Behind the Records: I, Voidhanger

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Com’è nata, com’è strutturata e quali sono gli aspetti che differenziano la I, Voidhanger Records dalle altre etichette indipendenti?

Luciano Gaglio: I, Voidhanger nasce dalla mia personale esigenza di confrontarmi con altri aspetti del mondo musicale attorno a cui gira da tempo la mia vita. Per anni ho scritto di rock e metal, collaborando a riviste come Rockerilla e Rock Hard. Ad un tratto, vuoi per l’insoddisfazione di non riuscire più a comprare dischi realmente appaganti, vuoi perché – grazie a Internet – mi capitava sempre più spesso di scoprire gruppi interessanti ma che rischiavano di languire nell’anonimato, ho sentito il bisogno di dar vita ad un’etichetta discografica.

Perché I, Voidhanger?

Il nome è tratto dal titolo di un brano dei Darkthrone, e vuole sottolineare il carattere individualista dell’etichetta e della band che pubblico. Non a caso la maggior parte di esse sono one-man band: mi piace l’idea di un artista che affronta da solo il processo creativo, rispondendo soltanto alla propria visione e ai propri istinti senza piegarsi ai compromessi, inevitabili nell’ambito di un gruppo composto da svariati elementi. Una visione un po’ romantica dell’essere un artista, ma forse è anche la più pura e comunque quella che più mi sento di promuovere.

Quando avete fondato l’etichetta, avevi uno o più modelli?

Nessun modello in particolare, l’etichetta è stata plasmata sui miei gusti musicali e li riflette pienamente. In genere, rifuggo dalle label che propongono un solo genere, è un’auto-limitazione che non riuscirei a tollerare. Per questo motivo I, Voidhanger nel tempo ha pubblicato black metal e death metal in tutte le loro declinazioni underground, ma anche hard rock anni ’70 (The Order of the Solar Temple), prog doom (Blizaro, John Gallow), drone metal (Malsangre), electronic metal (Umbah) e persino un album di solo piano (Goatcraft).

Qual è la filosofia generale dell’etichetta?

Quella di dare voce a realtà underground dalla personalità tanto spiccata e originale da passare altrimenti inosservate nell’ambito di una scena metal che ritiene di essere indipendente, ma che invece insegue i trend del momento. Inoltre, mi piace creare un’esperienza d’ascolto efficace e completa, che si basi su una riuscita combinazione di musica e artwork. Il che spiega la scelta di copertine molto accattivanti e la cura maniacale nel confezionare le uscite.

Fate tutto da soli? O vi avvalete dell’aiuto di qualcuno?

Il mio collaboratore principale è Francesco Gemelli, un professionista dal grande talento che si occupa della direzione artistica e del layout di quasi tutte le mie uscite. Negli anni ho goduto anche dell’appoggio e dei preziosi consigli degli amici di ATMF, label italiana che stimo enormemente.

Come selezionate gli artisti da accogliere nel roster?

Le mie sono molto spesso scelte di pancia. Non cerco la perfezione tecnica e non mi concentro su un genere in particolare. Guardo piuttosto alla capacità di suscitare emozioni e di creare atmosfere. Solitamente, i gruppi che aderiscono ad un genere ben preciso senza aggiungervi nulla mi annoiano. Preferisco quelli che – nell’ambito di una corrente rock o metal – riescono ad esprimersi in maniera personale, creando uno stile riconoscibile e con confini stilistici sfumati.

Siete più voi a cercare, o siete soprattutto cercati? Qual è il tuo metodo per cercare nuove band da pubblicare?

All’inizio ero io a cercare i gruppi presentando loro un’offerta, oggi il processo si è invertito. Quasi giornalmente ricevo richieste da gruppi che chiedono di essere pubblicati, ma tranne che in sporadici casi preferisco essere io a scovare le band. E’ forse la parte più divertente del lavoro di discografico, anche se quella che preferisco è quando gli artisti mi danno la possibilità di ascoltare i loro work-in-progress. E’ interessare vedere come nasce un brano e come si sviluppa il processo creativo.

Che tipo di accordi vengono stipulati con gli artisti? E come vengono suddivisi investimenti, lavoro ed eventuali profitti?

