Resident Evil 7: Recensione

Resident Evil 7. La famiglia Baker vi da il benvenuto. Ecco la nostra recensione!

  • Nome completo – Resident Evil 7: Biohazard
  • Piattaforme Playstation 4/Xbox One/PC
  • Producer – Capcom
  • Developer – Capcom
  • Distribuzione – Digitale
  • Data di uscita – 24 Gennaio 2017
  • Versione testata – Xbox One

Quando Resident Evil 7 venne presentato all’E3 2016, durante la conferenza Sony, le prime critiche/reazioni del pubblico iniziarono a riempire forum e socialweb che fino a quel momento avevano messo una croce definitiva sul franchise che fino a qualche settimana prima nessuno sperava potesse rimettersi in gareggiata dopo il criticatissimo Resident Evil 6. Tuttavia, almeno nel nostro caso, abbiamo concesso ancora una volta il beneficio del dubbio a Capcom, e come avrete sicuramente letto nelle nostre prime due anteprime (#1 e #2), l’aver cercato di reinventare la formula, per noi, era considerato un grande atto di coraggio, ma anche una presa di coscienza verso quel pubblico rimasto troppo tempo a digiuno di un vero Resident Evil capace di spaventare e disgustare come ai suoi memorabili esordi.

I mesi sono trascorsi inesorabili, accompagnati da una campagna marketing meno roboante del solito e basata esclusivamente su brevissime clip volte a costruire un alone di mistero e curiosità verso questo progetto. Da molti questa scelta era stata bollata come un primo segnale di timore e paura da parte di Capcom di voler svelare la propria creatura al pubblico, rimandando la delusione cocente per i fan direttamente all’uscita. Se siete fra i detrattori pronti a spargere odio e rancore verso l’ennesimo Resident Evil purtroppo duole avvisarvi che questa volta forse Capcom potrebbe deludere drasticamente le vostre aspettative. Il RE è tornato, e questa è la nostra recensione!

Benvenuto in famiglia!

Resident Evil 7 non condivide alcun legame apparente con il resto della saga, ma basteranno una serie di articoli di giornale dove si citano gli avvenimenti di Raccoon City per capire che il gioco è parte integrante di questo universo. Nessun attacco terroristico di massa in Cina, e nessun super poliziotto armato fino ai denti, questa volta vestiremo i panni dell’uomo comune costretto ad affrontare delle avversità fuori da ogni naturale concezione.

Tutto ha inizio quando Ethan, il protagonista, riceve una videocassetta di sua moglie Mia, scomparsa tre anni prima in circostanze ignote. Le tracce porteranno Ethan nel Sud degli Stati Uniti, in Louisiana, dove scoprirà l’esistenza di una grande magione apparentemente sporca e decadente, ma con evidenti segni di avvenimenti macabri e spaventosi. La villa è infatti abitata da una famiglia di campagnoli, i Baker, e non sembrano avere del tutto le rotelle apposto. Per Ethan l’incontro con i Baker segnerà l’inizio di una lunga notte fatta di orrori e follie.

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Appare chiaro come da questa introduzione Resident Evil 7 voglia scostarsi dai recenti episodi, e la scelta di coinvolgere uno sceneggiatore come Richard Pearsey che porta sul suo curriculum nomi come FEAR e SpecOps: The Line delinea chiaramente la portata del prodotto sviluppato da Capcom. Non siamo davanti ad un B-Movie con frasi fratte e luoghi comuni della cinematografica action più scadente, Resident Evil 7 vuole essere maturo nel proporre i suoi contenuti al giocatore, e lo fa nel migliore dei modi omaggiando il cinema horror immortale degli anni ’70 e ’80. La famiglia dei cannibili serial killer è un diretto riferimento ai film di Chainsaw Massacre (Non Aprite quella Porta), ma ci sono anche momenti in cui riaffiorano alla mente altri cult del cinema slasher come Friday 13th (Venerdì 13) o altri ancora in cui diventa palese l’ispirazione alle opere più feroci e sanguinarie di Clive Barker.

Un ritorno al passato

Pur stravolgendo il comparto della storia, inizialmente molto lontano dai canoni tipici della serie, Resident Evil 7 vuole dimostrare di essere anche un degno erede della saga pronto a tornare alle sue origini. La gigantesca villa dei Baker diventa quindi una “dolce” strizzata d’occhio al primo capitolo, presentando una struttura più old school fatta di lunghi corridoi, passaggi segreti, spaventosi sotterranei e grossi giardini illuminati da una flebile torcia che sembra pronta a spegnersi ad ogni nostro passaggio. Questa descrizione sembrerebbe conforme a quella dei primi tre Resident Evil, ma c’è solo una piccola grande eccezione, che la visuale adesso non è più in terza persona ma in prima. Questo elemento è stato il principale fastidio dei fan storici, ma anche dei giocatori più occasionali, visto che la telecamera in prima persona è il principale marchio di fabbrica degli horror moderni, tra i quali si annoverano titoli come Outlast. Ma il grande errore nel valutare Resident Evil 7 sta proprio nel definirlo l’ennesimo clone del titolo di Red Barrel.

