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Lilies on Mars – Dot to Dot

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Punto per punto, linea dopo linea, passo dopo passo. Le ex Mab Lisa Masia e Marina Cristofalo, in un viaggio Italia-Inghilterra andata e ritorno, lo sanno, ed è la gradualità uno dei loro punti di forza, che le hanno portate a continuare, come Lilies on Mars, in un’ottica differente quel discorso già iniziato imbracciando un paio di chitarre, con quel “Wish You Were a Pony” che ha fatto da punto di ripartenza. Ed è per questo che “Dot to Dot” va considerato come un importante capitolo di maturazione. Non solo grazie al contributo determinante di quel Franco Battiato che già le sosteneva in precedenza, come dimostra il singolo Oceanic Landscape, ma perché l’universo da loro abitato è un ricettacolo che unisce i Kraftwerk più soavi (Impossible Child) a un rumoroso dream pop dalle reminescenze kraut (Side ABCDE) e shoegaze (No Way), se non addirittura misto a certo post-rock (la sigurrosiana So Far Dear America), fino a contaminazioni sospese tra Notwist (Entre-Temps), Stereolab (See You Sun) e tanghi post-moderni in contrasto a certi Gotan Project (For the First 3 Years). Quello che il duo affronta è un viaggio mentale da intraprendere abbandonandosi all’estasi, elemento cardine di ben tredici tracce. Da non perdere assolutamente.

Gustavo Tagliaferri

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Nuovo singolo per le Lilies on Mars

A meno di due anni di distanza da “Wish You Were a Pony“, Lisa Masia e Marina Cristofalo, in arte Lilies on Mars, stanno per tornare con il loro terzo lavoro. Il primo singolo estratto, Oceanic Landscape, realizzato in collaborazione con Franco Battiato, sarà disponibile da febbraio, mentre il tour con quest’ultimo avrà inizio verso la fine di gennaio. Ecco le date:

19 gennaio 2013 – Angelo Mai – Roma

25 gennaio 2013 – Teatro Grnade – Brescia, con Franco Battiato

27 gennaio 2013 – Teatro Goldoni – Livorno, con Franco Battiato

28 gennaio 2013 – Europa Auditorium – Bologna, con Franco Battiato

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Intervista ai Lilies on Mars

Shoegaze colorato e ispirato, ma non solo. In “Wish You Were a Pony”, secondo album dei Lilies on Mars (Lisa Masia, Marina Cristofalo e Matthew Parker), troverete tanto sperimentalismo e ambientazioni che mutano e vi portano in un sottobosco sonoro davvero intrigante. Abbiamo avuto il piacere di farci guidare nel loro mondo.

– Lilies on Mars. Come mai questo nome?

– Abbiamo pensato che rappresentasse bene quello che vorremmo trasmettere. Siamo affascinati dal surreale… dei fiori che nascono in un pianeta distante, rosso e presumibilmente deserto, solo dando spazio all’immaginazione si può percepire! Parte dal nome della nostra band l’invito allo stimolo alla creatività, la capacità di lasciarsi andare.

– Come siete arrivati a “Wish You Were a Pony”, vostro secondo appuntamento discografico?

– Una crescita ma nello stesso una continuazione del lavoro precedente. Crediamo ci sia stata un’evoluzione nei suoni e nella ricerca di nuovi strumenti che abbiamo inserito in “Wish You Were a Pony”. Per quest’album abbiamo scelto di far fare il mix dei brani a distanza Londra – New York con Dan Brantigan (musicista e collaboratore di Kaki King) con il quale abbiamo stretto una forte amicizia e che oltre a mixare l’album ha voluto suonare in una traccia del disco. Per il resto le dinamiche sono rimaste le stesse rispetto al nostro debut album, abbiamo registrato nel nostro studio a Londra con i nostri mezzi piuttosto caserecci.

– Un impatto sonoro davvero particolare… com’è nato?

– La continua voglia di sperimentare, metterci alla prova, la ricerca dei suoni, degli strumenti, tante ore in studio.

– Più voglia di sperimentare o semplicemente vi siete lasciati totalmente liberi?

La sperimentazione per quanto ci riguarda è totalmente libera. Una sperimentazione con degli schemi la vedo ovviamente limitata. Abbiamo seguito la passione che ci accomuna, mischiandoci tutte le nostre sensazioni, abbiamo raccontato le nostre storie, le abbiamo unite e abbiamo giocato seriamente a raccontarle.

– Parlando sempre del disco ho notato una grande differenza tra una prima parte più “pop” e una seconda molto più sinistra. Quale vi rappresenta di più?

– Qualcuno lo ha definito un disordine mentale. Può essere, ad ogni modo ci rappresentano entrambe le parti, esattamente allo steso modo. Non è stata una scelta voluta, l’ordine e’ venuto cosi, spontaneamente. L’unica cosa che sapevamo fin dall’inizio era con quale traccia avremo iniziato e chiuso il disco.

