“Fade”, singolo di debutto di Gabriele Muselli: la nostra intervista [Foto e video]

Un giovane e promettente talento musicale.

Fade è il primo singolo, per un grande debutto, di un giovane e promettente talento musicale, Gabriele Muselli, diciannovenne cantante e compositore della generazione Millennial di Milano. Recentemente ha attirato l’attenzione con la sua partecipazione al Festival di SanNolo, classificandosi al secondo posto proprio con il brano Fade, scritto in inglese, con armonizzazioni post-punk elettroniche.

Presto uscirà il suo secondo nuovo singolo, My Talking Tree.

gabriele muselli intervista

Gabriele Muselli

Nel tuo primo singolo Fade, dici: “Sto aspettando una scintilla che accenda il mio fuoco”, cosa o chi potrebbe farti accendere il fuoco sacro dell’arte? O a cosa ti riferisci nello specifico?

La scintilla di cui parlo potrebbe essere qualsiasi cosa. Idem per il fuoco. Potrebbe essere una canzone che m’illumina la giornata o una ragazza che mi ribalta la vita. Mi piace scrivere dei testi interpretabili, fare in modo che la gente trovi il proprio senso, proprio come nella vita!

Se dovessi specificare, poiché la canzone riflette la ricerca del senso della vita, direi che la scintilla sarebbe il significato, il motivo per cui sono e siamo tutti qui.

Com’è nata l’idea della cover di Fade? Cosa rappresenta? E chi è stato l’artista?

La copertina è nata in modo spontaneo. L’ha disegnata Matteo Castelli, un mio amico ed ex compagno di classe alle elementari, che ora studia all’Accademia di Brera. Una sera gli ho chiesto di incontrarci, gli ho fatto sentire Fade e gli ho detto che mi serviva un’illustrazione, senza pensare di farla disegnare a lui.

Sin dal primo ascolto gli è piaciuta e, in pochissimo tempo, ha fatto una bozza a matita di quella che sarebbe stata la copertina finale. Il disegno vero e proprio l’ha fatto il giorno dopo, in una full immersion di circa tre ore. Dietro a questo suo lavoro non c’è un vero e proprio studio. È il suo stile mischiato alla suggestione che gli ha fornito la canzone. Mi piace pensare all’arte come una collaborazione tra persone, come una continua influenza e, aver inglobato Matteo in questo progetto, mi rende davvero felice.

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Fade cover

Come sei arrivato a partecipare al festival San NoLo? È stato il tuo primo contest o ne avevi fatti altri?

San NoLo, come tutte le cose belle, è capitata per caso. Ne sono venuto al corrente grazie a Fabio Scotta. Io non sono un Noler come lui, nel senso che non vivo nel quartiere, sono un “campagnolo” di Cernusco. C’eravamo conosciuti da poco tempo, avevo appena iniziato a condividere con lui i miei piani sul futuro musicale. Una sera, poi, mi ha parlato di questo concorso “semiserio”. Ho pensato subito di partecipare. Il problema era che io non avevo nemmeno una canzone pronta e la deadline per l’iscrizione sarebbe stata il giorno dopo a mezzanotte. Il giorno successivo ho fatto un lavoro di taglia e cuci con pezzi di canzoni che avevo scritto e alla fine Fade è saltata fuori.

È stato il mio primo contest, anche perché suono la chitarra da molto ma canto da poco meno di un anno, quindi, fino a quel momento, non avrei nemmeno immaginato di cantare davanti a qualcuno. Figuriamoci davanti ad una giuria!

Come e quando hai cominciato a fare musica?

Ho iniziato a prendere lezioni di chitarra elettrica alle elementari. Ho cambiato molti insegnanti e ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa. Non ho mai imparato, però, a leggere il pentagramma, è un mio limite/vantaggio. Penso che una volta che sai le “regole” della musica, non ti viene da infrangerle. Io conoscendone di meno è come se non potessi sbagliare! Alle superiori, sempre per caso, mi hanno passato un programma per produrre musica elettronica. Ho approfondito in quel campo lasciando però da parte la chitarra e la musica analogica. In quinta superiore, un anno fa, sono giunto alla conclusione che la musica è una e che avrei potuto mixare tutto quello che sapevo per comunicare chi sono. Ho iniziato a prendere lezioni di canto e a novembre ho iniziato a suonare il pianoforte da autodidatta.

Gabriele Muselli intervista

Gabriele Muselli

C’è un obiettivo in particolare che vuoi raggiungere nella musica?

Sarebbe bellissimo diventare una star… ma, vabbé, quello è il sogno di tutti. Non ho un obiettivo finale preciso, ne ho tanti a breve termine. Per ora si tratta di comporre più canzoni ed esperienza possibile. Posso dire, però, che la mia musica ha un senso quando la gente interpreta a proprio modo ciò che dico e si sente magari compresa, non si sente sola. La mia è un’offerta e domanda di aiuto. Ci si può dare senso a vicenda.

