Gods Will Fall – Recensione

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Divinità e genere umano in eterno conflitto: ecco la nostra recensione di Gods Will Fall

  • Nome completo – Gods Will Fall
  • Piattaforme Nintendo Switch, PlayStation 4, Google Stadia, Microsoft Windows, Xbox Series X/S, Xbox One
  • Developer  Clever Beans, Clever Beans Limited
  • Publisher – Deep Silver, Koch Media
  • Distribuzione Fisica, digitale
  • Data di uscita – 3 Dicembre 2020
  • Genere – Avventura/RPG Action
  • Versione testata – Playstation 4

Gods Will Fall è un action in terza persona con visuale dall’alto prodotto da Clever Beans, un team di sviluppo situato a Manchester. Si tratta di un dark fantasy che prova a reinventare un genere, quello dei roguelike, con delle meccaniche nuove che strizzano l’occhio ad un RPG più classico. Dei roguelike manca infatti l’elemento più importante, ovvero la generazione procedurale dei livelli, un difetto – assieme a tanti altri – che rendono il prodotto audace ma non abbastanza da risultare un must have nella libreria di ogni videogiocatore che si rispetti.

 

L’umanità in decadenza

L’umanità è resa schiava da dieci potenti divinità, finché un giorno la prima decide di insorgere e di scatenare una guerra di ribellione: viene inviata una flotta gigantesca contro l’isola degli dei, ma quest’ultimi, consci del pericolo, fanno naufragare tutte le navi. Sopravvivono solo otto guerrieri, che da questo momento in poi avranno sulle spalle il destino e la sopravvivenza di ciò che resta degli esseri umani. L’espediente narrativo non brilla certo di originalità, ma ciò che risulta inaccettabile secondo il nostro punto di vista è la spiegazione della lore che viene fornita solo una volta concluso il titolo. Non di certo una scelta ideale, sicuramente povera di contenuti soprattutto considerando che i veri antagonisti, le divinità, sono privi di una vera e propria caratterizzazione. Il giocatore più attento ed esigente (quello abituato ai soulslike) non proverà alcuna soddisfazione nei brevi frammenti di testo rivenuti nei dungeon, nient’altro che delle pergamene brevi con dettagli sicuramente trascurabili.

I personaggi hanno uno stile del tutto casuale e con aspetti estetici molto generici, e ciascuno di essi — su una scia narrativa sommersa e del tutto trascurabile — avrà un collegamento preciso con tutte le divinità. Si tratta più che altro di antefatti, vicende comunque precedenti all’approdo sull’isola che non arricchiscono di molto il godimento narrativo complessivo del titolo ma che serviranno da espediente per delle mere meccaniche di gameplay.

La tirannica oppressione delle divinità, tolto il breve filmato iniziale, non si fa mai davvero protagonista del titolo: arrivati ad un certo punto l’intera trama sembrerà fare da sfondo al titolo, e la possibilità di realizzare un messaggio basato sull’oppressione e sulla libertà agognata a causa della tirannia verrà accantonato.

 

La stella che non riesce a brillare

Il gameplay ha una struttura molto semplice. Una volta entrati nei dungeon si avrà la possibilità di esplorarli fino in fondo, sebbene non risulteranno in ambienti troppo complessi né in mappe esageratamente estese. I boss sono connessi direttamente al loro habitat naturale, di conseguenza per indebolirli sarà necessario prima sbarazzarsi dei vari mob che non presenteranno un livello di sfida chissà quanto alto. Sarà possibile ignorarli e questo aumenterà di molto il livello della boss fight finale, ovviamente contro una delle dieci divinità. Una trovata sicuramente brillante, ma purtroppo per il resto il titolo lascia molto a desiderare. Una gestione non troppo ottimale dei salti e delle collisioni vi farà ritrovare in game over subito, magari dopo esser scivolati da un burrone: questo, unitamente alla pessima telecamera, renderà difficile l’avanzare indisturbati per i vari livelli, pur conoscendo magari a memoria la disposizione dei nemici.

È comunque possibile attuare manovre strategiche niente male, come per esempio quella di mandare personaggi più deboli in avanscoperta per memorizzare la posizione dei mob o il percorso ideale per giungere alla boss fight. Ciascuno di questi avrà a disposizione un tipo di armatura e un’arma di tipologia completamente differente, dunque l’approccio al combattimento sarà sicuramente variegato: in ogni caso si tratterà di un tentativo pallido e sicuramente insufficiente di riscattare le sorti del titolo.

