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In questo numero: Natalia Green, Diane and the Shell, Maryposh, Alberto Arcangeli, Death Mantra for Lazarus, Three in One Gentleman Suit, New Adventures in Lo-Fi, The Casanovas, Es, Very Short Shorts.

Natalia Green – Pecado Teatral EP (Autoproduzione)

Sentire, tanto da giovani quanto da adulti, la propria terra scorrere nelle vene, in questo caso il Brasile. Tirare fuori le proprie sensazioni interiori imbracciando una chitarra acustica. Contornare quest’ultima non solo con le proprie fidate percussioni, ma anche con sottofondi insospettatamente gracchianti, armoniose corde ondeggianti, neanche fossero quelle del mare, e una batteria sommessa, quasi imbevuta d’acqua. Profumo d’estate, verrebbe da dire. Ma non solo. Il tutto considerando quello che sono personalità come Bruce Turri, Laura Masotto (rispettivamente batteria e violino delle promettenti Maschere di Clara) e il poliedrico Giovanni Ferrario (Micevice, Scisma, Morgan), Dal Brasile all’Italia il passo è breve per una come Natalia Green. E il primo contatto, questo EP composto da cinque tracce, rappresenta un tuffo non solo nella lingua portoghese, ma anche all’interno dell’anima dell’essere umano, la quale si lascia tranquillamente portare via, accompagnata dal cuore, sulle note di Mania e di Canto do mar. Un vero e proprio “peccato teatrale” a cui è impossibile resistere.

Gustavo Tagliaferri

Diane and the Shell – Barabolero (Doremilla Records)

Prendere il math-rock e contaminarlo con quelle che sembrano essere le cose più lontane. Ovvero elementi folk, musica popolare il tutto con attimi 8 bit. “Barabolero” è un folle esperimento pienamente riuscito. Stupisce e diverte nel suo essere a tratti ironico strampalato senza mai perdere di credibilità. Su una base ritmica ben strutturata piena di veloci e improvvise sterzate le chitarre richiamano le atmosfere più incredibili e così si passa per linee folkeggianti di Holiday in Bucaresti, per le atmosfere partenopee di Operazione S. Gennaro, per lo spaghetti western di S. Alfio Cowboys, fino a trovare attimi più elettronici in Strauss e la divertente Dance Floor in a Love Boat, senza mai abbandonare quel sapore un po’ da B-movie. Creativi e fuori dagli schemi di qualsiasi classificazione i Diane and the Shell sono una realtà davvero interessante che può solo crescere e svilupparsi.

Daniele Bertozzi

Maryposh – La luna insegue il sole (Autoproduzione)

Clara è ancora nei paraggi, accompagnata dalle sue Maschere. Ma stavolta non ha davanti a sé la compagnia di cantanti brasiliane, bensì quella di suoi connazionali, dei quali una avente in comune lo stesso sesso. E così, se prima si è vista in bilico tra rock, progressive e persino metal, per poi decidere di tuffarsi dentro quelle acque che l’hanno portata in una fresca spiaggia estiva, adesso il rock che scorre nelle sue vene si traduce in quella che è una chiave maggiormente gotica. La formula alla base di Maryposh. Sulle note che scaturiscono dai loro strumenti si muove, di domenica come in un altro giorno, un satellite che si fionda alla ricerca di una stella, all’interno del Sistema Solare, mentre si fanno sentire all’interno della Luna, per nulla “Conformista” nella sua “Purezza“, il rifiuto per qualunque “Guinzaglio“, lo scontro tra “Gelosia“, “Odio e ragione”, come se il Sole si fosse preso una cotta per qualche altro pianeta e non. Non mancano gli incontri inaspettati, da quello con un “Angelo nero” a quello con una “Libellula“. E, sotto di loro, “Il mare luccica“. Il risultato è un’avventura che conferma ancora una volta come Clara e le sue Maschere siano una delle rivelazioni del 2011. E la loro missione non finisce qui…

Gustavo Tagliaferri

Alberto Arcangeli – Pop Down the Rabbit Hole (Autoproduzione)

