Tekken 7 arriva finalmente su console e PC. Ecco la nostra recensione!

  • Nome completo – Tekken 7
  • Piattaforme – PlayStation 4, Xbox One, PC
  • Producer – Bandai Namco
  • Developer – Bandai Namco
  • Distribuzione – Digitale / Disco
  • Data di uscita – 2 Giugno 2017 
  • Genere – Picchiaduro
  • Versione testata – PS4

A distanza di 10 anni esatti dall’uscita di Tekken 6 su console, e poco più di sei dalla parentesi di Tekken Tag Tournament 2, Katsuhiro Harada finalmente torna sul suo immortale picchiaduro con Tekken 7. Dopo due anni di grande successo e popolarità nei cabinati Arcade d’oltreoceano il King of Iron Fist Tournament approda su console ponendosi l’arduo compito di non tradire le aspettative della sua grande e storica fanbase occidentale, ma allo stesso tempo rappresenta il primo capitolo della serie ad approdare sulle console dell’attuale generazione.

Con lo spettro di un fallimentare Street Fighter V alle spalle, e un picchiaduro come Injustice 2 che fa dei contenuti il suo punto di forza, in che forma Tekken 7 arriverà quindi su console? Scopritelo nella nostra recensione!

Torna il Revenge dei picchiaduro

Come da tradizione, il picchiaduro di Harada e Bandai Namco ha il grande pregio di saper accontentare qualsiasi tipo d’utenza, da quella più hardcore fanatica delle combo, a quella più casual.

Iniziamo però dalle basi parlando innanzitutto della modalità storia, creata appositamente per questa versione console e che si pone come (o almeno ci prova) il capitolo conclusivo della lunga faida famigliare dei Mishima. La durata di questa “campagna” si aggira sulle 2 orette circa e si focalizza soprattutto sullo scontro finale fra Kazuya e Heihachi Mishima, sul cui sfondo si muove uno striminzito gruppo di personaggi già noti, tra cui un grande ospite d’onore proveniente dal brand rivale Street Fighter, Akuma.

La gestione del racconto viene affidata ad un giornalista intenzionato a scoprire cosa si cela dietro questa eterna guerra di sangue, ma nel mezzo trovano spazio anche vicende vissute in prima persona dai personaggi accompagnate da sequenze in CG che toccano picchi di altissima qualità.

La verità è che potremmo definire tutta questa storia la chiusura di un cerchio che incontra passato e presente della serie, il cui epilogo però finisce per riaprirlo nuovamente in vista di un possibilissimo Tekken 8. Completando la storia ad uno qualsiasi dei tre livelli di difficoltà iniziali si sbloccherà poi un capitolo aggiuntivo che vi farà sudare centinai di camice, e un livello di difficoltà in più ancora più estremo.

Oltre alla storia troviamo poi degli episodi aggiuntivi dedicati ai singoli personaggi del roster.

A dirla tutta si tratta più che altro di un contorno messo giusto per accontentare i fan, poiché ogni episodio sarà rappresentato da un breve prologo, uno scontro (metterne uno in più costava tanto?) e poi una sequenza finale spesso sopra le righe.

Per i cultori delle modalità single player seguono la classica modalità Arcade tratta da Tekken 7: Fated Retribuiton (il cabinato) e composta da circa cinque scontri che culminano con uno dei due possibili boss finali. Abbiamo poi l’immancabilissima battaglia VS, il dojo per praticare con i comandi e poi le ultime due modalità inedite per console: Battaglia Tesoro e Personalizzazione.

Le Battaglie Tesoro sono una serie di scontri infiniti nei quali è possibile ottenere degli scrigni speciali contenenti oggetti utili da impiegare nella modalità Personalizzazione per modificare l’aspetto dei personaggi. A distanza di 10 anni però sorprende come questa componente, tanto popolare dopo la sua introduzione in Tekken 5, diventi sempre più risicata e meno ricca di spunti creativi. La decisione di realizzare pochi set di abiti e oggetti uguali (tutti caricaturali) per quasi tutti i personaggi è una scelta di difficile comprensione.

La versione Playstation 4 propone anche un contenuto extra dedicato alla Realtà Virtuale e compatibile con il Playstation VR. Si tratta più che altro di combattimenti che utilizzano il visore.

