La ribelle Nora di Casa Di Bambola in scena al Bellini di Napoli: la recensione

Casa Di Bambola

Casa Di Bambola in scena – Foto di Nicola Garofano

In scena al teatro Bellini di Napoli, fino al 26 febbraio, Una Casa di Bambola, il dramma borghese in cui la ribelle Nora Elmer affronta la sua inquietudine e la sua determinazione nel riscattare tutte le donne. Il dramma di Henrik Ibsen fece scandalo fin da quando fu scritto nel 1878 e rivoluzionò il ruolo delle donne, da sempre emarginate ai privilegi del maschio, anche se, qualche anno prima, ci fu la rivoluzionaria Olympe de Gouges che fondò il celebre Club delle Tricoteuses.

L’adattamento registico di Andrée Ruth Shammah è un bellissimo capolavoro di artigianato teatrale e coglie a pieno le intenzioni dell’opera ibseniana, Nora, un’incredibile Marina Rocco che disegna, con estrema bravura sul palco, le sfaccettature emozionali più disparate, portando lo spettatore a credere di essere stato catapultato nella vita reale della bionda platino estremo alla Kim Novak, e che vince sui tre personaggi maschili, ruoli affidati all’istrionico e insuperabile Filippo Timi, suo marito l’avvocato Helmer, il dottore Rank e, infine, il procuratore Krogstad che simbolizzano differenti tipi di figura maschile e differenti rapporti con Nora, a cui si rivolgono, non come una loro pari, la definiscono una bambina o una bambola, ma tutti e tre sedotti e manovrati dall’instabile ingenuità della protagonista e da ciò si comprende le differenti decisioni che prende nei confronti di ognuno di loro, fino a quella radicale, abbandonare i tre figli piccoli e il marito.

La donna non più oggetto incatenato al marito, ma voce indipendente e pensante nella società, la quale non ammette che una donna potesse contrarre un debito senza il consenso del marito e per di più Nora aveva falsificato la firma della prestazione, e il dramma gira tutt’intorno a questo debito contratto con Krongstad, per salvare il marito gravemente ammalato, unico rimedio un lungo soggiorno in un paese caldo. Nora tenta di far ragionare l’usuraio che la richiama al rispetto delle leggi reali e concrete della società, ‘a legge d’ ‘o munno, come l’avrebbe chiamata Filumena Marturano, e che avrebbe risposto: Cunosco sulo a’ legge mia: chella legge ca fa ridere, no chella ca fa chiagnere!

Lo spettacolo si muove fluido, tra un colpo di tosse in platea o dai palchi, che dà diritto ad altri di replicare, come un coro stonato e fastidioso, sgradevole come la mia vicina che, mossa da disturbi impulsivi e compulsivi, verificava ogni minuto secondo qualcosa sul suo cellulare con una luce irritante.

I personaggi secondari, plauso va al grande attore Andrea Soffiantini nei panni di Anne Marie, la bambinaia, si muovono furtivi e nascosti attraverso lo spazio scenico, spettatori silenti anche loro del dramma e delle confessioni di Nora, supportata dalla sua amica, la Signora Linde, interpretata da una meravigliosa Mariella Valentini e in quasi tre ore di spettacolo si costruisce un picco di tensione noir. Caldamente consigliato.

 Casa Di Bambola

Casa Di Bambola in scena – Foto di Nicola Garofano

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