Giò Sada “Volando al contrario” passa dalla musica al cinema con Rock Dog alla tv con Joe Bastianich: la nostra intervista

In questi giorni al cinema, il film d’animazione, Rock Dog, per cui Giò Sada, uno tra i migliori cantautori emergenti italiani, ha interpretato alcuni brani originali della colonna sonora. Il film racconta di un giovane mastino tibetano, Bodi, guardiano di un gregge di pecore che sogna di diventare una rockstar. Tutto cambia quando una radio cade letteralmente dal cielo e decide di trasferirsi nella grande città.

Giò Sada vincitore di X Factor 2015 dove ha entusiasmato il pubblico fin dall’inizio, catturandone la completa attenzione per le sue performance dal vivo, insieme alla BariSmoothSquad, è in questo periodo in tour per l’Italia per presentare dal vivo il suo primo album “Volando al contrario”, in cui c’è la forza, la potenza e la definizione rocker di Giò in ogni arrangiamento musicale. Dodici brani da intelligenti frasi, descrizioni coloratissime e sorprendenti colpi di scena che creano linee di storie avvincenti, supportate da una melodica musica equilibrata.

Intanto lo vedremo anche in tv su Sky Uno accanto a Joe Bastianich nel programma itinerante Jack on tour.

Abbiamo incontrato Giò Sada alle Giornate di Cinema di Sorrento per la presentazione di Rock Dog.

Giò Sada -Foto da Facebook

Giò Sada -Foto da Facebook

Com’è nato questo progetto con Rock Dog?

Ero con mia nipote a guardare i cartoni animati nel pomeriggio, come spesso succede, perché lei li vede sul mio computer, quindi diventa suo in quelle ore e pensavo che sarebbe stato carino partecipare a un progetto del genere. L’ho fatto anche per lei, per andare insieme al cinema. Poi mi è arrivata questa chiamata e ho accettato subito. La storia è molto affine alla mia ed è un film che mi piace proprio divulgare per il sentimento che sprigiona, lo stesso che cerco di spiegare sempre attraverso le mie canzoni, quindi, darà man forte a quello che voglio dire.

Raccontaci perché vederlo allora…

Per l’effetto che ha fatto a me. È come se, qualcuno, mi avesse dato una pacca sulla spalla. Io e Bodi, il protagonista del film, abbiamo la stessa posizione geografica sconveniente per la musica che si vuole fare. A Bari, magari, ad esempio, se non fai la tarantella è difficile andare avanti con l’idea di guadagnarci e di poter vivere con la musica. Anche per Bodi stare sulle montagne a badare agli agnelli, figurati se poteva diventare qualcuno suonando il rock n’roll. Tutti e due abbiamo avuto la stessa spinta, realizzare qualcosa che desideravamo, non tanto l’idea di diventare una rockstar ma, piuttosto, di essere libero di poter suonare.

Concludi bene l’anno 2016. Che cosa ti aspetti dal prossimo?

Di suonare e poter suonare live sempre di più. È la cosa più vera che c’è, il palco è la mia ricarica, ritrovo la mia energia, come se fossi una batteria. Condividere, poi, sempre di più, questo progetto, dai posti più grandi ai più piccoli, non m’interessa l’idea di essere una rockstar. A volte mi dicono: “Hai vinto X Factor. Adesso sei al top. Devi fare solo cose top.” Per me sono cazzate, non ho mai avuto questa visione né voglio diffondere o essere una persona che diffonda questo tipo di cose. A me piace tutt’altro, trovo l’idea del successo una cosa vecchia, cioè essere una rockstar al top o quello maledetto. Che idiozia! Possiamo andare oltre a questa visione ed essere tutti più vicini? Questo importa. Io ho deciso di andare per questa direzione, vedremo cosa succede. Credo che il futuro sia fatto di questo e non di nicchie e di persone che si racchiudono per essere più cool degli altri, combatterò sempre su questo.

Giò Sada intervista

Giò Sada

Tutto ciò si rispecchia nel tuo singolo, Volando al Contrario. Questa tua natura di essere contro a chi ti vuole plasmare seguendo delle  regole precise…

È vero. Finché trovano gente plasmabile, ci riescono. Quando non la trovano, comincia il loro problema. Intorno a noi c’è un mondo che funziona sulle vendite ed è brutto e sconfortante pensare che devi fare una cosa che ami, solo per far guadagnare te e qualcun altro. Ciò si ripropone un po’ in tutti gli ambienti, non solo in quello musicale. Oramai, tutto è così ed è proprio ciò che voglio andare a colpire. Ecco perché ho partecipato ad X Factor, da una piattaforma come quella che, per consuetudine, tutti si aspettano che punti a tutt’altro, ho voluto puntare dall’altro lato, completamente. Anche per invogliare, chi ha seguito più da vicino la mia storia, a credere in questa cosa. Credere che sia possibile raggiungere il massimo anche rimanendo quello che sei. Ho conosciuto a Los Angeles, Robert Feng, il produttore di Rock Dog, una persona multimilionaria ma una persona semplice, venne a vedere il film e rimase a parlare con noi anche di altri progetti ed ha il mio stesso sentimento, rifiutare la visione antica della rockstar o della star, perché ci ammazzano così, magari è bello per i primi anni essere una rockstar e sentirsi così, poi muori artisticamente e dentro di te non senti più niente. Non puoi più uscire per strada e se non puoi, dove vai a prendere le cose da dire? Chi te le dice? Non ti arrivano come la manna. Nessuno è mai diventato un grande musicista per le intuizioni nate dal niente, ha sempre avuto bisogno di un rapporto con la strada e con la gente.

