Torment: Tides of Numenera – Recensione

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Torment: Tides of Numenera. L’erede spirituale di Torment è finalmente tra noi. Ecco la nostra recensione!

  • Nome completo Torment: Tides of Numenera
  • Piattaforme Playstation 4, Xbox One, PC
  • Producer – Techland
  • Developer – inXile Entertainment
  • Distribuzione – Digitale/Disco
  • Data di uscita – 28 Febbraio 2017
  • Versione testata – Xbox One

Dopo l’ottimo Wasteland 2, anch’esso finanziato con successo via Kickstarter, inXile Entertainment ci delizia con un nuovo progetto degno di menzione che tanto ha fatto chiacchierare il popolo del web per la recente polemica legata alla localizzazione italiana, da prima promessa e poi eliminata.

Lanciata nel 2013 e finanziato in sole sei ore, la campagna Kickstarter di Torment: Tides of Numenera venne considerata una dei più grandi successi nel mondo del crowfounding degli ultimi anni. Un progetto assolutamente ambizioso fortemente voluto da Chris Avellone e Colin McComb, due dei principali designer dell’originale Planescape: Torment, di cui Numenera vuole esserne una sorta di sequel spirituale.

Torment: Tides of Numenera (che dopo abbrevieremo in Torment) rappresenta a tutti gli effetti il lascito del mai dimenticato Planescape, ancora oggi considerato uno dei CRPG più riusciti nella storia dei videogiochi per la scrittura, le meccaniche e soprattutto la caratterizzazione del suo affascinante mondo fantasy, basato sull’universo di Dungeon & Dragons. In un settore dove il GDR classico sta letteralmente risorgendo a nuova vita grazie a titoli fortemente ispirati come Pillars of Eternity, il già citato Wasteland 2, o ancora Divinity, Torment invece vuole essere un drastico ritorno al passato focalizzandosi prima di tutto sulla narrazione, proponendo una storia fatta di grandi personaggi, tradimenti e tanti elementi che attingono dalla filosofia o da temi come la reincarnazione e le divinità ultraterrene.

Dopo diverse ore di gioco passate ad esplorare l’elaborato mondo messo in piedi dagli inXile Entertainment, è tempo di proporvi la nostra recensione di Torment: Tides of Numenera.

Last Castoff

Diversamente da Planescape, basato sulle meccaniche e il mondo di Dungeon & Dragons, Torment invece riprende l’universo di Numenera creato da Monte Cook.

Numenera attinge dal genere scifi e quello del fantasy più classico di stampo medioevale, proponendo una commistione di elementi molto distanti ma piacevolmente adatti al contesto in cui vengono collocati. Il nostro protagonista senza nome è noto come Last Castoff, uno dei “recipienti” umani utilizzati dal “Chancing God”, un essere che ha trasceso la mortalità rinascendo all’interno di corpi sempre freschi, i quali una volta abbandonati da quest’ultimo si risvegliano completamente vuoti, privati di ogni personalità e ricordo.

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Una misteriosa creatura nota come The Sorrow è alla costante ricerca dei Last Castoff che il Chancing God si lascia alle spalle per ucciderli. Nel suo viaggio nei Nove Mondi di Numenera, il protagonista andrà alla ricerca dei suoi ricordi incontrando sul suo cammino tante personalità che potranno rivelarsi insidiosi nemici o grandi compagni.

Un viaggio spirituale nell’animo umano

Torment è un CRPG classico con la tipica e amata visuale isometrica, tuttavia basteranno le prime quattro/cinque ore del prologo per capire che in realtà il titolo degli inXile vuole raccontare una grande storia mettendo in disparte tutta la parte più “videogiocosa” legata al sistema di combattimento e allo sviluppo dei membri del proprio party. Tutto il focus di Torment sta nelle numerosissime righe di testo che popoleranno le nostre schermate di dialogo a risposte multiple. Ogni NPC che incontreremo fin dai primi minuti di gioco permetterà di instaurare dei lunghi dialoghi dove potremmo letteralmente balzare da un discorso all’altro per apprendere conoscenze sul mondo di Numerera, le razze che lo popolano e le loro culture.

