Samurai, antichi spiriti e potenti demoni nell’ultimo lavoro di Team Ninja. Ecco la nostra recensione di Nioh!

  • Nome completo Nioh
  • Piattaforme Playstation 4
  • Producer – Koei Tecmo
  • Developer – Team Ninja
  • Distribuzione – Digitale/Disco
  • Data di uscita – 9 Febbraio 2017

Il 2016 e questo neonato 2017 sono anni in cui molti brand stanno rinascendo, alcuni si stanno consacrando, e altri invece tornano letteralmente in vita dopo essere spariti nel nulla per anni. Dopo il discusso Final Fantasy XV e il graditissimo The Last Guardian, tocca ora recensire un nuovo pezzo da novanta, Nioh.

Annunciato originariamente nel 2004 da Koei per PS3 (all’epoca non ancora Koei Tecmo), Ni-Oh (letteralmente “il Re Benevolo”) nasceva come progetto cross-media basato sulla sceneggiatura del primo di una serie di film che poi non hanno mai visto la luce. Il primo di questi film, “Oni”, vantava uno script ad opera di Akira Kurosawa, mentre alla regia ci sarebbe stato suo figlio Hisao.

Proprio come Final Fantasy Versus XIII (divenuto poi Final Fantasy XV) anche Ni-Oh dovette confrontarsi con dei lunghi tempi di sviluppo, fino all’inevitabile sospensione. Nel 2009 il progetto è stato poi riesumato ed affidato alle mani di Team Ninja, ma a quei tempi lo studio era impegnata ancora con la saga di Ninja Gaiden.

E poi… nel 2015, durante la conferenza di SCEJA, il vecchio Ni-Oh risorse dalle sue ceneri con un nuovo logo-titolo, presentandosi però in una forma che nessuno avrebbe mai immaginato. Nioh era diventato un action RPG dai tratti simili alla serie Dark Soul di From Software. Quello che a primo impatto poteva sembrare un becero rip-off in salsa orientale della serie Souls, nascondeva in realtà qualcosa di molto più profondo dietro, un qualcosa inevitabilmente noto soprattutto ai fan dei lavori di Team Ninja, lo spirito del perfezionismo di Ninja Gaiden.

A tre anni dal suo revival eccoci finalmente pronti a recensire la nuova e ambiziosa opera di Team Ninja. Ecco la nostra recensione di Nioh!

Viaggio in oriente

Come accennato nella nostra prolissa introduzione, Nioh è un action RPG a tutti gli effetti ambientato in una versione decisamente fantasy del Giappone Feudale di inizio ‘600. Come le altre produzioni Koei Tecmo anche Nioh ama sperimentare con la cultura orientale mettendo in gioco mostri, samurai, spiriti e potenti arti magiche fuori dal comune. Tutto sommato normale, e anche prevedibile, ma è la presenza di Team Ninja a stravolgere tutte le carte in gioco. Team Ninja sappiamo bene che non ha mai brillato per le sue sceneggiature, sempre in secondo piano per mettere in risalto invece il gameplay e il combat system dei propri giochi.

Nioh non fa eccezione, e attraverso le gesta del suo burbero protagonista dai capelli oro chiamato William ci offre un viaggio di sola andata in oriente, sulle isole di Zipangu (o Cipangu), un luogo abitato da spiriti benevoli e potenti demoni chiamati Yokai. Se gli approfondimenti storici non sono il vostro forte, Zipangu altri non è che il Giappone, il cui nome gli venne affibbiato da Marco Polo in persona durante uno dei suoi viaggi, a sua volta derivato dalla terminologia cinese. Nioh rappresenta la summa di tutta la cultura orientale e delle sue leggendarie divinità protettrici, e Team Ninja si dimostra subito ben decisa a scavare nella mitologia del proprio paese, puntando molto sulla caratterizzazione espressamente artistica, ma meno su quella narrativa.

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Proprio a causa di ciò eviteremo di concentrarsi sulla parte narrativa della produzione per focalizzarci sulla vera essenza di Nioh, fonte di aperte discussioni e guerre sui social web. Non lo nascondiamo, Nioh deve molto alla serie Souls di From Software, ne riprende i tratti “somatici” come le barre HP e Stamina (qui chiamata Ki) e copia spudoratamente anche il sistema di progressione del personaggio con le anime a fare da esperienza (qui chiamate Amrita). Nioh è un gioco a strati, il primo mostra evidenti scopiazzature, ma se si gratta via si scoprono tutte le peculiarità del titolo, molto distanti in realtà da quello che può essere normalmente un Dark Soul. E questo non è necessariamente un male, ma la dimostrazione che con la creatura di From Software si può effettivamente ancora sperimentare, o in questo caso tentare di ibridare più generi fra loro.