È nel 2002 che Alberto Arcangeli licenzia il suo primo album “Sette gocce di liquido lunare”, cantato in italiano. Successivamente, un paio d’anni fa, l’ambizioso ma umile (ricordo che, sotto etiche volte ad innalzare la musica e l’arte sopra ogni logica di guadagno, gli album sono in download gratuito) cantautore di Tavullia  sforna “Dreamsong”, pieno zeppo di audaci cover. Ma è solo ora, con l’autoprodotto “Pop Down the Rabbit Hole”, che Alberto raggiunge il suo apice artistico, quanto meno in termini d’ispirazione. Perché, quando ci si imbatte in un pezzo delicato ma spiazzante come Hard Games, ci si rende conto che qualcuno, in fondo, l’eredità straniera dei vari Badly Drown Boy ed Eels l’ha raccolta davvero. Ed è riuscito a farne uscire canzoni dallo spirito sixties, tra semplicità e gaiezza Beatles e retrogusto nostalgico – emotivo; in bilico perenne tra un frizzante psych-pop ed un folk spontaneo velato d’antichità, che però, in Italia, è sinonimo di novità e, immaginando un po’ di più, di cambiamento. Qualcuno se n’è accorto di Alberto Arcangeli (un suo brano, non qui presente, è stato scelto come soundtrack di uno spot di una famosa azienda di pneumatici); è ora che se ne accorga anche l’Italia. Ah, lasciate perdere ciò che ho scritto nell’introduzione: acquistatelo il suo ultimo cd, che merita davvero.

Davide Ingrosso

Death Mantra for Lazarus – Mu (Grammofono alla Nitro)

Una scena di un film girata da diverse angolazioni. C’è il primo piano delle stelle che luccicano sopra un cielo permeato di chiarori scuri, non necessariamente con aggiunta di nuvole. C’è una zona apparentemente morta ma in realtà il luogo adatto per sentire risuonare, da lontano, prima un richiamo che, da lontano, si apre un varco all’interno di tutto l’ambiente, poi un oscuro carillon, di solito destinato ad essere la porta del sonno dei bambini. E ci sono anche i fuochi d’artificio, molto prossimi a fare un vero e proprio botto, mentre, più giù, una folla di persone è intenta a compiere quella che è la sua corsa per il ritrovamento di una vera e propria felicità. Ciliegina sulla torta il ricordo di Maria Callas, soffiato nel bel mezzo della strada dal vento, tra un suono di chitarra e l’altro, mentre qualcuno, da una panchina, si chiami pure Umberto Palazzo, osserva con stupore. “Mu“, disco d’esordio degli abruzzesi Death Mantra for Lazarus, è questo ed altro. Sei canzoni, delle quali una sola parlata, che dimostrano come, senza pretendere di essere il massimo dell’originalità, quando si parla di atmosfere c’è sempre la voglia di saperle creare, in un carosello di note che si muove da un emisfero all’altro. E il tutto promette più che bene.

Gustavo Tagliaferri

Three in One Gentleman Suit – Pure (Upapa Produzioni)

Sono rimasto colpito e ancora adesso sono lì per terra senza la forza di alzarmi. Una raffica di nove colpi di post-rock “incazzatissimo”! Non c’è tempo per perdersi nei viaggi strumentali tipici del genere, non c’è tempo per le aperture sconfinate. Qui ci sono i synth potenti, le voci graffianti, che ti sputano addosso tutta la vena furiosa di un’urgenza claustrofobica da sfogarsi senza freni, c’è una sezione ritmica ricca e potente, chitarre che sanno sempre adattarsi tra l’insistente e la melodia, e anche quando si tira il freno non lo si fa completamente. “Pure” è un disco che al primo ascolto ti lascia interdetto, per diventare via via sempre più magnetico. L’inizio è pura adrenalina con You don’t know Foreplay in apertura e non c’è respiro fino almeno fino a Upcoming Potes. Arrivate al minuto 2.40 e una chitarra dipingerà quello che c’è da vedere! Nel finale ci sono richiami math-rock e ascoltando Mountains vs Plain mi vengono persino in mente i Nine Inch Nails. Un disco maturo e completo, dal sapore internazionale, scritto, suonato e prodotto davvero bene e, come se non bastasse, in free download! Per una volta non staremo a parlare solo di post…

Daniele Bertozzi

New Adventures in Lo-Fi – Sleeveless Days of June (Autoproduzione)

Viene da Torino Enrico Viarengo ed il suo progetto dall’ispirato titolo, New Adventures In Lo-Fi, ha tutte le sembianze di un lavoro fatto con spontaneità, brillante e candido com’è nel prendere la lezione dell’alt-folk più viscerale e mischiarla con un’espressività tardo adolescenziale dai contorni vagamente emo. È, forse, proprio per questo che suona tutto così naturale e candido, nonostante siano solo cinque i pezzi a disposizione, contenuti in questo primo EP intitolato “Sleeveless Days of June”. Bei testi dal sapore agrodolce, proprio come le musiche che, ad esempio, sia nell’acustica Happy Birthday, che nelle soluzioni chitarristiche più spinte di Crooked Fingers e 1997, riescono a sorprendere per l’emotività che pare, più che ricercata, autentica ed innata. Magari manca ancora un’identità ben precisa, ma il talento e le carte in tavola son quelli giusti. Diamogli corda.

