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Scisma – Mr. Newman EP

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CD/LP – Woodworm, 6 t.

Lo scioglimento, la fine di un sogno, la rottura di un incantesimo, il conseguimento di strade proprie che prevale sull’operato collettivo: dati di fatto che improvvisamente, dopo 15 anni, salvo un intervallo, arrivano ad un totale annullamento, un cambio di programma nel nome di un solo nucleo: Scisma. Alla luce di una giovinezza ormai passata e di una maturità evidente è necessario fare i conti con se stessi, ma anche divertirsi e prenderla comoda. Le sei tracce di un EP come questo Mr. Newman sono un ritratto dello stato attuale di Sara Mazo, Paolo Benvegnù, Michela Manfroi e Giorgia Poli, oggi accompagnati dal fido ed alacre collega Giovanni Ferrario e da un Giuseppe Mondini (Nana Bang, Meteor) che ben rimpiazza Danilo Gallo dietro le pelli: là dove per anni ha avuto la meglio l’indiscutibile songwriting caro al percorso attuale di Paolo, le atmosfere tanto care alla doppietta Rosemary PlexiglasArmstrong non vengono meno, portando ad un equilibrio allora più volte esternato e passando da possibili continuazioni ed evoluzioni di quanto già seminato precedentemente, come in una Neve e resina che riprende il discorso di Simmetrie in chiave maggiormente dreamy e folk ed una Musica elementare che, per quanto in apparente antitesi, potrebbe essere l’ideale sequel di Tungsteno, a tratti caratteristici ben marcati, dal pianoforte che anima qua e là una decisa e risoluta title track al crescendo di mellotron e chitarre di Metafisici, fino a colpi di scena come la galvanizzante chiosa disco 70’s di Darling Darling! e il legame telefonico ed interpersonale che crea la ballata del lotto, la conclusiva Stelle stelle stelle. Gli Scisma di oggi sono questi: non solo dei vecchi amici intenzionati a rompere il ghiaccio, ma persone consce di quanto certe reunion abbiano più che mai senso. Welcome, Mr. Newman.

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Scisma – Monk, Roma

24 ottobre 2015

“Stiamo volando” [cit. post-concerto]

Davvero. È stato un volo alto, altissimo. E – due giorni dopo – non accenna ancora a placarsi.

Oltre un decennio dopo l’ultima uscita discografica e l’ultimo concerto, dal palco del Monk gli Scisma ribadiscono un concetto che è sempre stato chiaro a una fortunata e felice nicchia di appassionati e critici: negli anni ’90 c’erano anche loro; loro che hanno pubblicato due dischi fondamentali nel panorama musicale tricolore (è necessario dire quali?) e che ciò nonostante hanno raccolto meno di quel che meritavano; e che soprattutto da allora, 1999, anno di pubblicazione di Armstrong (ecco, uno ve l’ho detto), poco o nulla è stato pubblicato in Italia che possa rivaleggiare in bellezza con la loro produzione artistica.

E lo fanno senza mostrare la forza dei muscoli, bensì con la poeticità delle loro composizioni. Ancora ora nel ripensare al concerto di sabato avverto una scarica che parte dai piedi e arriva su, alle spalle, alla testa. E vibro, e fluttuo nell’etere, e ondeggio la testa, e allargo le braccia, e giro su me stesso. Diciamolo chiaramente. Ho assistito uno dei migliori concerti della mia breve esperienza da frequentatore di palchi musicali. Poche altre volte sono tornato a casa così leggero e al tempo stesso così pieno. La leggerezza e la pienezza della bellezza. Semplicemente gli Scisma in concerto quando ormai nessuno ci sperava più.

E sono certo di poter dire che non dipenda dall’evento in sé. Ero presente al ritorno live del Santo Niente e degli Estra, e per quanto li apprezzi, e per quanto abbia apprezzato quei concerti (nonostante l’Init…), non mi hanno provocato le stesse sensazioni del ritorno – insperato fino a qualche tempo fa – dei lombardi, un decennio e più dall’ultima volta. I motivi? Chissà. Anche se un indizio, l’unico, ce l’ho. Ed è la magia sprigionata dalla loro interazione su quel benedetto palco.