Resident Evil 7 ha una propria identità ben precisa fedele alle sue origini, e la telecamera in prima persona rappresenta il compromesso ideale per svecchiare, ma allo stesso tempo riproporre la formula che ha reso popolare la saga di Resident Evil in passato. Dimenticatevi le fughe disperate e senza via di scampo di Outlast, Resident Evil 7 propone un ritmo di gioco pacato, dove non vi è l’esigenza di correre, ma di esplorare e mettere a setaccio ogni zona per ricercare munizioni, armi, e risorse di altro genere come le iconiche erbe curative. L’intricato level design della villa non si risparmia mai, tra viscidi nemici e un Jack Baker pronto ad ereditare il ruolo di cattivone persecutore dal Nemesis di Resident Evil 3, ecco che dall’intramontabile passato della saga tornano le chiavi con i simboli e i puzzle ambientali per sbloccare scorciatoie segrete. La sensazione è quindi quella di giocare un vecchio Resident Evil, ma aggiornato ai tempi moderni proprio come i fan hanno sempre richiesto, e la visuale in prima persona conferisce alla produzione atmosfere di rara e affascinante inquietudine ancora lungi dall’essere raggiunte da altri horror nel panorama attuale. Resident Evil 7 non è solo macabro e disturbante, ma è anche terribilmente spaventoso.

Proprio come avveniva nell’ottimo Alien: Isolation di Creative Assembly, anche Resident Evil 7 propone comunque dei twist inaspettati nel suo gameplay, mutando costantemente pelle, ma senza però stravolgersi e allungare troppo il brodo. Le prime due difficoltà di gioco ci metteranno in condizione di avere a nostra disposizione sempre un discreto quantitativo di munizioni per affrontare aberrazioni di ogni sorta, ma è quando si sblocca la modalità Manicomio che Resident Evil 7 mostra davvero le unghie nei confronti del giocatore. Giocando a Manicomio le nostre risorse saranno limitate, i nemici più aggressivi e resistenti, e soprattutto i salvataggi andranno centellinati perché non saranno illimitati. Manicomio incarna sostanzialmente tutta l’essenza di quello che è stato Resident Evil ai suoi albori.

Ritornando al discorso delle risorse non ci dimentichiamo certamente anche dell’inventario, anch’esso tornato ai fasti, con slot inizialmente limitati e che andranno espansi trovando i zainetti sparsi per la villa. Ogni oggetto occupa un riquadro del nostro inventario, mentre alcune armi come i fucili a pompa o il lancia granate ne occuperanno due. Avete capito quindi che le risorse andranno organizzate per bene, e per non farci mancare proprio nulla, in nostro soccorso giungono i cari vecchi bauli, al cui interno si potranno riporre tutti gli oggetti non necessari. Una procedura che vi porterà inevitabilmente ad andare avanti e indietro per le stanze, ma fortunatamente il backtraking fra una zona e l’altra si è rivela decisamente meno marcato del solito.

Go Tell Aunt Rhody

Archiviato un Panta Rhei mai messo realmente in pratica, Capcom ha deciso di realizzare un nuovo engine grafico appositamente per Resident Evil 7 chiamato “RE Engine”. Si tratta di un motore ideato per offrire al gioco un tocco più realistico, e questo si riflette specialmente sulle animazioni dei personaggi, molto verosimili e ben contestualizzate con ciò che accade intorno a loro. Tuttavia non si tratta di un motore perfetto, e le texture presentano qualche slavatura di troppo a volte, anche se si tratta di particolari difficilmente percettibili se non si va a cercarli nello specifico. Pochezze che potevamo anche fare a meno di citare, ma le riportiamo per dovere di cronaca.

Eccezionale invece il lavoro compiuto sul comparto sonoro, che offre suoni ambientali di ogni genere. Buona parte delle atmosfere di Resident Evil 7 si basa principalmente proprio suoi suoni di ciò che avviene attorno al protagonista. C’è una sezione in particolare che abbiamo davvero adorato, ed è basata unicamente sui rumori. Il livello di immersione, con un paio di cuffiette, raggiunge vette di tensione altissime. Magnifico, e allo stesso tempo inquietante come poche altre cose, è anche il tema musicale principale “Go Tell Aunt Rhody”

A chiudere questa cornice di pregi è doveroso spendere due parole anche sul doppiaggio audio, ottimo e folle al punto giusto in lingua Inglese, ma altrettanto soddisfacente anche in italiano.

Vi lascio al commento finale… alla prossima!

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Commento finale

Resident Evil 7 è la rinascita del brand che tutti attendevano da anni. Capcom imbocca finalmente il sentiero giusto, ammettendo i suoi errori nell’insistere verso un mercato di cui la saga non ha mai avuto bisogno per brillare di luce propria.

Noi ci abbiamo creduto, Capcom ha voluto crederci, adesso toccherà ai fan dimostrare il loro vero amore verso questa saga, da anni sempre dichiarato. Resident Evil 7 è l’horror di cui avevamo bisogno, ma anche l’horror di cui aveva necessità questo settore sempre più vuoto e costruito su produzioni senza personalità. Qualcuno diceva che Resident Evil fosse morto da tempo, ma forse quel qualcuno si sbagliava. Il RE è tornato, ed è più in forma che mai, pronto a spaventare ancora!

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