NieR – Automata: Recensione

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NieR: Automata è un concentrato di eleganza, tecnica e stile. Ecco la nostra recensione dell’ultima fatica di Platinum Games

  • Nome completo – NieR: Automata 
  • Piattaforme – PS4/PC
  • Producer – Square Enix
  • Developer –Platinum Games
  • Distribuzione – Digitale/Disco
  • Data di uscita – 10 Marzo 2017
  • Versione testata – PS4

Su CartoonMag.it da anni abbiamo dimostrato, non poco velatamente, la nostra affezione verso il settore giapponese dei videogiochi, ma nelle nostre recensioni passate non sono comunque mancate dure critiche per la profonda crisi d’identità che gli sviluppatori nipponici stanno affrontando nell’ultimo periodo.

Probabilmente l’esempio più lampante recente è stato proprio rappresentato da Final Fantasy XV. Manca il guizzo, manca quella totale ammissione di responsabilità degli sviluppatori nei confronti di una parte importantissima dell’industria dei videogiochi che ha contribuito a rendere il medium così come possiamo giocarlo adesso.

E così ci ritroviamo davanti dei progetti privi di personalità, che cercano di emulare a forza il settore occidentale, spesso in modo completamente errato proprio a causa di un tipo di esperienza maturata in ambiti completamente differenti rispetto agli studi europei e americani.

Ma di recente qualcosa è cambiato, qualcuno ha deciso finalmente di riemergere a testa alta in questo settore, riaccendendo finalmente quella fiducia ormai sparito da tempo da parte dei consumatori.

Se il Nioh di Team Ninja ha rielaborato secondo i suoi schemi il genere dei Soul Like puntando a diventare uno degli action RPG di riferimento per il futuro, eccoci oggi a parlare sulle nostre pagine di un sequel assolutamente inaspettato guidato da una mente completamente fuori di testa come Yoko Taro e da un team di sviluppo che gli action sa farli molto bene, i Platinum Games.

Stiamo parlando di NieR: Automata, sequel del disprezzato NieR approdato nel lontano 2010 su PS3 e Xbox 360, oggi probabilmente diventato uno dei videogiochi di culto della scorsa generazione.

Si, perché probabilmente a suo tempo nessuno riuscì ad intendere le vere intenzioni provocatorie di NieR, un titolo a detta di molti critici del settore un gioco con problemi di “personalità” a causa dei repentini cambi di telecamera con cui Cavia voleva sperimentare per costruire un titolo assolutamente unico nel quale rientravano più generi differenti completamente avulsi da quelli dell’action RPG.

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Per carità, il gioco aveva indubbiamente comunque i suoi problemi tecnici, ma le intenzioni del suo papà Yoko Taro vennero completamente asfaltate da un settore che solo anni dopo ha appreso le vere qualità di un titolo destinato a diventare probabilmente la produzione più ambigua e peculiare mai vista sul mercato.

Quando Square Enix ci ha fornito la promo per recensire NieR: Automata in allegato abbiamo ricevuto anche una richiesta specifica in cui si chiedeva di portare a termine il gioco con tutti i suoi multifinali. Ciò ci ha fatto sorridere da subito, segno che il buon Yoko Taro ha perso il pelo, ma non il vizio.

Fatta questa dovuta e sincera promessa prima di passare alla recensione ci teniamo a specificare una serie di cose: NieR: Automata è il sequel a tutti gli effetti di NieR, un vero e proprio erede nelle meccaniche, nelle tematiche nude e crude tanto care al suo creatore, e per certi versi anche della storia (ma non vi sveliamo altro).

Il trionfale ritorno di NieR

La storia di NieR: Automata è ambientata diversi secoli dopo il quinto finale di NieR, ci troviamo in un futuro dove la Terra è stata invasa da una potente razza aliena che ha costruito delle biomacchine con cui annientare la razza umana.

Questi ultimi costretti a trovare rifugio sulla Luna per contrattaccare con armi di altrettanta caratura chiamati YoRHa: androidi senziente apparentemente privi di emozioni esatta replica nell’aspetto dei loro creatori ma nati esclusivamente per affrontare le biomacchine.

In questa guerra ormai secolare, dove gli alieni sembrano essere misteriosamente scomparsi, le biomacchine si sono adattate alla Terra “convivendo” con la natura sempre più predominante che avvolge l’intero ecosistema.

I due protagonisti 2B e 9S sono due androidi che nel corso delle loro pattuglie sulla superficie del pianeta faranno i conti con una minaccia mai vista prima, ma allo stesso tempo sarà anche un viaggio molto spirituale e intimo per entrambi.

