Soul Calibur VI – Recensione (PS4, XOne, PC)

Soul Calibur VI è pronto a mietere vittime!

  • Nome completo – Soul Calibur VI
  • Piattaforme – PlayStation 4, Xbox One, PC
  • Developer –  Bandai Namco Studios, Project Soul
  • Producer – Bandai Namco
  • Distribuzione – Digitale, Disco
  • Data di uscita – 19 Ottobre 2018
  • Genere – Picchiaduro
  • Versione testata – PS4

Nel mondo dei picchiaduro, una saga come quella di Soul Calibur è sempre stata iconica per il suo stile basato sulle armi bianche, separandola dalle controparti. In questo sesto capitolo troviamo dunque proprio il prodotto aspettato dai fan ed un ottimo punto d’accesso per chi non ha potuto recuperare i bei titoli del passato. Senza ulteriori indugi, dunque, sguainate le spade!

L’anima della spada

Dopo l’approdo degli altri picchiaduro sulle console di ultima generazione restava un grande assente, e certamente l’arrivo è stato entusiasmante. Soul Calibur VI è un gioco ben realizzato, che soddisfa ciò che si propone in maniera intelligente ed efficiente, pur portando con sé una struttura già vista. Bandai sa cosa desidera la fanbase, e riuscire ad introdurre qualche novità senza scomporre un sistema ben rodato è una questione delicata.

L’idea di avere un reboot della saga assieme ad una storia parallela dedicata al proprio personaggio ed intrecciare il tutto è stata una mossa difficile ma ben riuscita. Si badi che Soul Calibur non fa della storia il suo perno centrale, ma è comunque apprezzabile notare quanto impegno ci sia stato nella sua realizzazione – pur coi suoi cliché e qualche inciampo.

Combo su combo!

Il cuore del gameplay è invece il vero cardine dell’esperienza, e prendere in mano il pad è una assoluta gioia. Con degli input precisi ed i solidi 60 frame per second ci si può immergere negli scontri senza badare ad altro, se non a cogliere i momenti giusti per iniziare le micidiali combinazioni di ogni personaggio. Una volta completati i tutorial – presenti nella storia – si comincia inoltre a capire che gli scontri sono sempre e solo dettati dall’abilità del giocatore, tranne in una occasione: la Lama Inversa.



Questa novità, che permette di parare quasi ogni attacco, porta i giocatori in uno stato di confronto diretto, una sorta di QTE contrapposto in cui valgono regole simili alla morra cinese: ogni input (calcio, attacco verticale, attacco orizzontale) vince su uno e perde sull’altro. Sebbene questa sfida sia più un test di fortuna che di vera capacità, l’aggiunta in sé contribuisce a rendere il gameplay più vario, ed assieme alle splendide Lame Critiche il tutto appare anche molto coreografico. Lo spirito del picchiaduro non è dunque affatto perso, tutt’altro!

Vecchie conoscenze e new entry

Soul Calibur vanta un roster di personaggi abbastanza ampio, che i fan sicuramente hanno seguito fin dalle prime vicissitudini e di cui si sono appassionati nel corso di anni. Certamente fa piacere trovare volti conosciuti, ma anche le novità introdotte non sono da meno: sia Grøh che Azwel presentano moveset coerenti ed originali, e Geralt farà certamente breccia nei fan dell’RPG di casa CD.

Bandai sa come introdurre personaggi molto eterogenei fra loro immergendoli nella mischia coesa che è il nutrito roster, pur non stravolgendo gli equilibri interni. Come ciliegina sulla torta, infine, è possibile anche sbloccare il boss finale della campagna come personaggio giocabile – sebbene non in partite classificate, dato il suo evidente sbilanciamento.

Se è varietà ciò che si cerca, Soul Calibur VI risponde benissimo alla richiesta senza inciampi di alcun genere, pur conservando la tradizione. Menzione speciale (e poco onorifica) per il Season Pass, che presenta un personaggio scaricabile già alla release del gioco, includibile anche senza dover necessariamente acquistare un DLC.

Un punto d’inizio

Incredibilmente, è giusto spendere delle parole anche per la riuscita trama del titolo, che si presenta come un reboot della storia della saga. Viene dunque presentata una modalità più classica, in cui una linea temporale principale va ad intrecciarsi, lungo il sedicesimo secolo, con quelle di ogni altro personaggio, creando un panorama completo ed interconnesso.

Sebbene l’esperienza sia piuttosto semplice e lineare – scontri e dialoghi, senza aggiunte particolari – è molto godibile, e fa sì che intrattenga l’utente per le ore che le competono, assieme alla sua modalità “comprimaria”. Bilancia dell’Anima, infatti, introduce una storyline dedicata ad un eroe creato ad hoc, totalmente personalizzato, che dovrà percorrere un cammino autonomo in un altro snodo narrativo, che converge nelle vicende principali senza intaccarle.

La modalità è ben pensata anche con i suoi tutorial interni, in grado di dare efficienti spiegazioni a chi si avvicina per la prima volta all’universo marziale di Soul Calibur, condendolo con una salsa già vista ma sempre convincente. Grosso invito ai neofiti, forte suggerimento anche ai veterani, entrambe le vie sono percorribili ed aggiungono spessore all’opera.

Essenzialità ad un costo

Ebbene, è giusto anche parlare di ciò che in Soul Calibur VI sarebbe stato giusto ottenere, ma a cui si è deciso di rinunciare per esigenza. Il titolo, infatti, porta i segni dell’età a livello grafico, e si sentono anche sotto le potenti architetture dell’Unreal Engine. Sicuramente l’intento degli sviluppatori è stato quello di consegnare un prodotto che fosse godibile, preciso ed efficiente, e si è voluto sacrificare parte del comparto tecnico a questo ideale.

Tuttavia, lascia da pensare come un titolo di soli 11 GB sia ancorato a saldi 60 FPS non potesse essere migliorato ulteriormente, giusto per poter lisciare le imperfezioni che purtroppo si notano. Espressivamente, infatti, i personaggi non stupiscono e non esaltano, così come certi modelli di oggetti e pose.

Un peccato soprattutto a fronte di un editor di personaggi davvero ben realizzato, di cui però le compenetrazioni fanno storcere il naso – creare un buon setup estetico per vedere ciocche di capelli spuntare dai cappucci non è esattamente poetico. Fortunatamente, le incertezze non sono così determinanti da minarne la fruizione, ma è possibilmente l’anello debole di una solida catena.

Commento finale

Soul Calibur VI è un buonissimo capitolo della ventennale saga firmata Bandai, che non fallisce nel portare un prodotto ben al di sopra degli standard dei picchiaduro. Ben studiato e strutturato, il titolo si ancora ad una stabilità tecnica sacrificando la parte estetica, ma mettendo sul piatto un concentrato di azione ed abilità realizzato a puntino.

Con il carisma di personaggi storici e guest star d’eccezione, seguire le trame e costruire la propria è sicuramente un aspetto godibile di un genere molto multiplayer-oriented. Le novità sul fronte del gameplay sono piacevoli aggiunte che non si distaccano troppo dalla tradizione, ma la evolvono lievemente senza intaccarla, costruendo un quadro piacevole e sufficientemente creativo.

Se c’è da misurarsi con la concorrenza, è chiaro che Soul Calibur è sicuramente uno dei titoli di punta del genere, ed è doveroso farlo notare anche a fronte delle sue piccole imperfezioni – presenti, ma assolutamente secondarie.



Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.