La voce eterea di Sara Mazo e la sua figura fatata, quasi immateriale; la poetica eccentricità di una figura più unica che rara, una delle poche a potersi fregiare del titolo di artista, che risponde al nome di Paolo Benvegnù; la preziosità del basso di Giorgia Poli; l’essenzialità delle tastiere di Michela Manfroi; la necessità della chitarra di un mai troppo celebrato abbastanza Giovanni Ferrario; la perfetta integrazione di Beppe Mondini, che ha sostituito Danilo Gallo alla batteria sia nell’EP Mr. Newman che in questo brevissimo tour: una miscela vincente. E mai, dico mai per un solo istante ho avuto la sensazione di trovarmi al cospetto di una band che non suonava insieme da un decennio abbondante.

Le canzoni, poi, hanno fatto il resto. Quelle di Armstrong c’erano quasi tutte. Good Morning ha ripreso il discorso lì dove si era interrotto. E poi Giuseppe Pierri, la candida L’innocenza, la sofferta È stupido. L’immancabile Tungsteno e l’inno Troppo poco intelligente. Ma spazio anche a Rosemary Plexiglas Centro e L’equilibrio. E alle nuove, Mr. Newman e Musica elementare.

Ora: io non so i motivi che nel lontano 2003 suggerirono agli Scisma di sciogliersi o meglio, col senno di quel che è successo in questo epico mese d’ottobre, mettersi in pausa a tempo indeterminato. Non li so e non li voglio sapere, perché penso che mi incazzerei. Sì, mi incazzerei come una belva perché per oltre un decennio ci hanno privato di una band fenomenale, semplicemente fenomenale. Come l’esibizione romana ha largamente dimostrato. Senza necessità alcuna di controprova.

Forse nella vità di una band a un certo punto per i suoi membri diventa fisiologico separarsi; separarsi per poi ritrovarsi, e una volta ritrovati perpretare la magia sprigionata dalla loro reciproca interazione. Sicuramente lo è stato per gli Scisma. E pazienza se si tratterà solo di una reunion estemporanea: per una sera almeno, come dicevamo, abbiamo volato. Alto nel cielo blu. E così sia.

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Scisma: reunion, nuovo EP e tour

Certe volte i sogni non sono destinati ad essere delle mere utopie. A più di dieci anni di distanza dallo scioglimento, scongelato momentaneamente da uno sparuto episodio del 2003 all’Auditorium Flog (Firenze), è di queste ore la sorprendente notizia: gli Scisma si sono riuniti. Un ritorno in scena che vedrà non solo la ristampa in doppio vinile sia di Rosemary Plexiglas che di Armstrong, ma anche e soprattutto un EP di sei brani inediti, intitolato Mr. Newman. Uscita prevista per il 9 ottobre per Woodworm. Seguirà un minitour di presentazione di sole tre date.

Di seguito i dettagli:

10.10 | Locomotiv, Bologna
17.10 | Latteria Molloy, Brescia
24.10 | Monk, Roma

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Simmetrie, un omaggio agli Scisma

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Mag-Musicpresenta:

Simmetrie, un omaggio agli Scisma

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(Non) si esce vivi dagli anni ‘90

Forse non è la sede più adatta per dirlo, ma lo dico lo stesso: non è che gli Scisma mi facessero proprio impazzire. L’esordio semi-apocrifo “Bombardano Cortina” non mi era piaciuto per nulla, e il successivo “Rosemary Plexiglas” mi era parso non pienamente a fuoco e un po’ dispersivo, benché illuminato da numerosi spunti pregevoli e da una “visione” da band dotata di autentico talento. Col senno di poi, non rinnego i vecchi giudizi sugli album: anzi, i recentissimi riascolti mi portano addirittura a ribadirli, alla pari di quello più benevolo nei confronti del terzo capitolo “Armstrong”. Non posso però non aggiungere qualcosa di fondamentale, che mi sembrò evidente solo dopo uno showcase dell’ottobre 1999: i dischi rendono in piccola parte giustizia al reale valore degli Scisma. La loro grandezza, infatti, si esprimeva meglio sul palco, luogo magico dove i mille elementi che costituiscono le canzoni riuscivano a combinarsi in un insieme coerente e fascinosissimo. Non proprio l’ordine che miracolosamente scaturiva dal caos, dato che i lavori in studio non sono poi tanto confusi e che dal vivo i ragazzi non disdegnavano le partenze per la tangente… ma, insomma, più o meno.