Quali sono le tue radici musicali. Quali musicisti e cantautori sono  la tua più grande influenza?

Da piccolo ascoltavo dagli AC/DC ai Take That, da Carosone ai Guns n’ Roses, macinavo tutto senza fare troppe selezioni. Non ho delle radici solo rock o magari solo pop. Nulla di definito.

Degli artisti, però, che mi hanno influenzato molto sono Ed Sheeran, Foo Fighters, Muse, Skrillex e, dulcis in fundo, Twenty One Pilots. Ognuno di loro ha avuto uno scopo preciso. I Foo, in particolare Dave Grohl, mi hanno fatto riaccendere la fatidica scintilla in un periodo dove mi ero allontanato un sacco dalla musica. Ed mi ha ispirato con la sua storia incredibile e il suo modo di performare da solo sul palco con la loop station.

I Muse con il loro penultimo album “The 2nd Law” hanno ampliato la mia visione di musica. Skrillex è il dio della musica elettronica e, grazie a lui, ho sperimentato con programmi come Ableton per circa 3 anni. I Twenty One Pilots mi hanno segnato profondamente, il loro abbinamento testo-musica è qualcosa che mi sorprende ad ogni ascolto, poi hanno un sound che mi fa impazzire, oltre a una capacità incredibile di fare degli show veri e propri e non dei semplici concerti.

Gabriele Muselli

Gabriele Muselli

Hai qualche album preferito?

Blurryface dei Twenty One Pilots. Album completo: grafica, testi, musica. Tutto curato al minimo dettaglio, lo consiglio.

Parlami di questo tuo quaderno dove appunti i tuoi pensieri e le tue ispirazioni? E soprattutto ne hai molti?

Il quaderno su cui scrivo è un regalo di compleanno. Uno dei migliori regali che mi abbiano mai fatto. All’inizio lo usavo per disegnare, poi ho scritto un testo di una canzone che mi piaceva e, in contemporanea, ho iniziato le lezioni di canto. In quel periodo, ho iniziato a scrivere qualche frase, poi è diventato come un diario, qualcosa cui confessare i propri pensieri e debolezze.

Scrivo spessissimo prima di dormire, quando sono già a letto con gli occhi che mi si chiudono. Molte volte, quando rileggo, mi faccio qualche risata, altre volte ci sono cose interessanti. Sono convinto che, in quei momenti di solitudine, prima di dormire, il lato nascosto che è dentro di ognuno di noi si lasci guardare. Comunque questo l’ho quasi finito… ne ho già preso un altro.

Cosa t’ispira scrivere una canzone?

Spesso sono arrabbiato con me stesso, per le scelte che faccio, i comportamenti che ho. Questo m’ispira e influenza di sicuro quello che scrivo. Il mio metodo di scrittura, però, è più una ricerca di parole che suonano bene. Il senso glielo attribuisco dopo. Ho sempre avuto la difficoltà a seguire il filo di un discorso, spesso mi perdo, infatti, a scuola, nei temi, non ero per niente bravo. Ora questa mia mancanza quasi mi valorizza.

Suoni qualche strumento in particolare?

Suono da molto la chitarra. Da novembre, invece, il piano, dopo tantissimi tentativi di imparare. È difficile passare da chitarra a piano, è una concezione totalmente differente. Ho anche un basso e un ukulele che ogni tanto provo a suonare, ma non ci ho mai dedicato troppo tempo dietro.

Hai altri interessi al di fuori della musica? Qualche hobby in particolare?

Il disegno, nonostante sia schiacciato oramai dalla musica, e, il pugilato.

Stai ancora studiando? Università?

Sì, studio Graphic Design & Art Direction alla Naba, Nuova Accademia di Belle Arti a Milano.

Stai preparando il tuo primo album? Ti sei già prefissato un’uscita? Ci saranno delle collaborazioni? Puoi raccontarmi qualcosa a proposito  di questo tuo primo disco?

L’idea di un album mi ronza in testa da quando producevo musica elettronica. Sarebbe bellissimo farne uno, ma per ora penso che resterò su singoli e cover. Il prossimo singolo è già scritto, è solo da registrare. Sto cercando di produrre il più possibile per cavalcare l’onda anomala creata da San NoLo. Sto lavorando anche con altri artisti per esplorare generi musicali differenti. Spoiler alert: Il titolo del nuovo singolo è “My Talking Tree”, lo condividerò presto.

Fai già dei live?

San NoLo era la mia seconda volta su un palco da cantante. Devo fare un po’ di gavetta, ne sono cosciente. Sto cercando di organizzare anche un evento con Matteo Castelli, l’autore della copertina di cui ti parlavo, spero vada in porto perché sarebbe davvero entusiasmante!

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