Soul Gaiden

Innanzitutto diversamente dai Souls per Nioh il Team Ninja non ha creato una singola gigantesca mappa fatta di scorciatoie e passaggi segreti, ma si è preferito optare per una struttura di gioco a missioni, ognuna situata in diversi scenari slegati tra loro, con un level design spesso più lineare ma che vuole comunque strizzare l’occhio alle produzioni di From inserendo di tanto in tanto delle strade alternative per abbreviare l’esplorazione, poiché anche qui il backtracking sarà onnipresente a causa della difficoltà estremamente alta dei combattimenti.

Già, perché anche Nioh vuole premere sull’acceleratore della difficoltà, proponendo un livello di sfida elevato ma dall’approccio differente rispetto ai Soul. Dispiace dove citare in continuazione la serie in questione, ma per la nostra analisi sarà vitale per distingue effettivamente i due prodotti. In Nioh difficoltà e combat system viaggiano sul medesimo binario, e in un certo senso si stringono la mano e sbeffeggiano ad ogni morte del giocatore, cercando allo stesso tempo di spronarlo a migliorarsi e capire soprattutto in cosa sta sbagliando.

Il combat system non è infatti passivo come un Soul, ma qualcosa di articolato e profondo incentrato sulla scherma giapponese e la gestione dei singoli fendenti verso i nemici. Attraverso le varie tipologie di armi quali: katana, doppie katane, lance e via dicendo, il gioco propone un complesso sistema di combattimento basato sulle armi bianche dove il giocatore è spinto a studiare per filo e per segno i pattern dei nemici e capire quale delle tre impugnature impiegare. Le tre impugnature Alta, Medio e Bassa offrono pattern d’attacco differenti che possono compensare la velocità, la difesa o l’attacco. Le combo possono poi essere a loro volta riviste sbloccando frame di attacco diversi spendendo i punti abilità nelle varie classi, tutte liberamente a disposizione del giocatore fin dall’inizio. Ogni fendente, o anche solo lo sprint consumerà la barra Ki della stamina, obbligando quindi il giocatore a gestire con attenzione gli scontri con i nemici, di cui fortunatamente è possibile anche prendere visione della loro stamina per cogliere la finestra d’azione giusta, meglio chiamata “Ritmo Ki”. Quando si effettuerà un fendente William sarà circondata da piccole sfere di luci che premendo al momento giusto il tasto R1 permetterà di recuperare parte del Ki consumato per l’attacco. Oltre ai nemici comuni ci sono poi gli Yokai, i quali si differenziano dagli umani per la loro ferocia e dimensione, ma in particolar modo per l’abilità “Regno Yokai”, capace di bloccare o rallentare la ricarica Ki di William. E’ sarà proprio in questo frangente che l’abilità “Ritmo Ki” tornerà utile per purificare queste pozze magiche dei demoni, capace di azzerare la loro stamina e renderli più deboli. Una meccanica utile tanto con i piccoli nemici quanto con i potenti boss del gioco.

Nioh richiede quindi molta precisione e tempismo con il pad, ed è proprio in questo che si evince tutta l’esperienza accumulata negli anni da Team Ninja con la serie di Ninja Gaiden, di cui il titolo in esame ne condivide inevitabilmente alcuni tratti distintivi. L’ennesima testimonianza che anche senza il buon Tomonobu Itagaki il team ha colto quanto di buono è stato seminato negli anni scorsi.

Affianco al combat system seguono poi anche le tecniche magiche e il ninjutsu, due classi “distinte” che richiederanno punti di abilità specifici e separati da quelli delle armi bianche. Questi “consumabili” possono essere creati presso i Santuari sparsi per gli scenari, e dove sarà possibile anche spendere i punti Amrita accumulati per salire di livello oppure cambiare il proprio Spirito Guardiano. Quest’ultimo apre infine alla terza parentesi legata sempre al sistema di combattimento, che consiste in una mossa speciale capace di aumentare i danni e rendere invincibili per un periodo di tempo limitato. Ogni Spirito Guardiano conferisce inoltre dei poteri passivi a William che potenziano le statistiche base oppure aumentano la resistenza agli elementi o ancora la percentuale di drop degli oggetti. Questi bonus “spiritici” si attiveranno però solo nel momento in cui si rientrerà nelle statistiche base richieste.

