Il Re degli sparatutto è tornato. Ecco la nostra recensione di DOOM!

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  • Nome completoDOOM
  • Piattaforme – Playstation 4/Xbox One/PC
  • Producer – Bethesda
  • Developer – id Software
  • Distribuzione – Digitale/disco
  • Data di uscita – 13 Maggio 2016

In un panorama dove le console sono state letteralmente monopolizzate dagli sparatutto bellici come Battlefield e Call of Duty, molti videogiocatori nostalgici della vecchia guardia cresciuti con le macchine degli anni ’90 desideravano da tempo una gustosa alternativa più estrema e immediata, un nuovo DOOM insomma.

Dopo anni, costellati di posticipi, false speranze alimentata per troppo tempo, e build poi cambiate in corso d’opera, DOOM torna finalmente su console e PC segnando anche un grandissimo ritorno in grande stile per id Software dopo 6 anni di silenzio trascorsi da Rage. John Carmack, l’idolo dei nerd, adesso è impegnato sui lidi della realtà virtuale di Oculus Rift, e id Software adesso si ritrova a portare avanti un brand senza le sue due stelle di punta (l’altra è John Romero).

Inizialmente identificato come DOOM 4 e ambientato in una sorta di futuro post-apocalittico dove la Terra è stata dominata dai Demoni dopo l’apertura di un portale che collega il nostro mondo a quello degli Inferi, il progetto è stato poi rielaborato fino a diventare un vero e proprio reboot della saga. Come se la sarà cavata id Software con il reboot di uno shooter che ha segnato la storia dei videogiochi e degli sparatutto in terza persona? Ecco la nostra recensione di DOOM!

Benvenuto all’Inferno

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Appena abbiamo messo il disco nella console e installata la corposa patch del day one di circa 6 Gb ci siamo subito gettati a capofitto nella campagna single player, speranzosi di ritrovare tutte le atmosfere tanto promesse ed elargite ai quattro venti dai numerosi trailer rilasciati in questi mesi. Siamo stati subito accontentati, DOOM non si prende la briga di farci gli spiegoni narrativi, noi siamo il DoomMarine della situazione, ci troviamo su Marte e la scienziata Olivia Pierce ha aperto un portale per gli Inferi collegato al pianeta rosso, scatenando tutta la furia dei Demoni sulla stazione di ricerca della UAC (Union Aerospace Corporation).

La campagna inizia praticamente in medias res, immergendoci da subito nell’azione accompagnati dal tema musicale storico, con i Demoni pronti a farci la pellaccia, e noi con un solo fucile a disposizione pronti a contraccambiare il favore. Bastano i primi minuti per capire che id Software con DOOM è tornata ai suoi fasti, abbandonando le atmosfere horror e più claustrofobiche di DOOM 3 per abbracciare uno stile da arena shooter fresco, immediato e incredibilmente divertente, coadiuvato da un level design altrettanto appagante per tutti i cultori di questo storico brand. Ma andiamo con ordine e analizziamo innanzitutto il gunplay: come detto in qualche riga più su, DOOM non è uno sparatutto tattico, la corsa è perennemente attiva mentre le armi non sono dotate di una seconda visuale per mirare con più precisione, questa funzione che solitamente viene allegata al pulsante L2 qui permette di impiegare le numerose sottocanne delle varie armi che si otterranno nel corso del gioco, e c’è ne sono davvero diversi tipi che spaziano dai lanciagranate, armi al plasma, lanciarazzi o fucili a canne mozze.

Ogni arma all’interno del gioco funziona egregiamente, e il parco di armi seppur limitato offre tanti spunti per le uccisioni altrettanto appaganti e  brutali. Fra le armi è impossibile non citare l’iconico BGF da usare nelle situazioni davvero critiche e la tanto discussa motosega che lo scorso anno ha generato ovazioni di vario genere durante la prima presentazione del gioco alla conferenza Bethesda dell’E3. Il cambio delle varie armi è assolutamente immediato e avviene attraverso la pressione del tasto R1, e questa è una cosa assolutamente importante per il genere degli shooter arcade, poiché basta davvero poco per lasciarci le penne durante il caos delle sparatorie, e inoltre non spezza mai l’azione. Tenendo premuto invece il tasto R1 si passerà al selettore delle varie armi, tuttavia l’azione passerà leggermente in bullet-time, ma le probabilità di beccarsi qualche colpo restano comunque.

