Ci avevano lasciati con un antipasto (l’omonimo ep) che faceva venire l’acquolina in bocca al solo pensiero. Giustamente non potevamo rimanere a bocca asciutta. O peggio ancora, con l’amaro in bocca.
Il nuovo lavoro dei Tv Buddhas è una vera e propria bomba, ma d’altronde, viste le anticipazioni, dovevamo anche aspettarcelo. È comunque bellissimo rimanere sorpresi da un album che potrebbe tranquillamente essere scambiato per un pezzo d’archivio del periodo glorioso di una band attualmente inattiva per vecchiaia.
Durante le nove tracce di “Dying at the Party” ci imbattiamo in tantissimi elementi che ci accompagnano in un viaggio nel tempo. In primis l’assenza (almeno apparente) di qualsiasi strumento “moderno” quali tastierine, synth ed effetti troppo arzigogolati: rimangono la semplicità e la polvere delle armi classiche del rock, ossia una chitarra che crea note riottose (I don’t belong in this World e It Doesn’t feel Good) e ma anche quiete (No Edge at All e I Want You) e una voce fumosa e leggermente malinconica, che racconta la visione disincantata della vita degli “ultimi”, distanti dalla società, costantemente alienati e incapaci di integrarsi. Uno sguardo realistico, che si rispecchia nella musica, nel loro rock onesto e d’impatto che sembra figlio delle vibrazioni punk della New York anni ’70 (ossia di Richard Hell, Modern Lovers, Velvet Underground e dei Ramones, almeno).
“Dying at the Party” è un interessantissimo quadro di quello che, a quanto pare, sembra essere l’album-conferma dell’incredibile capacità dei Tv Buddhas di creare canzoni che si sarebbero potute scrivere 40 anni fa e che, pure al giorno d’oggi, spaccano davvero i culi.
Lodevole.
Michela “Mak” De Stefani per Mag-Music
0 comments