– Il lavoro in studio e in sala prove… come lavorano i Lilies on Mars alla creazione dei pezzi? Tutto programmato o in studio è scoccata qualche scintilla?

– Il nostro studio è la nostra sala prove e viceversa, senza la benedizione dei vicini ovviamente. Abbiamo avuto modo di prenderci i nostri tempi, alcuni arrangiamenti sono scoccati in fase di registrazione per il resto abbiamo messo nel disco quello che suoniamo live.

– So di collaborazioni importanti per Battiato… cosa vi ha lasciato un’esperienza così importante?

– Prima di tutto una grande amicizia e il rispetto reciproco che ci onora fortemente. Franco Battiato è per noi fonte d’ispirazione in tutti i sensi, un’artista completo ed una persona meravigliosa. D’altronde è colui che ci ha visto lungo riguardo questo progetto prima che nascesse e che continua a seguirci da vicino nel nostro percorso!

– L’arrivo di Matthew Parker. Cos’è cambiato con l’arrivo di un batterista a tempo pieno?

– È arrivato il ritmo che cercavamo. Non avremo mai pensato di diventare un trio se non avessimo davvero trovato la persona giusta. Siamo sulla stessa linea musicale, ci siamo conosciuti a un concerto e abbiamo iniziato a provare insieme pochi giorni dopo. Dopo un mese lo abbiamo portato su Marte.

– Come mai il trasferimento a Londra?

– Io (Lisa) e Marina viviamo a Londra da dieci anni insieme. La scelta è stata dettata semplicemente dalla capitale della musica europea di allora. Un istinto, il fascino britannico? Non so!  Sicuramente tanta voglia di respirare e suonare la musica.

– Sfatiamo un mito o confermiamolo: Che differenza c’è tra proporsi in UK, specialmente a Londra, rispetto che farlo qui in Italia? Cambiano realmente le dinamiche? C’è davvero più attenzione e coinvolgimento da parte di pubblico e addetti ai lavori?

– Sfatiamo il mito che in UK o fuori dall’Italia sia più facile fare musica, perché non è cosi. Prima di tutto perché a Londra c’è il delirio più assoluto. C’è tutto di tutto e fin troppo. Affermarsi qui non è facile e non è facile da nessuna parte, oggi meno che mai. I sacrifici, la perseveranza, come direbbe mia nonna, sicuramente ripagano in qualsiasi nazione.

Certamente, l’attenzione all’innovativo, alla sperimentazione è più propensa in una grande città come questa. Per fortuna qui c’è un flusso e rigenero continuo e questo salva. In UK si creano dei circuiti molto forti e importanti per quanto piccoli e quando si riesce ad entrare ci sono buone probabilità di ottenere riconoscimenti forti. Forse questa è la differenza con l’Italia, la possibilità di averli o poterli creare questi circuiti.

– Per il futuro? Che cosa possiamo aspettarci?

– Tante tante note marziane.

– Sono previsti vostri concerti in Italia?

– Si qualche data a giugno e luglio… ma siamo spiacenti, non possiamo ancora divulgare la notizia!

– Prima di salutarvi consigliate un disco… quello del momento per voi.

– “Teen Dream” dei Beach House per salutarvi, speriamo vi piaccia, a noi molto!

– Grazie e in bocca al lupo!

– Crepi il povero lupo!

Daniele Bertozzi per Mag-Music

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Lilies on Mars – Wish You Were a Pony

Prendi lo shoegaze, mettigli un abitino carino, colora tutto con delicate tinte pastello e qualche screziatura di colore dalle tinte più forti. Fatto? Bene, ora mettilo nel bel mezzo di un inquietante paesaggio sconosciuto.

Wish You Were a Pony” è il primo LP di Lisa Masia e Marina Cristofalo (già collaboratrici di Battiato). Un album dal sapore nordico e sperimentale con tante sfumature che lo portano a esplorare l’indie pop più giocoso fino a momenti decisamente psichedelici. Retro in apertura è quanto ti aspetteresti dopo la aver visto la copertina e letto il titolo del disco. Ma è solo una sfaccettatura del lavoro, infatti Crabs e Aquarium’s Key danno già una visione più acida e sbilenca, fino ad arrivare al goiello A Lost Cause che rimanda a echi e aperture in perfetto stile Stone Roses.

La seconda metà del disco è decisamente meno giocosa e un’atmosfera malata e sinistra prende il sopravvento. La voce elegante e delicata si trasforma in un richiamo tanto irresistibile quanto pericoloso e il cielo si rannuvola. Solo più in là Hinding Under Water ci ricorda che potrebbe andare tutto bene.

Trovano spazio anche due episodi in italiano: La mattina prima di andare a letto e Su. In realtà poco cambia se non la lingua, non si notano particolari differenze tra i pezzi in inglese e questi due brani.

