“La Lune en Rodage”, l’arte del Novecento in mostra allo Studio Guastalla di Milano

Lʼesposizione offre una vasta panoramica di opere – in edizione limitata – di celebri artisti del Novecento.

La Lune en Rodage mostra

I tre volumi de La lune en rodage (editi nel 1960, ’65 e ’77 a Basilea) compongono, pagina dopo pagina, attraverso circa 180 opere (pezzi unici e multipli), uno spaccato ricchissimo delle avanguardie artistiche europee tra anni ’50 e ‘70. Carl Laszlo, geniale editore, collezionista, intellettuale, amico dei più grandi artisti dell’epoca, riunì in quest’opera collettiva (con la forza e l’entusiasmo di chi, scampato alla Shoah, si definiva non una vittima ma “uno spettatore in prima fila”) tutti i nomi che hanno fatto la storia dell’arte di quegli anni. Da Fontana a Manzoni, da Castellani a Otto Piene, da Capogrossi a Hundertwasser, daVasarely a Man Ray, da Arp a Munari, da Diter Rot a Marina Apollonio, da Getulio Alviani a Hsiao Chin, solo per citarne alcuni, risposero alla “chiamata” di Laszlo con lavori che rappresentano spesso una novità assoluta nella loro produzione. Il multiplo di Enrico Castellani, per esempio, è la sua prima grafica documentata, nel 1960, mentre quello di Piero Manzoni è l’unico Achrome multiplo prodotto dall’artista. Molti sono pezzi unici: l’opera di Fontana, nel primo volume, è diversa da libro a libro: ci sono stagnole argentate e altre dorate, alcune con un taglio, con più tagli, con buchi, ed è impressionante pensare a un artista come Fontana che esegue 215 (150 per l’edizione numerata e 65 fuori commercio per i collaboratori) piccole carte per un libro. Ogni volume è poi diverso dall’altro nella rilegatura, così come, anche per il rilievo che compare in copertina (di Giò Pomodoro per il primo, di Talman per il secondo e di Getulio Alviani per il terzo volume).  

La lune en rodage non è però un capolavoro solo come somma di opere di grandi artisti, ma come oggetto in sé. I tre volumi, con una copertina rigida (ognuna diversa dell’altra) in tela grezza, carta che imita il legno, tessuto damascato, e viti che tengono insieme i fogli (di diversi colori) con le varie opere, solidi e compatti ma nello stesso tempo maneggevoli perché non troppo ingombranti (33×35 cm) sono come una collezione d’arte contemporanea portatile, che un appassionato cosmopolita e nomade può portarsi appresso. Laszlo aveva di sicuro in mente la Boîte en valise di Duchamp, piccolo museo portatile, come lo definisce l’artista, o anche mostra personale di sessantanove opere, tutti multipli-miniature delle sue celebri opere, capaci di stare in una valigetta. Del resto, è con un multiplo in milioni di esemplari, un orinatoio dalle repliche infinite, che ha inizio l’arte concettuale, e per tutto il novecento alcune tra le opere più rivoluzionarie, dalla scatoletta di Manzoni con la “merda d’artista” alla Brillo Box di Andy Warhol sono proprio multipli, che sfatano il mito dell’unicità del capolavoro.

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Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.
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