“Una tomba per le lucciole” – recensione di Lybra 78

Il 21 settembre 1945, presso la stazione di Kobe, il giovane Seita muore di stenti, solo e abbandonato tra l’indifferenza e la repulsione dei passanti. Il suo fantasma, accanto al corpo spento dalla fame, ripercorre i quattro mesi precedenti in cui Seita, insieme alla piccola sorellina Sadako, ha provato a sopravvivere tra privazioni e dolori, dalla perdita della madre, sotto i bombardamenti americani, alle difficoltà quotidiane per guadagnarsi di che mangiare, ricorrendo anche alle ruberie, dall’allontanamento dalla casa di una zia inacidita dalla miseria, fino al rifugio in una caverna anti-bombe in cui vede lentamente spegnersi la sorella denutrita.

Tratto dal racconto di Akiyuki Nosaka, “Una tomba per le lucciole” ripropone tutta la drammaticità della guerra vista con gli occhi di due bambini soli in un mondo devastato e inumano, in cui vige la legge della natura e in cui solo i più forti riescono a sopravvivere; il protagonista appare in balia di eventi che non può controllare, tra la speranza di vedere ritornare il padre soldato di Marina e la necessità di salvare Sadako; non è un eroe, è un ragazzino comune, d’improvviso senza una figura adulta accanto, che si trova a doversi occupare della sorellina avendo lui stesso bisogno di una guida per comprendere ciò che gli succede intorno e tentare di salvarsi.

Takahata dipinge un quadro crudo e triste, tremendamente realistico e senza concessioni melodrammatiche, di un periodo che ha così profondamente segnato la storia giapponese successiva dal punto di vista culturale, sociale e politico, ricordandoci le atrocità delle guerre tout court e le loro vittime incolpevoli, i più deboli e indifesi, i meno consapevoli e al tempo stesso coloro che più patiscono le conseguenze non sapendosi dare una ragione: i bambini. Un periodo in cui non trova spazio la speranza e dove la vita di ciascun individuo si può spegnere repentinamente come quella di una lucciola, metafora di una vita fugace e al tempo stesso dell’anima umana, come mostrato a inizio film quando, dalla scatola di caramelle Sakuma, gettata da un inserviente della stazione, fuoriescono le ossa della piccola Sadako, cremata da Seita pochi giorni prima, che si mescolano con le lucciole del prato circostante in un’immagine simbolica fortemente evocativa e delicatamente tragica.

“Una tomba per le lucciole” è il primo lungometraggio di Takahata realizzato con lo studio fondato pochi anni prima dallo stesso Takahata e dall’amico e più noto collega Hayao Miyazaki; uscito insieme a Il mio vicino Totoro di Miyazaki  si caratterizza per temi e atmosfere del tutto diverse da quelle tipicamente ricorrenti nelle opere dello studio Ghibli: qui non ritroviamo la fantasia, l’ottimismo e i vitali protagonisti che han segnato la storia dello studio, non ritroviamo una fiammella di speranza, anche i colori vividi vengono meno facendosi più tenui nel raccontare una delle storie più tristi e toccanti dell’animazione nipponica e non solo.

Premiato nel 1989 con il premio speciale al Blue Ribbon Award e nel 1994 al Chicago International Children’s Film Festival, Una tomba per le lucciole rappresenta uno dei migliori manifesti contro la guerra prodotti dalla cinematografia in genere e dall’animazione in particolare, l’opera che ha consacrato Takahata a livello internazionale, un regista già noto per la sua collaborazione alla prima serie animata di Lupin III, per il suo lavoro nell’ambito del progetto della Nippon Animation noto come World Masterpieces Theatre , e che ha diretto in seguito altri lungometraggi di valore come il lirico e delicato Omohide Poro Poro o la magica storia, inno alla natura, di Heisei tanuki kassen ponpoko, entrambi purtroppo mai doppiati in italiano.

Lybra78 

Titolo originale: Hotaru no haka
Produzione: Giappone
Durata: 1h 33′
Genere: Drammatico/Animazione
Regia: Isao Takahata
Uscita: 1988

“Una Tomba per le Lucciole” andrà in onda il 29 Gennaio ’11 alle 22:00 sul canale Sky 149 Man-Ga

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