I difetti cominciano ad essere ravvisati nel gameplay. Il combattimento si sviluppa con una semplicità disarmante. Sarà possibile alternare attacchi leggeri e pesanti e con il giusto tempismo sarà possibile anche deviare l’attacco avversario (in pieno stile parry alla Dark Souls). Effettivamente l’impostazione generale ricorda molto quella di un classico soulslike, con un’aggiunta originale che abbiamo apprezzato: per ogni attacco portato a segno contro un avversario, una barra di energia su schermo si caricherà per poi esplodere in un super attacco denominato “Sete di Sangue”, molto utile per trionfare sui nemici più coriacei.

Sarà possibile raccogliere le armi dei nemici sconfitti ed è qui che cominciano davvero i problemi: basterà entrare in possesso di un’arma a lunga gittata (per esempio una lancia) per diventare immortali. Spammare ripetutamente il tasto di attacco permetterà di interrompere le combo di pressoché qualsiasi avversario, difatti annullando drasticamente il livello di sfida complessivo.

Le hitbox non sono per niente intuitive, spesso capiterà di colpire o di essere colpiti senza toccare o essere toccati.

La varietà delle armi (mazze, spade, lance, martelli, archi) non basta ad arricchire un moveset pressoché inesistente, e la buona riuscita in un completamento del dungeon risulterà semplicemente con dei bonus permanenti a tutto il party, compreso quello di sbloccare armi di livello superiore. La già limitata IA nemica subisce uno smacco finale, poiché ben presto si diventerà delle macchine da guerra: gli intermezzi narrativi, d’altronde, forniranno preziosi consigli al giocatore su chi utilizzare o meno in un determinato dungeon, abbassando non solo il livello di sfida ma anche l’intuizione necessaria a superare indenne ogni pericolo.

Le ambientazioni non sono molto diversificate tra loro, spesso ricicli di mappe con diverse texture e con ambienti che spaziano dal desertico alla neve a panorami più grotteschi.ù

 

Una triste parentesi

La direzione tecnica e artistica è forse il problema più grave dell’intera produzione. Si può infatti soprassedere sulla mancanza di creatività o di originalità narrativa, ma non si può assolutamente pretendere di giocare un gioco nel 2021 sotto i 30 FPS. Il framerate non è neanche stabile, spesso calato a 20 frame in aree più grandi o con più nemici a schermo.  I problemi di stabilità sono inaccettabili, soprattutto se uniti al grave rischio di chinetosi in soggetti più delicati a causa delle brusche virate di telecamera, soprattutto nelle scene più concitate. La longevità del titolo si attesta sulle 5-6 ore e basterà un niente per trovarsi ai pochi ispirati titoli di coda che, almeno, forniranno elementi in più sull’inesistente lore di gioco. Il gioco è sprovvisto di una vera e propria colonna sonora, una mediocrità che mal si sposa ai requisiti dell’epoca moderna. Anche la modellazione e i design dei boss e dei personaggi lasciano, purtroppo, filtrare il basso livello complessivo di una produzione che aveva delle basi comunque buone ma che non ha saputo gestire al meglio le sue risorse. Purtroppo deludente e grossolano.

 

Commento finale

Gods Will Fall è un titolo che non va assolutamente acquistato a prezzo pieno e che probabilmente tra qualche tempo troveremo in uno di quei bundle venduti a basso prezzo assieme a giochi dello stesso livello. È un dato di fatto che il prodotto, pur avendo una buona base ed una buona idea di partenza, ha avuto diverse problematiche durante lo sviluppo che lo hanno reso ripetitivo, vuoto, approssimativo e sicuramente trascurabile in questo nuovo orizzonte videoludico che pretende (in modo ragionevole) standard sempre più alti.  

VOTO: 5

Pro

  • Buona l’idea di generare in modo casuale gli otto protagonisti
  • Un titolo leggero, poco longevo, dall’alta rigiocabilità
  • Buon titolo per chi cerca un passatempo senza troppe aspettative

Contro

  • Narrazione del tutto assente, lore poco curata
  • Direzione artistica trascurata e grossolana
  • Troppi difetti tecnici, con cali consistenti di framerate che renderanno esasperante giocare

 

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