Purtroppo non abbiamo avuto l’occasione di provare tale feature, ma all’apparenza sembra una feature molto marginale e utile per sperimentare gli effetti del visore in un picchiaduro.

Chiudiamo infine la parentesi sulla componente multiplayer online, che purtroppo almeno in questo periodo vede i server costantemente affollati, pena la disconnessione continua. Essendo questa componente il cuore principale del picchiaduro ci saremmo aspettati una maggiore attenzione nelle gestione dei server, un peccato considerando la buona volontà da parte di Bandai nel voler spingere più che mai sulla scena competitiva grazie all’introduzione dei Tornei personalizzabili fino a otto giocatori.

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Come sempre sono anche presenti le classiche partite classificate e amichevoli.

Gli amanti della scalata al punteggio avranno pane per i loro denti, a cui si aggiunge anche l’opportunità di poter personalizzare la propria targa giocatore utilizzando i vari orpelli estetici sbloccati avanzando di grado.

Rage Arts

Le vere novità di Tekken 7 risiedono però nel gameplay, che nonostante all’apparenza si presenti identico al passato, propone in realtà tante minuziose rifiniture volte a spettacolarizzare l’azione. Ci riferiamo ovviamente ai Power Crush, Rage Drive, e le Rage Arts, tre tecniche speciali che permettono di ribaltare completamente le sorti di una battaglia.

I Power Crush sono dei potentissimi attacchi caricati che richiedono una precisa combinazione di tasti variabile per ogni personaggio, e analogamente ad una spugna assorbono i colpi durante il periodo di “carica”. Le Rage Arts invece sono delle mosse speciali che si attivano col tasto R1 nel momento in cui si entra in modalità Rage. In alterativa ad entrambe abbiamo invece le Rage Drive, che permettono di amplificare o estendere le normali combo quando si entra in modalità Rage.

In entrambi i casi comunque, la modalità Rage si attiva solo quando la barra vita di un personaggio è agli sgoccioli, così da permettere ad entrambi i giocatori di avere una chance nelle situazioni più estreme.

Per quanto riguarda il roster troviamo ben 38 lottatori, alcuni sono “carne fresca” introdotta in questo capitolo e si differenziano soprattutto per la loro nazionalità: abbiamo infatti l’esorcista italiano Claudio Serafino, la brasiliana Katarina Alves che pratica il Savate, l’arabo Shaheen, o Kazumi Mishima che imbriglia uno stile simile a quello dei Mishima ma con l’aggiunta di una tigre nelle finisher. Diverso invece il discorso per Akuma, che da buona guest star cerca di miscelare le combo immediate di Tekken e quelle più articolate e basate su più tasti di Street Fighter. Il risultato è un personaggio ibrido a metà tra due mondi, ma che crediamo abbia bisogno ancora di qualche rifinitura, quindi confidiamo nelle future patch.

Comparto tecnico

Abbandonato l’engine in house, per Tekken 7 il team di Harada ha deciso di adottare l’Unreal Engine 4 di Epic, molto più malleabile da lavorare. Il risultato è positivo, ma non eccellente. Nonostante una buona realizzazione degli scenari, si rivela piuttosto deludente la modellazione dei personaggi, così come sono evidenti alcuni ricicli delle animazioni nella maggior parte dei lottatori storici. Bello invece il sistema di collisioni e degli effetti, rinnovato e più preciso e messo in risalto grazie alla presenza di inquadrature in slow-motion che si attivano in modo tattico durante gli scontri.

Davvero appagante invece la colonna sonora, che propone una selezione di brani adrenalinici e spettacolari. E se siete fan della serie fin dagli albori, nel Jukebox e la Galleria potrete gustarvi praticamente tutta la raccolta completa di brani e filmati provenienti dai precedenti capitoli.

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Commento finale

Tekken 7 riporta sulle scene un picchiaduro immortale rinfrescato al punto giusto, che punta ad accontentare diverse fasce d’utenza. Il roster, fatta eccezione per qualche assenza storica, si rivela piuttosto convincente e alla portata di tutti. Allo stesso tempo però c’è stato grande impegno verso la scena competitiva con l’introduzione dei Tornei online. Avremmo però preferito una maggiore attenzione anche verso i contenuti single player, che oltre ad essere ridotti a tre modalità, si rivelano anche scarni. Considerati i grandi trascorsi della serie ci saremmo aspettati una cura maggiore da questo punto di vista.

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