Normalmente, il gruppo sostiene solo i costi di registrazione, mentre tutti gli altri sono a carico della label. Ma parlare di profitti oggi è assolutamente fuori luogo, almeno per piccole etichette come I, Voidhanger. Spesso capita che le vendite non giustifichino i costi di fabbricazione, artwork, layout e promozione. Il mercato è saturo, il pubblico si sta velocemente disaffezionando al supporto fisico (temo che il ritorno in auge del vinile e delle cassette sia un fuoco di paglia, presto spento) e in generale si fa una gran fatica a vendere i dischi più sperimentali e avant-garde… che poi sono i miei preferiti! Probabilmente, la maggior parte del pubblico vive la musica come disimpegno, piuttosto che come ricerca stimolante, e di conseguenza preferisce suoni tradizionali e rassicuranti.

In media, quanto vende un titolo? E quel è stato il vostro best-seller?

In media, qualche centinaio di copie, anche se nel tempo ho esaurito la tiratura di parecchie uscite. Ovviamente ci sono stati anche dischi che hanno sùbito bruciato le tappe Ad esempio, il nuovo doppio album di Midnight Odyssey, Shards Of Silver Fade, ha venduto quasi 1.000 copie in meno di 6 mesi. Un risultato di tutto rispetto, eppure non posso fare a meno di pensare che 15 anni fa avrebbe probabilmente venduto 5 volte tanto.

Qual è il vostro album preferito tra quelli pubblicati? E quello più sottovalutato?

Non c’è un album che preferisco, ognuno di loro è stato pubblicato per soddisfare innanzitutto una mia esigenza di ascoltatore appassionato, nella speranza (e nella convinzione) che possa piacere anche ad altri. Non mi interessa fare scelte di cassetta, sebbene ne abbia la possibilità. Preferisco seguire il mio percorso, invece che dare spazio a gruppi che non mi esaltano, ma che sicuramente riscuoterebbero buoni riscontri commerciali. Li lascio volentieri ad altri.

In percentuale, quante copie si vendono nei negozi, quante attraverso il vostro sito e quanto ai banchetti dei concerti?

Nel caso di I, Voidhanger, gran parte delle vendite avviene attraverso Bandcamp e il negozio online. I vari distributori – digitali e non – riescono a piazzare diverse copie attraverso i loro canali, ma chiaramente le percentuali che trattengono sono elevate e il ritorno economico di gran lunga meno importante che con le vendite dirette.

Come vedete in prospettiva “l’oggetto” disco? Pensate anche voi che il futuro sia nei file da scaricare, con la “fisicità” di vinile e/o cd ad appannaggio di una ristretta cerchia di cultori e nostalgici?

Sì, la via del digitale appare spianata, e non sembra esserci traccia di ripensamenti. Cultori e nostalgici continueranno comunque a comprare dischi, ma con tutta probabilità le nuove generazioni e quelle successive saranno educate a farne a meno. Si tratta ovviamente di una trasformazione epocale, già avviata e dalla quale non si torna indietro, che riguarda anche il mercato librario e quello dei dvd. Peccato. Credo che in questo modo ci lasceremo alle spalle un altro pezzetto di umanità e arte, in nome di un progresso che omogenizza la cultura spogliandola di quelle che finora sono state le sue caratteristiche.

C’è qualche altra etichetta con la quale vi trovate in sintonia?

Dato il carattere personale e le scelte effettuate da I, Voidhanger Records nel tempo, mi sento di rispondere di no, ma tra le label italiane nutro grande rispetto per ATMF e Black Widow Records.

Che cosa dobbiamo aspettarci da voi nei prossimi mesi?

Il 2016 sarà un anno molto intenso e ricco di novità: tra gennaio e aprile verranno pubblicati i dischi di Skaphe (chaotic black/death), Suspiral (occult black metal), Ecferus (progressive black), Voidcraeft (black metal dissonante), Dissvarth (dark ambient a tinte folk, nuovo side-project di Midnight Odyssey), Black Grail (old school black metal dalle venature prog), Ævangelist (una trilogia di EP di caotico black/death e dark ambient) e i grandissimi Howls of Ebb, che suonano un’inclassificabile death/black metal, avvincente e ultra-dark. Poi sarà la volta dei nuovi lavori di The Order of the Solar Temple, Mare Cognitum, Inconcessus Lux Lucis, Chaos Moon e Serpent Ascending, tra gli altri.

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Blogger professionista e da sempre appassionato esperto di telecomunicazioni, serie tv e soap opera. Giuseppe Ino è redattore freelance per diversi siti web verticali. Ha fondato teleblog.it, www.tivoo.it, mondotelefono.it, maglifestyle.it Ha collaborato tra gli altri anche con UpGo.news nella creazione di post e analisi. Collabora con la web radio Radiostonata.com nel programma quotidiano #AscoltiTv in diretta da lunedi a venerdi dalle 10 alle 11.

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