La personalizzazione in Nioh raggiunge livelli davvero estremi, ma purtroppo non abbiamo proprio digerito la gestione del loot in stile Diablo, capace in poche ore di proporre decine di armi e armature identiche che andranno attentamente scartate o smontate presso il fabbro. Si tratta indubbiamente di una meccanica legata a doppio filo con le opportunità proposte dal gioco, ma una maggior cura riposta nel drop non ci sarebbe dispiaciuta, come anche la gestione iper macchinosa del fabbro, resa ancora più traumatica da una localizzazione italiana lacunosa.

Il mondo di Nioh e i suoi problemi

Come dicevamo poco sopra, il gioco presenta un ramificato sistema di missioni suddivise per Primarie, Secondarie e infine quelle Crepuscolo. Le prime rappresentano l’avanzamento della storia, le secondarie rimodellano le mappe affrontate nelle quest principali proponendo obiettivi differenti, mentre la terza tipologia ripropone le missioni affrontate in precedenza con un livello di difficoltà ancora più alto e un bottino più succulento.

Se poi volete condividere la vostra esperienza con un amico è presente anche un multiplayer analogo a quello della serie Souls, ma per certi versi riteniamo meno limitante. In questo caso l’oggetto per evocare un proprio amico richiede un consumabile particolare ottenibile nel corso delle missioni, e bisognerà attendere la sua risposta o viceversa. Segue poi una modalità co-op chiamata Portale Torii, nella quale più giocatori potranno cimentarsi in una divertente modalità Orda contro gli Yokai. Se ve lo state chiedendo il loot di fine missione è separato per ogni giocatore, e non unificato.

L’ultima componente online è infine la modalità Clan, una sorta di guerra asincrona dove il giocatore è chiamato ad affiliarsi ad una delle fazioni del gioco, la quale lo ricompenserà con del loot raro in cambio dei Punti Valore ottenuti affrontando gli Spiriti dei giocatori morti, identificati sempre da una spada incastonata nel terreno in una pozza di sangue.

Comparto tecnico

Dal punto di vista tecnico Nioh non è proprio un capolavoro, ma viene graziato da una splendida e ricercata direzione artistica. Le texture in più di qualche occasione appaiono scialbe, i modelli dei personaggi sono gradevoli ma non impressionano, e sembrano in alcune occasioni persino riciclati da altri titoli di Koei Tecmo, ma forse la colpa è anche dell’engine grafico.

Ottima e coinvolgente invece la colonna sonora, che presenta cori epici tipicamente orientali capaci di conferire degna anima alla produzione di Team Ninja, specialmente durante le spettacolari boss fight. Discutibile invece la localizzazione italiana che con il già citato il già citato fabbro,presenta alcuni errori di traduzione capaci di rendere inizialmente la fruizione dei vari menù molto tediosa. Come se non bastasse la divisione in stage delle aree di gioco comporta notevoli caricamenti.

Non avendo giocato Nioh su Playstation 4 Pro abbiamo comunque potuto verificare le due modalità grafiche messe a disposizione, Cinema e Azione. In quella Azione possiamo constatare come il gioco sia sicuramente più godibile a 60 fotogrammi (con qualche scatto ogni tanto) al secondo a patto di sacrificare il dettaglio visivo. Se poi volete godervi una maggior qualità grafica è possibile bloccare il framerate a 30 attivando Cinema, ma così facendo a pagarne le spese sarà la fruizione del gameplay. La scelta spetta a voi.

Vi lasciamo al commento finale…

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Commento finale

Dal punto di vista strettamente ludico Nioh è un grande gioco d’azione, spettacolare e punitivo al punto giusto per spronare i videogiocatori a migliorarsi imparando dai propri errori. Il risultato nel suo complesso è un prodotto appagante, stilisticamente riuscito a dovere ma con qualche imperfezione dovuta alla poca esperienza di Team Ninja con titoli di questo calibro. La sensazione è stata quella di vedere un team leggermente impacciato in alcuni aspetti, mentre in altri è una vera e propria esplosione di talento nella quale si evince tutta la voglia del team di mettere in mostra l’esperienza accumulata negli anni con la serie di Ninja Gaiden. Ci sentiamo in dovere morale di promuovere il loro lavoro, nella speranza che questo possa essere un nuovo punto di riferimento per gli action RPG del futuro.

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