Rassegna stampa dal mondo del 28 settembre

In primo piano la morte dell’ex Presidente israeliano Shimon Peres.

La rassegna stampa di oggi da tutto il mondo.

Rassegna stampa

Shimon Peres – Foto AFP

È morto Shimon Peres. Lo ha reso noto la famiglia attraverso un comunicato alle 7 del 28 settembre. L’ex presidente israeliano aveva 93 anni e il 14 settembre era stato colpito da un ictus. Nel 1994 aveva ricevuto il premio Nobel per la pace insieme a Yitzhak Rabin e a Yasser Arafat per gli sforzi compiuti nel processo di pace tra israeliani e palestinesi. Ai funerali, che saranno celebrati il 30 settembre, dovrebbe prendere parte anche il presidente degli Stati Uniti Barack Obama.

Le truppe siriane hanno lanciato un assalto di terra su Aleppo. L’attacco arrivadopo cinque giorni di intensi bombardamenti dell’aviazione siriana e russa che hanno causato centinaia di morti civili. La tv siriana ha annunciato che l’esercito di Damasco ha preso il controllo del quartiere di Farafra, vicino alla Cittadella, che era controllato dai ribelli, un’affermazione smentita dalle milizie dell’opposizione.

È nato il primo bambino in seguito a una fecondazione assistita con tre persone. Lo rivela la rivista New Scientist. Abrahim Hassan, che ha cinque mesi, ha il dna della madre, quello del padre e un pezzo del codice genetico di una donatrice. È nato in Messico da genitori statunitensi, perché negli Stati Uniti la procedura non è legale. La procedura permette di sostituire i mitocondri difettosi della cellula uovo della madre con quelli di una donatrice sana. L’obiettivo dei medici statunitensi che hanno fatto nascere Abrahim è evitare che il bambino erediti la malattia della madre, che soffre della sindrome di Leigh.

Barack Obama nomina l’ambasciatore degli Stati Uniti a Cuba. Jeffrey DeLaurentis sarà il primo a ricoprire quest’incarico in cinquant’anni. Il senatore Marco Rubio e altri repubblicani si sono opposti alla nomina di un ambasciatore perché il governo dell’isola non ha ancora approvato riforme politiche e maggiori tutele dei diritti umani.

La Corte penale internazionale condanna il jihadista maliano Ahmad al Faqih al Mahdi per crimini contro l’umanità. Al Faqih era sotto processo per la distruzione, nel 2012, di nove mausolei e di una moschea a Timbuctù, nel nord del Mali. L’uomo, che si era dichiarato colpevole nell’udienza preliminare ad agosto, è stato condannato a nove anni di carcere. È la prima volta che la distruzione del patrimonio culturale viene trattata come crimine di guerra ed è la prima volta che un militante islamista viene processato dalla Cip.

Si aggrava il bilancio del tifone Megi a Taiwan: almeno quattro morti. I feriti sono più di 260. Le forti piogge hanno causato frane lungo la costa orientale e incidenti in tutto il paese. Tra i feriti anche otto turisti giapponesi che si trovavano a bordo di un autobus che si è ribaltato. Megi, quarto tifone a colpire l’isola da inizio anno, ha un diametro di 500 chilometri e ha portato 300 millimetri di pioggia. Più di ottomila persone hanno dovuto abbandonare le loro case.

Si è dimesso il presidente delle Seychelles. James Michel lascerà il suo incarico il 16 ottobre e sarà sostituito dal vicepresidente Danny Faure. La decisione a sorpresa di Michel è arrivata in seguito alla sconfitta del suo partito, i socialdemocratici del Partito popolare, alle ultime elezioni legislative, nel corso delle quali l’opposizione ha ottenuto la maggioranza in parlamento per la prima volta dopo il ritorno del multipartitismo nel 1993.

Il 92 per cento della popolazione mondiale vive in zone con aria inquinata. In questi luoghi i valori superano la soglia di particolato pm2,5 fissati dall’Organizzazione mondiale della sanità. Si stima che l’inquinamento atmosferico provochi ogni anno tre milioni morti, ai quali bisogna aggiungere le vittime dell’inquinamento domestico, per un totale stimato di 6,5 milioni di decessi. Gran parte delle morti avviene nei paesi a basso e medio reddito, soprattutto in Asia.

La Germania blocca il trasferimento di dati da WhatsApp a Facebook. Le autorità tedesche per la privacy hanno impedito a Facebook di raccogliere i dati degli utenti che usano WhatsApp, l’applicazione di messaggistica comprata dall’azienda di Mark Zuckerberg nel 2014. Secondo Johannes Caspar, commissario per la protezione dei dati di Amburgo, saranno gli utenti tedeschi a decidere se fornire o no le proprie informazioni personali. Ad agosto WhatsApp aveva annunciato che avrebbe condiviso dati con Facebook per favorire la pubblicità mirata ed evitare lo spam.

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Blogger, articolista. Sono un appassionato di televisione in genere con maggiore attenzione alle serie tv soprattutto americane. Scrivo praticamente da sempre prima cominciando con racconti brevi thriller e horror. Oggi scrivere è una passione ma anche un lavoro a tempo pieno. Mi occupo anche di attualità, green e lifestyle. Sono un appassionato di lettura, cinema e adoro in modo sconfinato i gatti.
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