Premendo invece il tasto triangolo o quadrato si potranno rispettivamente impiegare la motosega e il potente fucile BGF, entrambe caratterizzate dalla presenza di munizioni speciali ma il loro utilizzo regala uccisioni sicure al 100%. Nel caso della motosega però i cinque attacchi a disposizione saranno consumati in base alla stazza dei Demoni, più sono grossi e più carburante consumerete per macellarli. Come se non bastasse ognuna di queste armi gode di vari potenziamenti che potranno essere ottenuti spendendo dei punti ottenibili attraverso il completamento di varie sfide presenti nei livelli della campagna oppure riempendo le barre dello stile attraverso le uccisioni epiche dei Demoni premendo il tasto R3 quando storditi. E proprio le uccisioni epiche, che tanto hanno destato discussioni e dubbi sui forum si sono invece rivelate una new entry coniugata al gameplay in modo intelligente e non fine a se stessa per ottenere esclusivamente i frame d’invulnerabilità.

Stordire i nemici e mettere in pratica l’uccisione epica diventa quasi una necessità visto che permette di riottenere punti vita, punti scudo e persino munizioni per non incorrere in una morte quasi scontata. Riflessi pronti e velocità d’azione sono essenziali e basta già il secondo livello di difficoltà (il classico Normal per intenderci) a rendere gli scontri incredibilmente ardui e lunghi.

Fortunatamente oltre alle armi vengono in nostro soccorso anche i classici power up temporanei tanto old school e a noi tanto cari. Ognuno di essi viene inserito all’interno di una zona ben definita delle arene che compongono i livelli, e nella maggior parte dei casi agevolano tantissimo la lotta con i Demoni. C’è ne sono diversi tipi, alcuni aumentano la velocità dei movimenti, altri potenziano le armi e uno in particolare permette di attivare la modalità Berserk e diventare di conseguenza invincibile. Oltre alle armi poi anche l’armatura Preator indossata dal DoomMarine potrà essere potenziata con degli appositi token sparsi in giro per i vari livelli, e in questo caso ci sentiamo davvero in dovere di premiare id Software per essere riuscita a costruire uno shooter tanto adrenalinico quanto comunque variegato e con un level design proprio degno di un DOOM, con cunicoli, scorciatoie o luoghi segreti dove si trovano collezionabili o easter egg di vario genere.

L’esplorazione non è mai fine a se stessa e viene sempre premiata, ma a rendere questa campagna single player molto varia e non un semplice massacro di mostri ci pensano proprio le sequenze esplorative condite da brevi fasi platform dove tutta la parte “Arena” del titolo emerge preponderante e ci vede destreggiare fra le piattaforme a colpi di arrampicate, salti e doppi salti. Per rendere la progressione molto più stuzzicante sono state implementate anche delle mini-sfide secondarie segrete sparse per i livelli, ognuna delle quali permette di ottenere una Runa da equipaggiare sull’armatura, capace di conferire delle skill passive particolarmente utili, e che si riveleranno forse fondamentali (prenderle tutte non sarà facile) soprattutto nelle battute finali della campagna, caratterizzata da diversi scontri con alcuni Boss dalla portata decisamente epica, ma anche tanto impegnativa.

Quella di DOOM in sostanza è una campagna che presenta un mix di sangue, brutalità, adrenalina e una pomposa soundrack rock/metal. Per i cultori della “lore” è presente anche un corposo dossier ricco d’informazioni sulle armi, mostri, ambientazioni e personaggi, il quale andrà aggiornato raccogliendo i documenti ben nascosti nelle mappe della campagna.

Benvenuti all’Inferno soldati

DOOM però non è solo un gioco single player, ma propone anche una spettacolare modalità multiplayer competitiva che fa anch’essa uso del medesimo gameplay frenetico presente nella campagna. Qui le mappe sono circostanziate, proprio come se fossero delle grosse arene dove l’obbligo morale per evitare di beccarsi un proiettile in testa è correre, correre come non ci fosse un domani saltando da una piattaforma all’altra. Coloro che prediligono uno stile più calmo dovranno forzatamente rivedere tutte le loro tattiche di combattimento, qui bisogna avere un confronto diretto con gli avversari e tentare avventate azioni estreme per portarvi a casa la loro testa. Per rendere l’esperienza altrettanto “sfrenata” id Software ha sparso per l’intera mappa una serie di power up specifici per avere un deciso vantaggio temporaneo sugli avversari, fra le quali spicca l’inedita capacità di assumere una delle cinque forme demoniache.

Ovviamente come abbiamo visto anche in Star Wars: Battlefront la trasformazione in demone se utilizzata da una persona davvero esperta può fare la differenza, altrimenti può diventare una vera arma a doppio taglio per la squadra poiché nella maggior parte dei casi diventa l’obbiettivo principale del fuoco avversario. Come se non bastasse l’uccisione del Demone lascerà una runa sul terreno che permetterà a chiunque di assorbirne i poteri per tramutarsi. Purtroppo però nell’ottica del bilanciamento c’è ancora da lavorare, alcune armi risultano particolarmente inutili al momento e lo stesso dicasi anche per le granate teletrasporto per muoversi rapidamente per la mappa. La stessa forma demoniaca ha degli alti e bassi, alcune trasformazioni sono meglio di altre, e non ci sorprende che sia il potentissimo Revenant quello più utilizzato di tutti al momento.