Quel concerto a inviti in un club romano chiamato Memphis Belle fu una specie di folgorazione, un’epifania: finalmente gli Scisma mostravano tutta la loro maestria di artigiani di melodie, armonie e ceselli, e finalmente le canzoni rivelavano il loro splendore, esaltando quella vena psichedelica – nel senso concettuale del termine: “allargamento della coscienza” – che dell’ensemble era forse la caratteristica più atipica e appassionante. Fossi rimasto a casa, quella sera di oltre dodici anni fa non avrei mai conosciuto davvero gli Scisma… e avrei continuato a considerarli un gruppo irrisolto. Sbagliando, perché la loro voce è stata, al di là della qualità dei cd e di una notorietà rimasta di culto, una delle più diverse e persuasive dell’Italia rock degli anni ‘90. Anni dai quali i nostri eroi, anche se sciolti, sono usciti vivi, visto che dopo tanto tempo siamo qui a celebrarli.

Federico Guglielmi

Una natura intimistica, morbida, riflessiva, coniugata con la frenesia tecnologica di sonorità elettriche ed elettroniche. Un’ispirazione letteraria profonda ed a tratti drammatica amalgamata con schizzi di improvvise parole fuori tempo e fuori luogo e di variazioni poetiche inaspettatamente laceranti.

In una parola, gli Scisma, gruppo nato nel 1993 sulle sponde ovest del lago di Garda, che esordisce nel 1995 con il cd autoprodotto “Bombardando Cortina”.

Dopo le brillanti apparizioni ad importanti concorsi nazionali, il gruppo sigla il contratto con la Jungle Sound e pubblica nel 1997 l’album d’esordio “Rosemary Plexiglas”, prodotto da Manuel Agnelli. Per i membri Paolo Benvegnù (voce, chitarra, campioni), Diego De Marco (chitarra), Danilo Gallo (batteria, percussioni), Michela Manfroi (tastiere, campioni, cori), Sara Mazo (voce, chitarra), Giorgia Poli (basso, cori) e Marco Tagliola (tecnico del suono), il successo discografico è immediato e confermato dalle ottime recensioni della critica e dal gradimento di un vasto pubblico.

Dopo una lunga tournée di oltre cento date in Italia e in Francia, gli Scisma collaborano alla realizzazione del disco “Registrazioni moderne” di Antonella Ruggiero rivisitando nel consueto stile personale il brano Cavallo bianco, che precede l’inizio del lavoro di registrazione del nuovo album “Armstrong”.

Scelta come sede di produzione una casa sulle colline che si specchiano sul Lago di Garda, gli Scisma si avvalgono della collaborazione di artisti del calibro di Giovanni Ferrario, Marco Posocco e, nel ruolo di coautore del toccante brano I Am the Ocean, del cantante dei Venus, Marc Huygens.

Così, nel 1999, preceduto dal singolo di successo Tungsteno e dall’EP di assaggio “Vive le Roi”, gli Scisma pubblicano l’album “Armstrong”, percorso da emozioni e vibranti suggestioni accuratamente racchiuse in brani che spaziano dall’elettro-pop dal carattere incalzante e coinvolgente transitando da episodi più pacati e sentiti in cui la natura malinconica del gruppo trova la sua massima espressione per arrivare a situazioni a tratti venate di interessanti fiati di origine jazzistica. Un disco che conferma gli Scisma, gruppo eclettico ed innovativo, come progetto dal talento artistico musicale e letterario davvero notevole.

Poi, all’improvviso, sopraggiunge la fine. Difficilmente si sarebbe immaginato ad uno scisma di nome e di fatto. Ma così è stato, senza annunci, forse per “troppo amore”, forse per tenere fede al nucleo del progetto.

Prima, però, l’esalazione dell’ultimo respiro: “The Last Waltz”, l’ultimo valzer. Un concerto che si svolge il 10 maggio 2003 al Flog di Firenze. L’addio, o arrivederci.

Ora: Paolo Benvegnù sappiamo benissimo in che cosa è impegnato, Michela Manfroi è entrata nell’ensemble tanto dei Venus quanto di Cesare Basile, Giorgia Poli ha scoperto la passione per il teatro, Sara Mazo, tra Colapesce, Edwood e N.A.N.O., ancora si fa sentire. Nulla si sa al momento di Diego De Marco e Danilo Gallo.

1. Il disordine delle coseL’amour

2. Desert MotelTungsteno

3. LefebvreJetsons High Speed

4. VanderleiSvecchiamento

5. PublicL’innocenza

6. Mimmiz (Macno) e Max ZanottiTroppo poco intelligente

7. NORMANL’universo

8. DilailaSimmetrie

9. FelpaArmstrong

10. GlitterballI Am the Ocean

11. EsCentro

12. Andrea CarboniGolf

13. Sexy Cool AudioRosemary Plexiglas

14. DilisL’equilibrio

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