Rassegna stampa dal mondo del 24 maggio

Le principali notizie di oggi da tutto il mondo.

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Sgombero Idomeni

La polizia greca comincia lo sgombero del campo profughi di Idomeni. Le autorità hanno dato il via all’alba alle operazioni di evacuazione, a cui i giornalisti non possono assistere. Idomeni è un campo non ufficiale che si è espanso notevolmente negli ultimi mesi, dopo che la Macedonia ha chiuso il confine con la Grecia. Fino a ieri ospitava quasi diecimila persone, tra cui molte in fuga da zone di guerra. Le autorità greche progettano di trasferirle in altri campi ufficialmente riconosciuti nel resto del paese.

Le intercettazioni costringono un ministro del nuovo governo brasiliano a farsi da parte. Romero Jucá, nuovo ministro della pianificazione, stretto alleato del presidente ad interim Michel Temer, ha deciso di mettersi in congedo dopo la pubblicazione di alcune intercettazioni. In una lunga conversazione telefonica con Sérgio Machado, ex direttore dell’azienda di trasporti pubblici Transpetro, Jucá sosteneva che bisognava mettere in stato d’accusa la presidente Dilma Roussef per ostacolare l’inchiesta per corruzione Petrobras, che potrebbe implicare lui e altri politici di spicco. Jucá si è difeso dicendo che le sue parole sono state estrapolate dal loro contesto.

L’ecologista Alexander Van der Bellen ha vinto le elezioni in Austria. Grazie ai voti per corrispondenza, Van der Bellen ha sconfitto il candidato dell’estrema destra Norbert Hofer, che era in leggero vantaggio. L’ex leader dei verdi ha ottenuto il 50,3 per cento dei voti, contro il 49,7 di Hofer. Il ministro dell’interno austriaco ha precisato che il risultato definitivo delle elezioni presidenziali sarà annunciato mercoledì.

La Coca-Cola interrompe la produzione in Venezuela per mancanza di zucchero. La multinazionale dà lavoro a 7.300 venezuelani. L’annuncio arriva dopo la decisione della principale azienda produttrice di birra del paese, Empresas Polar, di chiudere le fabbriche per mancanza di orzo. Il paese attraversa una profonda crisi economica ed energetica: ci si aspetta che nel 2016 la sua economia subirà una contrazione dell’8 per cento.

In Iran un ultraconservatore guida l’assemblea degli esperti. Il 24 maggio l’ayatollah Ahmad Jannati, 90 anni, è stato nominato presidente di questa importante istituzione del governo iraniano. L’assemblea, eletta a suffragio universale il 26 febbraio, è composta quasi esclusivamente da religiosi, che hanno il compito di controllare l’operato e nominare la guida suprema. Attualmente è l’ayatollah Ali Khamenei, che di anni ne ha 76.

Il gruppo Stato islamico rivendica gli attentati suicidi in Siria. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, i morti sono un centinaio. Secondo i mezzi d’informazione governativi il bilancio è di almeno 78 morti. Gli attentati, per cui sarebbero state usate sette autobombe, sono avvenuti a Tartus e a Jableh, due città a maggioranza alawita e per questo considerate fedeli al governo.

Barack Obama annuncia la fine dell’embargo sulla vendita di armi al Vietnam. L’ha dichiarato ad Hanoi, la prima tappa del suo viaggio in Asia, cominciato ieri e che lo porterà anche in Giappone. L’obiettivo della visita è rafforzare i rapporti diplomatici ed economici con il governo comunista di Tran Dai Quang, anche per contrastare la crescente influenza della Cina nel sudest asiatico. Nel primo giorno di incontri i rappresentanti dei due paesi hanno firmato una serie di accordi economici del valore complessivo di 16 miliardi di dollari.

Comincia l’offensiva dell’esercito iracheno per riprendere Falluja. L’ha annunciato il primo ministro Haider al Abadi in un discorso televisivo la sera del 22 maggio. La città è stata la prima a essere occupata dal gruppo Stato islamico nel gennaio del 2014, sei mesi prima che i jihadisti cominciassero la loro avanzata su Mosul, nel nord dell’Iraq, e in Siria. Secondo Al Jazeera, le forze irachene hanno chiesto agli abitanti di lasciare le loro case e hanno dato il via ai bombardamenti con l’artiglieria pesante.

La Bayer offre 62 miliardi di dollari per la Monsanto. Il gruppo chimico-farmaceutico tedesco vorrebbe comprare l’azienda di biotecnologie agricole statunitense creando la più grande azienda produttrice di pesticidi, semi e fertilizzanti al mondo. L’eventuale fusione, se accettata dalla Monsanto, dovrà passare all’esame dell’antitrust statunitense.

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Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.
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