’ultimo respiro: “The Last Waltz”, l’ultimo valzer. Un concerto che si svolge il 10 maggio 2003 al Flog di Firenze. L’addio, o arrivederci.

Ora: Paolo Benvegnù sappiamo benissimo in che cosa è impegnato, Michela Manfroi è entrata nell’ensemble tanto dei Venus quanto di Cesare Basile, Giorgia Poli ha scoperto la passione per il teatro, Sara Mazo, tra Colapesce, Edwood e N.A.N.O., ancora si fa sentire. Nulla si sa al momento di Diego De Marco e Danilo Gallo.

1. Il disordine delle coseL’amour

2. Desert MotelTungsteno

3. LefebvreJetsons High Speed

4. VanderleiSvecchiamento

5. PublicL’innocenza

6. Mimmiz (Macno) e Max ZanottiTroppo poco intelligente

7. NORMANL’universo

8. DilailaSimmetrie

9. FelpaArmstrong

10. GlitterballI Am the Ocean

11. EsCentro

12. Andrea CarboniGolf

13. Sexy Cool AudioRosemary Plexiglas

14. DilisL’equilibrio

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