11 cover per… Umberto Palazzo

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“11 cover per…” è la nostra nuova rubrica. Funziona così: un(a) musicista sceglie le undici, altrui canzoni che inserirebbe in un suo personale album di cover e per ogni scelta fatta ci spiega il motivo. Senza alcun tipo di limite: né di genere né di nazionalità né di periodo storico.

Perché le cover? Perché sono rivelatrici: spesso mostrano il background musicale di un(‘)artista. Non senza destare piccole, grandi sorprese. Perché questo titolo? Nella mia mente il rimando è al verso “dieci ragazze per me“. Un giochino semplice? Provateci anche voi e poi ne riparliamo.

L’onore dell’inaugurazione tocca a Umberto Palazzo, deus ex machina del Santo Niente e stimato cantautore. Questa è la sua scaletta: buon ascolto!

1. David Bowie – Heroes (dall’album “Heroes”, 1977)

Perché è il pezzo da cantare davanti allo specchio quando si è adolescenti.

2. Joy Division – Decades (da “Closer”, 1980)

Il pezzo che racchiude tutta l’infelicità giovanile.

3. The Who – Pinball Wizard (da “Tommy”, 1969)

Pezzo top per fare air guitar.

4. The Ronettes – Be My Baby (singolo, 1963)

È una canzone di una bellezza inspiegabile, quando la canto a casa accompagnandomi con la chitarra acustica mi salgono le lacrime agli occhi per il sentimento dolce amaro che racchiude.

5. Ricky Nelson – Lonesome Town (singolo, 1958):

Il melodramma in due minuti. Perfetta.

6. Johnny Cash – Ring of Fire (da “Ring of Fire: The Best of Johnny Cash”, 1963)

Cash è l’epitome della mascolinità dura, ma sensibile e intelligente, praticamente Dio.

7. Lee Hazelwood/Nancy Sinatra – Summer Wine (da “Nancy & Lee”, 1968)

Perché ci deve essere una canzone che possa cantare con Sandra Ippoliti.

8. The Beatles – I’m So Tired (da “The Beatles”, 1968):

L’insonnia, fedelissima amica.

http://youtu.be/TngeOeBsuQ0

9. The Beatles – Blackbird (da “The Beatles”, 1968)

Ma sono un po’ più fan di Paul in realtà.

http://youtu.be/7epRPz0LGPE

10. Jane’s Addiction – Jane Says (da “Nothing’s Shocking”, 1988)

Best drug song ever.

11. Lou Reed – Walk on the Wild Side (da “Transformer”, 1972)

Così glam, così trash, così ironico, così vero e così disperato solo lui può.

a cura di Christian Gargiulo

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Blogger professionista e da sempre appassionato esperto di telecomunicazioni, serie tv e soap opera. Giuseppe Ino è redattore freelance per diversi siti web verticali. Ha fondato teleblog.it, www.tivoo.it, mondotelefono.it, maglifestyle.it Ha collaborato tra gli altri anche con UpGo.news nella creazione di post e analisi. Collabora con la web radio Radiostonata.com nel programma quotidiano #AscoltiTv in diretta da lunedi a venerdi dalle 10 alle 11.

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