“La verità sta in cielo” di Faenza: ecco la nostra intervista a Adriana Serrapica

Adriana Serrapica

Adriana Serrapica

Uscirà domani nelle sale italiane La verità sta in cielo, il nuovo film di Roberto Faenza con Riccardo Scamarcio, Maya Sansa, Greta Scarano e con Valentina Lodovini. Ad interpretare Emanuela Orlandi è la giovane attrice Adriana Serrapica, una delle ex allieve di Laborart, scuola di danza e recitazione di Gragnano (Napoli), scelta soprattutto per l’incredibile somiglianza con la Orlandi.

Una grande prima prova da attrice cinematografica perché catapultata in uno dei film della stagione che farà discutere e anche incazzare chi ne sarà coinvolto.

Cosa ti aspetti dopo questo film oltre alla notorietà? Sul set si discuteva di quello che succederà, le reazioni che ci saranno. Darà comunque fastidio a qualcuno…

Per la notorietà, non credo questo sia il punto. È più importante cosa succederà dopo e alle  tantissime reazioni e critiche che avrà. Certamente è un film che farà discutere tantissimo e ci aspettiamo, almeno lo speriamo, che venga riaperto il caso o almeno farà smuovere qualcosa.

È la tua prima esperienza in assoluto su un set. Come ti sei trovata e com’è stato essere diretta da Roberto Faenza?

Non è stata la mia prima esperienza. Quando ero più piccola sono stata protagonista di un intero episodio della fiction napoletana, La Nuova Squadra, che riguardava il bullismo e io interpretavo la bulla.

Sul set di questo film, invece, mi sono trovata benissimo. Tutti erano molto disponibili e gentili. Per me era la prima volta, ma l’emozione c’era sempre, anche quando non recitavo, perché sempre attenta a cosa dire e cosa fare. Amo il modo di dirigere di Faenza perché molto diretto e sa quello che vuole. Con lui non c’è bisogno di girare una scena mille volte perché sa già come deve essere.

Con quale attore hai lavorato sul set?

Con Scamarcio ho girato la prima scena, ma non sono stata per niente a contatto con lui, girava dal lato opposto al mio. Era la stessa scena, ma lui la vedeva da un punto di vista diverso. Io stavo in una macchina e lui in un’altra. Ho girato, però, diverse scene con Greta Scarano. Sono stata a contatto con lei anche nelle pause e abbiamo parlato spesso. Greta è molto gentile ed è una bravissima attrice. La guardavo cercando di imparare qualcosa da lei.

Da bambina sognavi di diventare un’attrice o avevi altre idee?

Fin da bambina ho sempre avuto il sogno di diventare attrice. Avevo sei anni quando ho iniziato a studiare recitazione e ho fatto diversi spettacoli teatrali anche extrascolastici, poi ho fatto quell’episodio della Squadra, ma ho preferito finire gli studi. Finito il liceo sono andata a Roma e subito dopo è arrivata quest’occasione con Faenza.

Quale scuola stai frequentando?

Ho fatto un anno presso l’Acting Creazione Ricerca diretta da Lucilla Lupaioli. Ora sto cercando di entrare in un’altra scuola più prestigiosa, ma per scaramanzia non dico niente

Parlami, invece, della scuola Laborart dove sei praticamente cresciuta…

La scuola Laborart è nata da un’idea di mia madre, Imma Cuomo, in collaborazione con Rosaria Cannavale, e si trova a Gragnano in provincia di Napoli. In questa scuola ho iniziato a quattro anni ma non c’erano ancora i corsi di recitazione, tenevano solo corsi di danza. E, infatti, ho fatto per quattordici anni danza, e, quando hanno aggiunto i corsi di recitazione, mi sono detta proviamo e me ne so sono innamorata.

Che corsi ci sono in questa scuola?

Ci sono corsi di danza classica e danza moderna, tenuti da Imma Cuomo, Mariarosaria Cannavale, Francesca Rapicano e Guy de Bock, un insegnante francese dell’Opera di Parigi. E ci sono anche i corsi di recitazione e dizione tenuti da Gennaro Maresca e uno di Cinematografia tenuto da Giuseppe Mastrocinque.

Quali sono i tuoi hobby?

Oltre al cinema, la danza che mi è rimasta nel cuore, infatti, sono molto dispiaciuta perché ho dovuto lasciarla quando decisi di andare a Roma per studiare recitazione, e ho poco tempo a disposizione anche perché mi sono iscritta all’università, al DAMS, l’arte fa sempre parte della mia vita.