Yoko Taro con astuzia riprende i racconti del Ciclo dei Robot di Asimov ma li sovverte completamente alle proprie regole in modo assolutamente inedito e caratterizzato da quelle cattiverie e malinconie che contraddistinguevano anche NieR e la saga di Drakengard.

In NieR: Automata vi è tanta contraddizione di fondo, una contraddizione naturale nei dialoghi dei personaggi che li rende affascinanti nel loro modo di rapportarsi.

Vi è una ricerca di emozioni che non gli appartengono, ed è davvero difficile restare impassibili alla scrittura potente di certi dialoghi, mai banali e sempre messi al momento giusto per generare nel giocatore emozioni a loro volta contraddittorie, alimentando domande su domande che una volta terminato per la prima volta il gioco lascerebbero solo spazio a dei quesiti irrisolti.

Ma invece così non è, NieR: Automata è una costante sorpresa anche una volta terminato il gioco, e se avete giocato il primo NieR sapete bene di cosa parliamo, e non ci addentreremo oltre perché i twist in questa produzione sono all’ordine del giorno.

Yoko Taro si sa, è secondo a Hideo Kojima quando si tratta di autoironia, e con NieR: Automata non si risparmia affatto scherzando con il gameplay stesso, o ancora vi è una totale ammissione delle problematiche principali della produzione, rappresentate da due NPC mascherati (molto familiari), apertamente pronti a spiegare al giocatore il perché alcuni elementi non funzionano come dovrebbero.

Il grande stile di Platinum Games

Se il primo NieR presentava delle sue grandi problematiche, con il coinvolgimento di Platinum Games in questo sequel molti di quei problemi vengono mitigati dalla presenza di un sistema di combattimento calato in un contesto completamente action con elementi RPG.

Abbiamo quindi un combat system adrenalinico e spettacolare tipico dei Platinum, basato su combo che alternano attacchi pesanti e leggeri grazie alla presenza di un variegato set di armi da cui attingere (e trovare) composto da Lance, Spade, Spadoni e armi corpo corpo.

A questo sistema si aggiunge un Pod da combattimento, un piccolo androide volante che fa molto il verso al vecchio Grimoire di Nier, che tramite la pressione del tasto laterale può sparare continue raffiche di colpi oppure generare una serie di abilità speciali che andranno acquistate presso i negozi. La sua presenza nel gioco svolge la funzione chiave per dare la possibilità a Platinum Games di mutare costantemente pelle al gioco.

Capiterà infatti spesso e volentieri che la telecamera classica alle spalle in alcune specifiche sezioni cambi direzione a proprio piacimento per trasformare all’attivo quello che è un action in un metroidvania, uno shooter a scorrimento in 2,5D o persino in un vero e proprio Danmaku.

Queste particolari fasi da shootem’up si presentano soprattutto a bordo dei mecha pilotati da 2B e 9S, mentre le restanti sono spesso un compromesso intelligente da parte del team per dare vita a spettacolari boss fight, la cui varietà è davvero altissima.

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Va chiarito da subito che Yoko Taro ci va giù davvero pesante, spesso frustrando volontariamente il giocatore attraverso questi repentini cambi di registro, la cui durata può variare dai tre o quattro minuti. Nell’idea del director generare frustrazione nei confronti del giocatore solo per una sua cricca provocatoria è tutto normale, ma non nel povero malcapitato che si ritroverà a dover superare alcuni schemi di gioco davvero ardui per la loro cattiveria.

Per spiegarci, come il gioco stesso avverte, non è presente un salvataggio automatico, ma solo in determinati punti. Questo significa che se dopo qualche ora di gioco non avrete raggiunto uno dei distributori automatici (il punto di salvataggio) in caso di morte sarete obbligati a ricominciare tutto il percorso.

Fortunatamente durante le boss fight divise in più fasi è presente almeno un chekpoint. Come capitato durante la nostra prima run di gioco, eravamo rimasti a corto di rimedi curativi, e non potevamo più tornare indietro, e ad attenderci c’erano una serie di boss fight consecutive davvero ardue.

Ciò ci ha costretto a ricaricare un salvataggio precedente, e siamo stati costretti a rigiocare qualche ora di gioco fatta in precedenza solo per acquistare quanti più rimedi curativi possibili per avere un minimo di possibilità in più contro i boss.

La mappa di gioco, più simile a quella di un sandbox che un open world, e ramificata in più aree diverse, tuttavia dimenticatevi di utilizzare un viaggio rapido tra una location e l’altra subito. Questa feature sarà infatti sbloccata solo verso la metà, e dopo aver macinato chilometri saltando da una location all’altra per completare le quest degli NPC. Si, Yoko Taro ama prendersi gioco di voi fino alla fine.