Ciò garantisce approcci variegati per la costruzione della personalità del proprio avatar virtuale, che potrà essere amato, odiato e rispettato tramite pochi scambi di battute. Nel mezzo di ciò vi si trova un sistema di combattimento a turni messo li sullo sfondo e chiamato “Crisis”, il quale comunque ostenterà la battaglia fino alla fine per spronare il giocatore a chiudere la questione senza ricorrere alle maniere forti. Se avete letto fin qui vi starete sicuramente ponendo una domanda, “ma quindi posso finire il gioco anche senza mai combattere?“. Si, fatta eccezione per il prologo, in Torment quasi il 90% dei combattimenti possono tranquillamente essere raggirati ricorrendo alla diplomazia.

Ciò che purtroppo rende molto poca ruolistica l’esperienza del videogiocatore sta nella poca personalizzazione dei membri del party, la cui progressione viene per forza di cose soppiantata dall’incedere di una preponderante narrazione. Ogni azione, dialoghi inclusi, a volte potrebbero inoltre richiedere di spendere una serie di punti talento che aumenteranno le nostre percentuali di successo, come per esempio l’analisi di un certo oggetto o l’intimidazione di un NPC.

Questo costringe quindi il giocatore a centellinare i propri punti e spenderli adeguatamente, i quali si ricaricheranno solo riposando presso le locande. E’ una meccanica a nostro modo leggermente tediosa che, dal nostro punto di vista mina quella che dovrebbe essere in fin dei conti la libertà comunicativa con gli NPC. Ritrovarvi magari nel bel mezzo di due o più quest senza più punti genera non poca frustrazione.

Come avrete capito quindi, Torment non bilancia esattamente le sue meccaniche lasciando agio solamente a quelle che più gli fanno comodo dimenticandosi del resto. Una scelta adottata con degli intenti ben specifici, evidenziabili proprio dalla grande cura risposta nella sceneggiatura e la caratterizzazione coerente fino alla fine dell’affascinante universo di Numenera.

Un mondo vivo e coerente

Dal punto di vista tecnico la versione Xbox One da noi provata ci ha permesso di evidenziare diversi problemi che riguardano principalmente l’instabilità del framerate e una presenza piuttosto alta di crash improvvisi. Siamo lungi dall’avere un codice pulito, la presenza di molteplici bug grafici, e il già citato framerate lasciando purtroppo ben trasparire la natura di un porting forse lavorato con troppa fretta. Non sappiamo come Torment si comporti su PS4, ma abbiamo già ravvisato diverse lamentale simili alle nostre su alcuni forum.

L’Unity Engine non è sicuramente un motore grafico che fa urlare al miracolo, ma la qualità di questo porting è forse un po’ troppo sospetta per i nostri gusti. Un peccato perché l’engine dalla sua è stato sfruttato al meglio delle sue facoltà dagli sviluppatori, i quali hanno comunque cercato di puntare molto sulla direzione artistica che ibrida questi scenari dal sapore fantasy con altri invece tipicamente appartenenti al mondo della fantascienza.

Dulcis in fundo troviamo una colonna sonora davvero eccezionale, anch’essa coerente con la natura del mondo a cui fa da background, composta da un veterano d’eccezione come Mark Morgan, a cui si devono per l’appunto i brani di cult storici come Fallout 1 e 2, e poi proprio Planescape. Un ritorno di fiamma insomma.

Commento finale

Torment: Tides of Numenera vuole fare il verso ai classici del genere, riuscendoci anche, ma sacrifica alcuni elementi distintivi dei giochi di ruolo legati alla progressione dei personaggi e il sistema di combattimento, messo fin troppo ai margini dell’esperienza complessiva.

Il punto forte di Torment sta esclusivamente nel suo mondo, affascinante e sempre coerente con le azioni del giocatore come pochi altri in questo genere erano riusciti a fare da molti anni a questa parte. Da questo punto di vista il titolo centra il suo bersaglio, ma alcune scelte andranno inevitabilmente a restringere la fetta degli interessanti.

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