Hai fatto danza anche a livello professionistico?

Solo scolastico. Ho fatto vari spettacoli e concorsi, ma sempre riguardanti la scuola.

Libri? C’è qualche libro che ami in particolare?

Mi piace anche leggere. Questa risposta, però, non mi farà onore, io sono affezionata ai libri d’amore di Nicholas Sparks. L’ultimo libro letto è stato un testo teatrale di Molière,  Don Giovanni.

Oltre a recitazione e ballo, hai studiato qualche altra disciplina?

In realtà quest’anno nella scuola di recitazione ho fatto anche canto. Anche se, in passato, ho preso anche delle lezioni singole quando dovevo affrontare un provino in cui chiedevano qualcuno che sapesse cantare. Mi dicono che ho una bella voce intonata.

Ballo, recitazione, canto. Diciamo che non ti sei fatta mancare niente.

Devo solo imparare a suonare uno strumento musicale e sono completa.

In questo film, hai dovuto suonare il flauto traverso. E so che hai avuto delle difficoltà…

Oddio! Non ne parliamo. Non suonavo davvero, ma ho dovuto comunque prendere un paio di lezioni, soprattutto per l’impostazione di come mettere le mani o la bocca, in modo da risultare credibile. Ero circondata da veri musicisti, quindi, se avessi fatto una gaffe si sarebbe notata subito. Ho sudato per fare quella scena, perché mi sentivo incapace rispetto agli altri che suonavano divinamente.

Qual è stata, invece, la scena in cui ti sei piaciuta più o che ti è piaciuta di più?

La mia scena preferita, purtroppo, è stata tagliata. Una scena in cui parlavo al telefono. Si vedrà ugualmente nel film, ma non si sentirà la mia voce. Mi piaceva perché quando l’ho girata, e parlo egocentricamente, tutta l’attenzione era su di me. Una delle scene per me più importanti, ecco perché me ne dispiace che l’hanno tagliata. Naturalmente il film è bellissimo ugualmente.

In questo film, quindi, non si sentirà la tua voce?

Sono presente in molte scene, ma solo in una dico una battuta. Sapevo, prima di vedere il film, che questa scena veniva tagliata.

Sei stata scelta per la somiglianza con Emanuela Orlandi. Ma lo sapevi al provino? E, soprattutto, che tu eri uguale a lei?

Al primo provino non sapevo per quale parte fossi andata. Sapevo solo che cercavano una ragazza con i capelli e gli occhi scuri e bassina, e, poiché corrispondevo a questi caratteri la mia agenzia mi ha mandato. Al primo provino trovai stranamente anche il regista, Roberto Faenza, non capita mai, e, quindi, mi prese un colpo. E lui alla fine del primo provino accennò di quale ruolo si trattasse. Il provino fu solo una chiacchierata e da lì iniziavano a guardare le somiglianze. Il secondo è stato quello su parte, e riguardava proprio quella telefonata, la scena tagliata, che poi diceva delle cose chiare, quindi si capiva che riguardava Emanuela Orlandi.

Conoscevi questo fatto di cronaca?

Essendo piccola non conoscevo bene la storia, ma ne avevo sentito parlare di Emanuela Orlandi e mi sono documentata per un fatto personale, non tanto per interpretarla. Anche perché, nell’interpretazione, mi sono soffermata sulla semplicità che può avere una ragazza di quindici anni, che esce da scuola, saluta le amiche, suona il flauto che è la sua grande passione. Mi sono concentrata sulla semplicità e sull’inconsapevolezza che c’è in una ragazza che, ovviamente, non sa cosa sarebbe successo dopo.

Nel film ci sarà qualcosa di nuovo sulle varie ipotesi fatte sulla scomparsa della Orlandi? Ci sarà una nuova pista e metterà altri interrogativi?

È basato su tutte le ipotesi che si sono fatte in questi anni raccontate da questa giornalista. Penso che il film sia un mezzo direttissimo, anche per i giovani che non conoscono questa storia e che, magari, invece di leggere un libro, preferiscono guardare il film. Non c’è una verità perché non si è mai saputa e sarebbe stata una bugia trovarne una. È anche un film di denuncia al Vaticano e a tutto quello che c’è dietro, anche il finale è molto… molto… non posso dire altro.

Intervista a cura di Nicola Garofano

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