Cogliamo l’occasione poi per parlare proprio delle quest, anch’esse divise in primarie e secondarie. La qualità delle quest secondarie è abbastanza scadente, ma alcune di queste risultano funzionali per la questione dei multifinali.

Parliamo comunque di missioni piuttosto basilari che consistono nel trovare determinati oggetti da consegnare o zone pericolose da ripulire. Nulla di trascendentale. tanto che potrete tranquillamente portare a termine il gioco senza completarne alcuna.

In NieR: Automata è poi presente anche un sistema di compravendita, potenziamento delle armi e sviluppo delle abilità. Le armi sono sparpagliate per il mondo di gioco e potranno essere potenziato presso i negozianti sparsi negli avamposti.

Per quanto riguarda l’avanzamento di 2B abbiamo la classica barra di esperienza e i livelli, ma il personaggio è dotato di una memoria interna composta da vari slot al cui interno andranno installati dei Chip Abilità venduti dai negozianti oppure ottenibili dai nemici che si sconfiggono.

I Chip sono suddivisi in categorie: Sistema, Attacco, Supporto, e Difesa. Ogni Chip di queste tipologie offre benefici che ampliano magari il raggio d’azione delle schivate, allungano i punti vita, oppure potenziano il danno delle armi. E’ inoltre possibile fondere più chip identici per amplificarne gli effetti, ma bisogna comunque prestare attenzione al numero di slot che occupano.

Presso uno specifico negoziante che incontrerete fin da subito sarà possibile proprio ampliare la memoria di 2B anche se sarà necessario spendere non poche monete di gioco, che si accumuleranno con più facilità completando i vari incarichi secondari.

Pur non entrando nello specifico, una volta terminata la prima partita, il gioco permetterà di proseguire dal salvataggio di fine gioco. Non lasciatevi però intimidire, Platinum Games e Yoko Taro hanno saputo arginare il New Game Plus con qualcosa di altrettanto soddisfacente, che crediamo spingerà i giocatori a continuare. Sappiate che il titolo contiene ben 26 finali diversi, di cui però solo cinque ne rappresentano i principali: A, B, C, D, E.

City Ruins

Prima di passare al commento finale è doveroso discutere anche del comparto tecnico, grafico e audiovisivo di NieR: Automata. Un terreno arduo di cui discutere, composto da grandi bassi e altrettanti alti.

Dal punto di vista tecnico e grafico NieR: Automata è un mezzo disastro: il framerate, che in titoli di questo calibro gioca un ruolo cruciale, non regge i 60 fotogrammi presentando spesso cali di fluidità anche nei momento meno concitati; il comparto grafico deludente ha un sapore vecchio di una generazione ma viene supportato a dovere da una direzione artistica capace di regalare comunque degli scorci visivi a loro modo memorabili.

Tra città divorate dai deserti e luoghi ormai in rovina consumati dal tempo, NieR: Automata ci offre una Terra che ormai si è ripresa sostanzialmente tutto, ma il vero fiore all’occhiello dell’intera produzione per quanto ci riguarda è la spettacolare colonna sonora composta ancora una volta da Keiichi Okabe e con il supporto vocale di Emi Evans, entrambi già fautori delle musiche del primo NieR.

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I livelli raggiunti questa volta però superano di gran lunga i risultati ottenuti sette anni, e già all’epoca il sound era davvero notevole. In NieR: Automata la colonna sonora è stata praticamente amplificata al 110%, con dei temi ambientali ormai già entrati nel cuore come “City Ruins”, talmente bella da averci spinto ad esplorare una certa location del gioco per ore.

Parliamo di temi musicali spesso epici, accompagnati a dovere da un coro, o da una singola voce.

Prima di congedarci per il commento finale vi facciamo ascoltare uno dei brani principali di NieR: Automata

https://www.youtube.com/watch?v=BzGy5rlrBzc

Commento finale

NieR: Automata è un trionfo di eleganza, tecnica e stile. Un titolo che, proprio come il suo prequel vuole staccarsi dalla massa correndo dei grossi rischi nel ciò che vuole proporre, ma riesce egregiamente nel suo intento.

Non è un titolo perfetto, forse Yoko Taro si è fatto prendere troppo la mano in alcune occasioni, ma la combinazione del suo genio e l’abilità di Platinum Games consacra sul mercato un action game fresco, variegato e spettacolare che ha poco da spartirsi con altri consanguinei.

La colonna sonora, la direzione artistica e i suoi personaggi ormai sono già entrati nel nostro cuore e forse resteranno li ancora per molto tempo. Complimenti Platinum Games!

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