Ogni scontro che sia una vittoria o una sconfitta garantisce l’accesso a nuovi oggetti, pezzi di armature e i cosiddetti “Hack”: dei perks aggiuntivi capaci di offrire un supporto temporaneo come l’intercettazione dei nemici sulla mappa, bonus per le kill o un bonus di danni alle armi. Purtroppo per questioni di tempo non abbiamo esplorato tutte le varie modalità messe a disposizione del multiplayer, ma il classico Deathmatch a squadre è stato abbastanza per saggiare più o meno tutte le caratteristiche di questa componente competitiva del titolo id Software, ancora lungi dall’essere perfetta sotto ogni punta di vista. E’ certo che per ragioni di bilanciamento i giocatori PC di Quake o Unreal Tournament storceranno il naso, ma c’è da considerare che la softeca di Playstation 4 e Xbox One non gode di titoli altrettanto competitivi come DOOM attualmente.

SnapMap

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E arriviamo infine alla grande introduzione di questo nuovo DOOM, la modalità SnapMap per editare le mappe del gioco. Nelle intenzioni di id Software questa grandiosa aggiunta sul lungo andare dovrebbe permettere alla community di mantenere in vita il titolo per moltissimo tempo, ed è pensata anche per coloro che non amano gettarsi nella mischia del multiplayer. Attraverso una serie di tutorial ben congegnati  dove ci vengono spiegati passo per passo i vari aspetti della costruzione dei livelli, l’utente apprenderà tutte le chicche per costruire una propria serie di sfide personali, e che potrà eventualmente decidere di pubblicare anche sui server per metterli a completa disposizione degli altri giocatori. La creazione di ogni mappa concede ampie libertà di scelta, come il posizionamento dei nemici e relativi oggetti, il numero dei giocatori che possono partecipare alla sessione e la struttura vera e propria della sfida, composta da un punto di partenza e una fine. Per esempio sarà possibile creare delle Orde prettamente cooperative fra due o più giocatori, dei Deathmatch fra due squadre ma con la presenza di nemici nel mezzo e altro ancora. Certo, l’intuitività non è proprio di casa, ma sinceramente è impossibile non restare sbalorditi di fronte alle smodate variabili presentate dalla modalità SnapMap.

Un comparto tecnico eccellente

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Dal punto di vista tecnico DOOM è un titolo assolutamente  bello da vedere anche su Playstation 4 e Xbox One. Non sappiamo come se la cava su PC, ma la nuova versione dell’id Tech 6 Engine sviluppata proprio in occasione di questo reboot di DOOM offre su un piano visivo scorci incredibili, con una grande quantità di particellari su schermo che non intaccano minimamente la fluidità del titolo, ben saldo a 60 fotogrammi al secondo anche nelle situazioni più concitate. Nelle opzioni poi sono stati aggiunti alcuni setting grafici come la distanza visiva, molto utile in sparatutto come questi, e la possibilità di calibrare l’effetto motion blur. Sul piano artistico il titolo presenta una paletta di colori tendente al giallo, con diverse sfumature chiare e scure a seconda della mappa. La cura riposta nella realizzazione dei demoni è notevole, come tale è stata anche la costruzione dell’Inferno, molto “platforming” nella struttura e con le giuste tinte macabre. L’intelligenza artificiale si è rivelata discreta, i nemici si muovono spesso e in casi particolari si rivelano molto aggressivi e fastidiosi. Chiude un comparto sonoro di grande qualità, dove c’è il palese tentativo di omaggiare gli shooter arcade del passato, con una musica metal e rock che dona una scarica di adrenalina assurda nelle mani del giocatore.

Commento finale

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Dopo sei anni di silenzio id Software porta alla ribalta il franchise di DOOM con un reboot che non teme la concorrenza spietata degli sparatutto moderni, e che poggia tutta la sua formula del successo su una campagna single player e un multiplayer incredibilmente divertenti e brutali, dove l’abilità del giocatore torna a essere l’elemento portante della produzione. DOOM è la perfetta dimostrazione che certi franchise del passato se riadattati al punto giusto possono ancora offrire tanto ludicamente parlando. Un plauso senza dubbio va al coraggio e alla bravura di una software house che ha saputo mantenere intatti gli elementi “old style” durante la fase di contestualizzazione, senza sottomettersi troppo alle esigenze del mercato attuale. DOOM è un concentrato di adrenalina e cattiveria, e sinceramente ci piace così.

VOTO: 9.0

🙂

-Campagna single player appagante e brutale-

-Buona direzione artistica e ottima colonna sonora-

-Level design in pieno stile DOOM-

-Anche se non di facile comprensione la SnapMap funziona molto bene-

-Multiplayer veloce e divertente…

🙁

…ma qualcosa andrebbe bilanciato-

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