Com’è  il tuo rapporto con i fan e con i social?

Con i fan tranquillo, mentre con i social ho un po’ di problemi di comunicazione, spesso, ci si fraintende da morire. Questa voglia di dare opinioni, che devono dire la loro, è una rottura di scatole. Meglio stare per strada, così non c’è la barriera virtuale. A volte, certe cose che dici sul web, non le diresti mai e poi mai per strada, hai paura delle conseguenze violente o hai timore di esprimerle ed è meglio così. Io sono sempre lo stesso, dove frequentavo prima di X Factor, vado adesso, che è praticamente una serranda e accanto c’è un locale con le birre. Ogni sera ci riuniamo con gli amici e siamo appoggiati a questa serranda e quando incontro le persone, anche adesso, spesso mi dicono: “Che ci fai qui?”, “E dove devo stare?” Magari pensano che io diventi un frequentatore di cocktail lounge o chissà quale altra diavoleria.

Con questo tuo primo album quale messaggio particolare vorresti dare…

Semplicemente di sentirmi parte di una comunità. Fin da piccolo ho questa maledetta voglia di uscire per strada e di sentirmi in una comunità. Voglio essere sicuro che, chi mi circonda, vuole il mio bene non il mio male. Semplicemente per mia indole, la natura è così, non è che un pino nasce e vuole il male di un’altra pianta e la stessa cosa dovrebbe avvenire con gli esseri umani. Lasciarsi il proprio spazio e ridistribuire le ricchezze equamente, ciò non significa essere comunisti, significa che il divario è diventato troppo alto e diverso, di nuovo. C’è bisogno di ridistribuire musica, ricchezza, tutto, equamente. La questione è sempre stata semplice però è difficile togliersi quella voglia di sentirsi migliore degli altri. È difficile, però, “raggiungeremo l’isola” (Isola, ndr), come dice un pezzo presente nel mio disco.

Forse mi hai già risposto. Chi fa indie, tu hai fatto punk rock, denigrano i talent. Cosa ti hanno detto i tuoi amici quando ti sei presentato a X Factor?

Alcuni hanno detto: “Ma perché?” E io ho risposto: “Perché? Perché tu vai a fare la spesa al supermercato? Fammi capire. Cosa c’è di così diverso?” Semplicemente sono i concorrenti che sono diversi, quindi se ci vado io, magari, qualcosa di diverso succede e, secondo me, è successo.

Giò Sada intervista

Giò Sada – Foto da Facebook

…qualche commento ti ha dato fastidio?

Tanti. Di gente che si fa le foto con le mani con le corna, (A tre dita, simbolo di I love you, ndr) così crede di essere il duro e puro della musica, con la tshirt dei Rolling Stones, ma di che cosa stiamo parlando? Con genuinità bisogna fare le cose. La televisione, comunque, è un diffusore, se ti presenti con un sentimento preciso e lo diffondi, c’è chi lo capisce e chi no. Io continuerò a fare le cose che amo e dare quest’immagine reale e meno costruita. Tutto ciò che costruiamo è perché vogliamo veramente farlo. Questo è importante, fare sempre quello che si vuole fare.

Il tour è partito. C’è qualcosa di particolare che hai riservato per i tuoi fan?

Il banner dietro è particolare, rappresenta una serranda, riprodotta perfettamente quella dove sto sempre la sera. C’è scritto il nostro nome e in ogni data scriveremo qualcosa sopra. Come sempre, abbiamo lavorato molto sui pezzi e sulla qualità musicale. Credo che la scenografia la fa la band. Non serve tanto, qualche luce, qualche momento particolare, senza esagerare, non voglio diventi troppo teatrale perché perde la forza che deve avere. È un live bello di impatto, potente, con i suoni belli “cicciotti”, come piace dire a me.

TOUR

Sabato 10 Dicembre 2016

Bari, Demodè –  via dei Cedri 14

Giovedì 15 Dicembre 2016

Torino, Chalet del Valentino – viale Virgilio 25

Venerdì 16 Dicembre 2016

Firenze, Viper Club – via Lombardia

Sabato 17 Dicembre 2016

Senigallia (TV), New Age – via Tintoretto 14

Domenica 18  Dicembre 2016

Milano, Serraglio – riservato ai soci ACSI  – Via Gualdo Priorato 5

Intervista a cura di Nicola Garofano




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