Il disco termina con Angry Lullaby, che racchiude tutto l’essere di questo lavoro, quasi come a ricordare tutto quello che è successo nelle precedenti dieci tracce.

Credo che per una volta si possa parlare di sperimentazione in modo appropriato. Senza il rischio di cucire etichette a nessuno. Se non per qualche influenza di rimando, “Wish You Were a Pony” è una vera e propria esplorazione dei sottoboschi sonori che è appena incominciata e potrebbe portarci ovunque.

Daniele Bertozzi per Mag-Music

Generazioni, un omaggio al Santo Niente

Mag-Music e Disco Dada Records presentano:

Generazioni, un omaggio al Santo Niente

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Meglio tardi che mai, intangibile questo disco-tributo a una delle band meno docili dell’ultimo ventennio di rock italiano: quell’araba fenice che corrisponde al nome de Il Santo Niente, la creatura proteiforme di Umberto Palazzo. E sacronichilistici applausi per Marco Gargiulo, il giovanissimo timoniere di Mag-Music e alla Disco Dada Records, l’appassionata etichetta per cui esce questo “Generazioni”, omaggio stilisticamente liquido, ma coeso nello spirito, al suono e all’intrinseca lezione di sostanza artistica del Santo Niente. Si imbarca nell’impresa una bella fetta della fatidica nuova scena rock peninsulare. Alcuni di loro in quell’epoca andavano ancora alle Elementari. Ma non importa. C’è stato un tempo in cui Umberto Palazzo e il suo Santo Niente, da Bologna (via nativo Abruzzo) correvano, si fa per dire, gli spasmodici anni novanta l’avvistarono da vicino il golem del mai cercato successo-quasi-di-massa. Pasti nudi e poesia di grande provincia in canzoni che erano come tanti inni sghembi e un po’ velenosi da cantare pogando su se stessi. I loro dischi uscivano con il viatico di Giovanni Lindo Ferretti. La stampa specializzata si spellava le mani sulle Olivetti elettriche. Le loro tournée erano never ending. Santo Niente come i nostri Sonic Youth/Rage Against the Machine? È andata diversamente, tabula rasa elettroacustificata, no Empio Tutto. Umberto è morto e risorto vicino casa sua, decollando altresì in competenza, influenza e qualità di scrittura. A suo modo il Santo Niente è diventato così un classico, lanciato a bomba contro le nequizie, mainstream o indie che queste siano (o fingano di essere). “Generazioni in guerra, generazioni di pace, generazioni superflue… generazioni loggate, ge-ne-rano reazioni”. E piccoli grandi dischi generazionali di ieri e di domani, come questo.

Maurizio Di Fazio

Il Santo Niente è una storica band dell’alternative italiano che nasce a Bologna nell’autunno 1993.

L’esordio discografico risale alla versione originale del progetto “Materiale resistente” al quale la band partecipa con il pezzo Wir Sind Partisanen.

I primi due album (“La vita è facile” – C.P.I./Polygram ‘95 e “[‘sei na ru mo ‘no wa ‘na i]” – C.P.I./Polygram ‘97) vengono incisi per il famoso Consorzio Produttori Indipendenti e fra il primo e il secondo album Umberto Palazzo, il leader della band, assembla la colonna sonora del film “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”.

Nel 2001 Umberto Palazzo si trasferisce a Pescara e, con una nuova formazione, registra per la Black Candy Records l’EP “Occhiali scuri al mattino” (2004) e “Il fiore dell’agave” (2005). Quest’ultimo album è finora l’apice della produzione della band.

Nel 2007 la band dà vita al progetto El Santo Nada e realizza l’album “Tuco” (2010). Nel 2009 Umberto Palazzo registra il suo album solista “Canzoni della notte e della controra“, al momento ancora inedito.

Il 2011 vede El Santo Nada diventare un progetto a sé stante e il ritorno del Santo Niente con una formazione nuova di zecca, con tre giovani musicisti ad affiancare il leader storico. I nuovi Santo Niente sono Tonino Bosco, Federico Sergente e Lorenzo Conti, musicisti che militano anche in Zippo e Death Mantra For Lazarus, due band attivissime nell’underground stoner e post-rock, italiano ed europeo.

01. Simona Gretchen e La mela e NewtonJunkie

02. Giorgio Canali & RossofuocoLuna viola

03. Ilenia VolpeFiction

04. Tying TiffanyÈ aria

05. Lilies on MarsIl posto delle cose da non trovare

06. ZippoCuore di puttana

07. LuminalPrima della caduta

08. VeracrashGenerazioni

09. Marco Campitelli (The Marigold) – Quando?

10. Spiral69Elvira

11. Nevica su quattropuntozeroElettricità

12. Motel 20099Angelo nero

13. Kitsch e Micol MartinezDivora

14. C. F. F. e il Nomade VenerabileSantuario

15. Katrina SaviorsL’attesa

16. DevockaMaelstrom

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