Davide Ingrosso

The Casanovas – Hot Star (Ice for Everyone)

Di musicisti ne possono bastare anche solo due. Chiedere ai Bud Spencer Blues Explosion e al Pan del Diavolo per avere conferme. Anche perché adesso non sono soli. Prendete Andrea Appino, in procinto di tornare con gli Zen Circus, la sua etichetta Ice for Everyone e due toscani, Diletta “Lady” Casanova e Giacomo Dini. Aggiungeteci una fanciulla in preda alla propria pazzia, evidenziata dal cuore che maneggia in copertina, e viene fuori “Hot Star“, il punto di partenza dei The Casanovas. Un basso gracchiante suonato da lei, che è anche cantante, e una batteria affidata a lui. Quella che viene fuori è una gran bella scarica elettrica a metà tra punk e rock dove predomina la lingua inglese, fatta eccezione per Rosso & blu, Vi odio tutti e Amore a Scampia, quest’ultima con alla voce proprio Appino, il quale, non a caso, fa sì che tale canzone sia più atipica dell’album, ricollegandosi a quello che è lo stile (ottimo) del suo gruppo. Per il resto a sorprendere e non poco è, in particolar modo, la stessa Diletta, considerabile come una moderna “riot grrl”, vocalmente parlando, un po’ graffiante (Gonna Burn) un po’ seducente (la title-track). E questo non può che fare piacere. “It was time to go, it was time to move, it was time to shoot!” E che sparo che è!

Gustavo Tagliaferri

Es – Tutti contro tutti portiere volante (Fosbury Records)

Otto anni fa vedeva la luce “The Mistercervello LP”, concretizzazione del demo di quella “MUSICA TEDesCA tric e troc” che, dal Veneto con furore, sarebbe diventata parte della Fosbury Records, ai più nota soprattutto per i lavori dei Valentina dorme. Oggi a vedere la luce, sempre su tale etichetta, è “Tutti contro tutti portiere volante“, un segnale di ripartenza per gli Es. E, casualmente, proprio una parte di Valentina è rintracciabile in loro, non solo guardando chi c’è nell’attuale line-up (il bassista Mario Gentili), ma anche in alcune delle composizioni che ne vengono fuori. Brani come Sto benissimo, Pardesòra e Metà di metà, nei quali si respira un’aria di benessere, un monitoraggio della propria essenza. Ma l’essenza degli Es è traducibile anche in allegria (La lingua sotto i denti, che non sarebbe dispiaciuta ai Mariposa), voglia di sognare (il gospel di Lenzuola nuove), capacità di incrociare il minimo con il massimo (le atmosfere movimentate di 7:30 lunedì). A condire il tutto sono le voci di ALes e Tina, anche loro avvezzi, come tutto il gruppo, a “fare quello che si vuole fare, finché ci si diverte a farlo“. Altro che “talento inesistente“, qui il divertimento è di casa, e questo ritorno è meritevole di più ascolti, con le sue molteplici direzioni.

Gustavo Tagliaferri

Very Short Shorts – Minimal Boom! (Riff Records)

In un momento in cui, all’interno di uno sconfinato panorama come quello italiano, i suoni alternativi continuano a farsi strada giorno dopo giorno, per uno strumento come il violino arriva il momento di tirare fuori la sua anima in un altro modo. Accompagnato da viola, violoncello e contrabbasso riceve il dono della versatilità, come nel caso dei Quintorigo, assieme ad un basso distorto e ad una batteria che surfeggia sulle onde del rock con tendenze al prog, e questo Le maschere di Clara lo sanno. Ecco, prendiamo l’ultimo caso. Se al posto del basso distorto ci fosse un pianoforte quale sarebbe l’effetto? Uno solo: “Minimal Boom!“. Questi sono i Very Short Shorts, con la loro seconda opera in studio, le cui atmosfere, dapprima principalmente sulle orme del poliziesco, con “Background Music for Bank Robberies”, vedibile come l’altra faccia dei Calibro 35, sono disseminate in pillole che compongono quasi mezz’ora di musica, esplorando pop (Driving with no Lights), ballate (Nibiru), hard-rock (Nein Ist Nein) e persino tendendo ad una specie di punk (I Don’t Want to go to Brescia)! “Si può fare!“, direbbe uno dei personaggi di “Frankenstein Junior”. Eccome se si può fare. E molto bene. Speriamo per ancora un bel po’, questa band il successo se lo merita tutto.

Gustavo Tagliaferri

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Blogger professionista e da sempre appassionato esperto di telecomunicazioni, serie tv e soap opera. Giuseppe Ino è redattore freelance per diversi siti web verticali. Ha fondato teleblog.it, www.tivoo.it, mondotelefono.it, maglifestyle.it Ha collaborato tra gli altri anche con UpGo.news nella creazione di post e analisi. Collabora con la web radio Radiostonata.com nel programma quotidiano #AscoltiTv in diretta da lunedi a venerdi dalle 10 alle 11.

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